Podio di classe

Giovanni Sofia
07/02/2022

Fontana si è confermata oro sui 500 metri nel pattinaggio di velocità, portando a 10 il conto delle medaglie totali ed eguagliando il record di Stefania Belmondo. Con tre gare da disputare, punta allo schermidore Mangiarotti, a quota 13.

Podio di classe

Tra Torino e Pechino ci sono 15 ore d’areo, cinque olimpiadi e dieci medaglie. Come lei soltanto Stefania Belmondo, leggenda del fondo azzurro. Arianna Fontana, invece, fa short track, pattinaggio di velocità, e quando nel capoluogo piemontese centrò il primo bronzo di una carriera luminosissima era il 2006 e non aveva ancora compiuto sedici anni, italiana più giovane di sempre su un podio invernale a cinque cerchi. Oggi, segno dei tempi, ai nastri di partenza, era invece l’unica trentenne in gara. Altre tre dovrà disputarne prima di rientrare nel nostro Paese. Andasse a segno in tutte, diventerebbe l’atleta italiana più medagliata nella storia dei Giochi, invernali o estivi che siano. «Non penso molto ai primati, ma il fatto di essere in compagnia di una grande come Stefania Belmondo mi fa tanto piacere», ha dichiarato dopo l’oro che l’ha confermata olimpionica sulla distanza dei cinquecento metri. Sarà, ma puntare al massimo le è sempre riuscito piuttosto bene.

Edoardo Mangiarotti, l’asso della scherma diventato mancino dietro consiglio del padre

Nel mirino, in testa alla speciale graduatoria, c’è Edoardo Mangiarotti, settimo assoluto su scala mondiale, dove con 28 podi domina un inarrivabile Michael Phelps. Schermidore, classe 1919, nacque a Renate, in provincia di Monza e Brianza e alle rassegne a cinque cerchi fece addirittura tredici. Vi prese parte tra il 1936 e il 1960, mettendo insieme la bellezza di sei ori, cinque argenti e due bronzi. Specializzato in fioretto e spada contribuì in maniera notevole a fare grande la pedana azzurra, tuttora riferimento a livello globale. Scomparso nel 2012, il palmares da record fu completato da tredici allori mondiali, numero con cui evidentemente aveva un feeling particolare. Destro naturale, in un universo in cui era ancora considerata la mano del diavolo, fu indotto dal padre a tirare con la sinistra. L’idea si rivelò motore di un clamoroso successo. Mancino era, infatti, l’idolo del genitore, il francese Lucien Gaudin, ma soprattutto lo erano i pochi e più insidiosi avversari, che grazie a quel dono particolare riuscivano a sovvertire le tattiche abituali. Fondamentale fu anche una preparazione, decisamente all’avanguardia per l’epoca. Gli allenamenti dello schermidore, infatti, prevedevano intense sedute di marcia, bicicletta, boxe e piscina.

Da Edoardo Mangiarotti ad Arianna Fontana, chi sono gli atleti italiani più medagliati nella storia dei giochi olimpici
Edoardo Mangiarotti, l’atleta italiano più medagliato nella storia dei Giochi

Stefania Belmondo, 10 podi e due ori a un decennio di distanza l’uno dall’altro

Dietro di lui, fino alla gara odierna, c’era, come accennato, solo Stefania Belmondo. Fondista, piemontese di Vinadio, fu in grado di vincere i due ori dei dieci podi totali a un decennio di distanza l’uno dall’altro. Campionessa nella trenta chilometri a tecnica libera ad Albertville nel 1992, bissò i successo all’alba del nuovo millennio. Era il 2002 e a Salt Lake City, Stati Uniti, mise in fila le rivali pure lungo i quindici chilometri. In mezzo, tre argenti e cinque bronzi. Una distribuzione, ironia del destino identica a quella accumulata al momento da Fontana. Un risultato che, in compagnia della pattinatrice di Sondrio e della collega russa Raisa Smetanina, le vale il secondo posto tra le atlete più medagliate di sempre alle Olimpiadi invernali. Qui, a guardare tutti dall’alto c’è la norvegese Marit Bjørgen, con un bottino di quindici medaglie.

Da Edoardo Mangiarotti ad Arianna Fontana, chi sono gli atleti italiani più medagliati nella storia dei giochi olimpici
Valentina Vezzali (Getty)

Valentina Vezzali, 9 medaglie per l’attuale sottosegretaria con delega allo Sport

Restando ai confini italiani, a quota nove troviamo altri due mostri sacri della pedana. Una è l’attuale sottosegretaria al Consiglio dei ministri con delega allo sport, Valentina Vezzali, l’altro risponde all’identikit del romano Giulio Gaudini. A fare la differenza tra loro la pesantezza dei metalli: sei ori per la prima, tre quelli vinti del secondo. Sono il fondo e la scherma, sistematicamente protagonisti nelle rassegne olimpiche invernali ed estive, le roccaforti a cui attinge a piene mani lo sport azzurro per rimpinguare il medagliere. Otto, impreziositi da quattro ori, sono infatti i podi di Giovanna Trillini, specializzata nel fioretto. Lo affiancava alla sciabola il livornese Gustavo Marzi, sette volte a medaglia ai Giochi.

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Manuela Di Centa (Getty)

Manuela Di Centa, sette volte sul podio e prima italiana sull’Everest

Identico risultato, a conferma di quanto precedentemente affermato, per la fondista friulana Manuela Di Centa. Sorella e collega di Giorgio, tre medaglie per lui, a Lillehammer firmò il suo personalissimo capolavoro, conquistando un podio per ogni disciplina di specialità, cinque in tutto. Appesi gli sci al chiodo, passò dietro la scrivania e venne eletta presidente dell’allora neonata commissione atleti del Coni e membro della stessa al Cio. Sindaca dei villaggi in occasione di Torino 2006, tra le file di Forza Italia è stata deputata al Parlamento tra il 2006 e il 2013. Conduttrice tv, fu, inoltre, la prima donna italiana a scalare l’Everest. Quello che adesso, in senso figurato, proverà a fare anche Arianna Fontana.