I diari di Sarano diventano un film

Fabrizio Grasso
11/02/2022

In arrivo un adattamento del romanzo Siamo qui, siamo vivi: racconterà la storia dell'impiegato. Addetto ai registri della comunità ebraica, li manomise, salvando dai nazisti 14 mila persone. Tra i produttori anche Luca Manzi, creatore di Boris.

I diari di Sarano diventano un film

C’è anche Luca Manzi, mente dietro alla serie Boris con Francesco Pannofino, nel team europeo che realizzerà Siamo qui, siamo vivi, adattamento per il cinema dell’omonimo romanzo di Roberto Mazzoli (Edizioni San Paolo, 17 euro). La storia si basa sui diari di Alfredo Sarano che, durante l’occupazione nazista, salvò migliaia di ebrei dall’Olocausto. Fra i produttori del film, previsto per il 2023, anche Alman Julian e Avigayil Kelman, pronipote dello stesso Sarano.

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Siamo qui, siamo vivi, dove sarà ambientato il film

Il progetto, presentato in anteprima al Toronto Film Festival del 2021, racconterà in forma romanzata la storia di coraggio di Alfredo Sarano che nel 1944 mise a rischio la sua vita per salvare quella degli altri. Durante il rastrellamento nazista, si impegnò a nascondere gli elenchi anagrafici della popolazione ebraica di Milano da lui stesso stilati in precedenza. Risparmiò così a molti innocenti la deportazione e il viaggio verso i campi di sterminio. Dopo aver spedito la sua famiglia a Mombaroccio, piccolo comune vicino Pesaro, rimase in città, occultando la presenza di circa 14 mila ebrei.

In arrivo il film Siamo qui, siamo vivi, che racconterà il coraggio di Alfredo Sarano per salvare gli ebrei a Milano dall'Olocausto
Una foto d’epoca con la famiglia di Alfredo Sarano (Twitter)

«Grazie all’aiuto di un francescano, fece nascondere 300 persone nei tunnel del convento del Beato Sante», ha detto Julian all’Hollywood Reporter. «Fu anche artefice della conversione di Erich Eder, ufficiale della Wehrmacht, che tradì Hitler e si schierò dal lato degli ebrei». Sebbene sia ancora ignoto il cast e il regista che realizzeranno il film, già certe invece le location. Parte del film sarà ambientata nella Piazza del Popolo di Pesaro, dove si ricostruiranno i giorni fra luglio e agosto del 1944. «Sarà un messaggio di coraggio, ma anche fiducia e speranza», ha concluso Miriam Sarano, figlia di Alfredo. «È ciò che ci hanno trasmesso i nostri genitori ed è ciò che vogliamo lasciare alle prossime generazioni».

Chi è Alfredo Sarano

Nato in Turchia nel 1906, Alfredo Sarano era originario di una famiglia ebrea sefardita. Con la famiglia venne esiliato nel 1911, a causa dello scoppio della guerra italiana contro l’Impero Ottomano in Libia. Sarano visse quindi prima a Napoli e poi a Rodi, finché nel 1926 si trasferì a Milano per studiare all’Università Bocconi, dove si laureò nel 1931. Impiegato presso la comunità ebraica, era incaricato di redigere i registri con i dati degli ebrei residenti a Milano. Con la promulgazione delle leggi razziali, nel 1938, Sarano intuì il pericolo e cominciò a rallentare  le operazioni di censimento, che improvvisamente era diventato impreciso e pieno di errori. Un simile stratagemma gli consentì di tenere nascoste circa 14 mila persone. Quando gli elenchi finirono nelle mani dei tedeschi, dunque, erano in gran parte errati.

La fuga di Sarano a Pesaro e l’arrivo dei tedeschi

Nel 1943, poi mandò la famiglia a Pesaro, mentre lui rimase a Milano fino al settembre successivo, quando la situazione si fece insostenibile. Non avendo il tempo di bruciare i registri, li nascoste in cantina dove non vennero mai trovati. Anche la città marchigiana, tuttavia, si fece presto poco sicura e la famiglia si spostò nuovamente, questa volta in campagna nel paese di Mombaroccio. Qui Sarano e i suoi trovarono la protezione dei contadini Gino Ciaffoni e Dante Perazzini, oltre che di padre Sante Raffaelli. Quando giunsero i tedeschi i Sarano finirono addirittura per ospitarli, tuttavia l’ufficiale Erich Eder non li denunciò mai, pur conoscendo la loro origine. Finita la guerrà Sarano tornò a Milano, dove rimase fino al 1969 prima di trasferirsi in Israele. Anni dopo consegnò alle figlie il diario con la storia di quei drammatici anni, che divenne un libro e adesso un film. Sarano morì nel 1990.