Lorenzin contro le calendiane Carfagna e Gelmini, Arera nel mirino dei comuni abruzzesi e le altre pillole del 1 agosto

Luca Di Carmine
01/08/2022

Nel Pd chi è contro le calendiane Carfagna e Gelmini? Citofonare Lorenzin. E ancora: Arera nel mirino dei piccoli comuni abruzzesi e la somiglianza tra Peppe Servillo e Marco Minniti. Le pillole della giornata.

Lorenzin contro le calendiane Carfagna e Gelmini, Arera nel mirino dei comuni abruzzesi e le altre pillole del 1 agosto

Tante, troppe difficoltà per Carlo Calenda, nella trattativa con il Partito democratico di Enrico Letta. Dal Nazareno c’è chi fa circolare la voce che «per il segretario non ci sarebbero problemi, tutto nasce dalle donne». Fermi tutti: il Pd, quello che dovrebbe essere il partito meno maschilista dell’arco post-costituzionale, il più attento alla valorizzazione del mondo femminile, si fa fregare da una bega tra comari? A sentire “i fondatori”, la colpa sarebbe da attribuire ai nuovi ingressi calendiani, ovvero Mara Carfagna e Mariastella Gelmini. Uscite da pochi giorni da Forza Italia, dopo una lunghissima militanza alla corte del Cavaliere: due esponenti che hanno sempre venerato Silvio Berlusconi, anche oltre l’immaginazione. Fatto sta che nel Pd ci sono già quelli che erano “fuoriusciti” dal movimento berlusconiano, come per esempio Beatrice Lorenzin, già ministro della Salute. E come erano una volta i rapporti tra Lorenzin, Carfagna e Gelmini? Alla fine, chi rischia di farne le spese è Calenda. «Prima degli ultimi arrivi la strada per un accordo strategico era tutta in discesa», dicono nel Pd.

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Mariastella Gelmini, Carlo Calenda e Mara Carfagna  (da Twitter).

L’Arera di Besseghini nel mirino dei piccoli comuni abruzzesi

Per molti è una realtà misteriosa, l’Arera, ovvero l’Autorità di regolazione per energia, reti e ambiente presieduta da Stefano Besseghini. Uffici sontuosi, auto di lusso (Range Rover “da collezione”, per esempio) parcheggiate nella romana via di Santa Maria in Via a due passi da quello che viene denominato come “ufficio statale”, alle spalle della Galleria Sordi, con il cartello “Arera” poggiato sul cruscotto. Una fuoriserie più volte immortalata e “commentata” dai numerosi giornalisti che gravitano nella zona, e che si occupano in gran parte di economia. Se l’authority nella Capitale si fa notare per queste note particolari, ai sindaci di numerosi comuni abruzzesi basta parlare di Arera per far venire il sangue negli occhi: si tratta dei territori di Alfedena, Anversa degli Abruzzi, Barete, Barrea, Bussi sul Tirino, Calascio, Canistro, Capitignano, Castel del Monte, Civitella Roveto, Fano Adriano, Rocca Pia, San Valentino, Scontrone, Villetta Barrea. Comuni splendidi, emblemi della natura italiana più bella, che sono finiti nel mirino di Arera, e che secondo l’autorità non possono più gestire in proprio i servizi idrici. Comuni piccoli: gli stessi primi cittadini ricordano che «si tratta per lo più di piccoli paesi montani che, cedendo le proprie reti a un gestore unico, avrebbero come effetto immediato un innalzamento delle tariffe a discapito dell’utenza, a fronte di improbabili investimenti e/o potenziamenti del servizio viste le condizioni economiche in cui versano tali aziende. Anche l’acqua fornita, proveniente direttamente dalle nostre sorgenti montane e debitamente controllata, rischia di essere sostituita da approvvigionamenti alternativi e di minore qualità. Ancora una volta le buone intenzioni promosse a favore delle aree interne vengono smentite nei fatti, i servizi in queste zone continuano a mancare o come in questo caso diventeranno sempre meno sostenibili. Inoltre, l’accesso ai finanziamenti del Pnrr destinati al miglioramento delle reti viene precluso alle gestioni autonome». E gli orsi arrabbiati, in quella zona d’Abruzzo, non mancano.

Lorenzin contro le calendiane Carfagna e Gelmini, i comuni abruzzesi contro Arera e le altre pillole del 1 agosto
Il logo di Arera.

Peppe Servillo? È uguale a Minniti

Un sabato di fine luglio, c’è chi va in Umbria a sentire Peppe Servillo. Un appuntamento musicale in quel di Scheggino con l’affiatatissimo trio Servillo/Girotto/Mangalavite riunito per rendere uno speciale tributo al grande Lucio Dalla. Tre personalità artistiche provenienti da culture musicali diverse, ricche e versatili ma con la stessa straordinaria capacità interpretativa: gli argentini Javier Girotto, al sax soprano e baritono e Natalio Mangalavite, al pianoforte e tastiere, e la voce di Servillo. I tre hanno sottolineato che «Dalla sapeva indagare il futuro con le sue canzoni da profeta e per questo ci avviamo con la lampada a ripercorrerle, canzoni antiche come la terra, ma con dentro un motore che guarda il domani. Dalla ha sempre intercettato il comune sentire traducendolo in forma poetica e popolare, e le sue grandi doti di interprete hanno contribuito non poco a ciò. A noi, il tentativo di rileggere i suoi brani, tenendo conto di tutto questo, sperando di indagare e ritrovare nella sua scrittura la capacità di fare della canzone un segnale imprescindibile del nostro cercare la vita, del fare poesia». Ottimo: però c’è chi non si è stancato di rilevare che «sì, bravissimo, ma vestito tutto di nero Peppe sembra uguale a Marco Minniti». In effetti, visto nei giorni precedenti a Roma, con Minniti protagonista della festa allestita nel giardino della fondazione Med-Or (quella voluta da Leonardo) a via Cola di Rienzo, dove una volta c’erano gli uffici di Pineider, la somiglianza tra l’ex ministro dell’Interno e il cantante (e non solo) è impressionante.

Lorenzin contro le calendiane Carfagna e Gelmini, i comuni abruzzesi contro Arera e le altre pillole del 1 agosto
Peppe Servillo (Getty Images).