Nello studio si parla di “disturbi nel 20% dei casi dopo cinque settimane e nel 10% dopo tre mesi. Indagini cinesi hanno evocato problemi anche dopo due anni“. Per quanto riguarda i sintomi, “a cominciare da dolori e spossatezza, sono di varia gravità e possono investire polmoni e bronchi, sistema nervoso, rene, intestino, senza dimenticare l’impatto sulle funzioni metaboliche. Uno degli impatti che è emerso con maggior forza più di recente è quello che insiste su cuore e vasi, sottolinea Mantovani.

Uno studio inglese ha evidenziato come ci sia maggiore probabilità di incorrere nel Long Covid se infettati con le varianti Delta o Omicron.
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Il direttore scientifico dell’Istituto Humanitas di Milano sottolinea però, come tenuto conto nel report dell’Accademia dei Lincei, che “molto rimane da capire sul Long Covid. Alcuni progressi interessanti sono stati compiuti nella comprensione dei fattori che ne possono essere all’origine, come lo stato di salute generale di partenza di chi viene infettato”.

L’andamento del Covid-19, secondo il sottosegretario alla Salute Andrea Costa, va “monitorato ma senza trasmettere messaggi di troppa preoccupazione o allarmismo perché “la situazione al momento è sotto controllo“. L’esperto, intervenuto a SkyTg24, ha sottolineato come “non bisogna confondere la prudenza con la paura”. Secondo Costa “se l’obiettivo è convivere con il virus allora dobbiamo imparare a convivere con i positivi. Penso che dobbiamo concentrarci più sui sintomatici che non sui positivi. Continuare a cercare i positivi non è la strategia giusta”.