La nuova guerra civile americana è alle porte? Tre libri per capirlo

Andrea Muratore
01/06/2022

Dall'elezione di Trump alla pandemia, fino all'uccisione di George Floyd, l'assalto a Capitol Hill e la minaccia dei suprematisti. Tutto lascia pensare che l'America stia andando verso una nuova guerra civile. È la conclusione a cui arrivano alcuni saggi e romanzi che stanno spopolando nel Paese.

La nuova guerra civile americana è alle porte? Tre libri per capirlo

L’America va verso una nuova guerra civile? Negli ultimi anni questa inquietante profezia è tornata a fare capolino del dibattito politico Oltreoceano. In particolar modo dopo la vittoria di Donald Trump nel 2016. Lo scoppio della pandemia, le proteste legate all’omicidio di George Floyd nel 2020, l’assalto Capitol Hill nel gennaio 2021 e l’escalation di violenze dovute ai suprematisti hanno poi contribuito a spaccare il Paese, aumentando le paure ma anche finendo per nutrire teorie cospirazioniste e complottiste. Dai sostenitori di QAnon alle sette come i Bogaloo Boys si è così fatta strada l’idea che uno scontro interno sia ormai inevitabile. Ma il dibattito non corre solo nelle bolle social e nelle chat. Anche tra giornalisti e analisti il rischio di una seconda guerra civile ha ripreso consistenza. Lo dimostra il boom di libri e saggi sul tema. Il Financial Times ha citato i tre lavori più interessanti.

La nuova guerra civile americana è alle porte?
Joe Biden, presidente degli Stati Uniti (Getty)

Complotti e paranoie

Il primo saggio citato è della politologa Barbara Walter dell’Università della California. In How Civil Wars Start, l’autrice analizza i trend che stanno, a suo avviso, deteriorando la democrazia degli Stati Uniti confrontandoli con i segni premonitori della guerra civile del 1861-1865. In tal senso, il filo conduttore allarmante che Walter mette a fuoco è quello di una sostanziale rottura dell’allineamento della società alle “regole del gioco” democratiche. Anche prima che Trump trionfasse alle elezioni presidenziali del 2016, ricorda l’autrice, gli analisti politici mettevano in guardia circa l’erosione della democrazia e la deriva verso l’autocrazia. Le divisioni paralizzanti causate dall’assalto a Capitol Hill del 6 gennaio 2021 hanno avvelenato ulteriormente il clima. I sondaggi citati da Walter mostrano come la maggior parte dei repubblicani creda, senza prove, che le elezioni siano state rubate dai democratici sostenuti dal cosiddetto “stato profondo“, il governo cinese, le macchine elettorali venezuelane truccate o una combinazione di questi fattori. E la delegittimazione di un potere è, per la studiosa, il primo seme del conflitto civile.

Clima da guerra civile? Colpe bipartisan

Spazio anche a due reporter del New York Times, Jonathan Martin e Alexander Burns, che nella loro inchiesta This Will Not Pas puntano il dito sia contro Trump che contro i Democratici colpevoli di aver alimentato negli ultimi anni un clima “separatista”Per i due giornalisti il principale problema è il fatto che i due partiti siano sempre più polarizzati attorno a linee di faglia identitarie. I Repubblicani rappresentano soprattutto elettori bianchi, di piccole città e di campagna (l’unico distretto veramente urbano controllato dal Gop è quello di Staten Island, a New York). I Democratici, al contrario, sono portavoce di una società urbana e multietnica. La consuetudine democratica per cui quando una delle due formazioni perde dà forma a una opposizione leale sta svanendo. Tanto Trump quando i Dem hanno la responsabilità di aver alimentato un clima di separatismo politico in cui quando un partito perde, i suoi elettori si sentono invasi da una potenza straniera.

Sciamano Capitol Hill La nuova guerra civile americana è alle porte?
Jacob Anthony Angeli Chansley, lo “sciamano” di Capitol Hill (Getty)

Per i due autori, sottolinea il Financial Times, la contrapposizione odierna non nasce certamente con il trumpismo, anzi. Il tycoon più che la causa è piuttosto la conseguenza di queste dinamiche. Ad aver infiammato la polarizzazione, ci sono sicuramente le guerre culturali degli Anni 90, con l’opposizione di due diverse idee di America, la sentenza della Corte Suprema che ha consegnato le elezioni del 2000 a George W. Bush, la risposta violenta agli attacchi terroristici dell’11 settembre e l’ostinazione dei Democratici di attribuire la vittoria di Trump a Vladimir Putin.

Democrazia a rischio

Il romanziere canadese Stephen Marche, infine, in The Next Civil War immagina un futuro distopico in cui l’America è attraversata dalla violenza di un conflitto civile logorante a bassa intensità che mette a repentaglio l’idea stessa di democrazia e la stabilità globale. Nonostante le sue ipocrisie palesi, nessun’altra nazione è stata fondata sul credo esplicito di voler far convivere e prosperare etnie, popoli, tradizioni tanto diverse. «Sarebbe una bugia, una menzogna malvagia, dire che l’esperimento americano non ha dato al mondo una visione gloriosa e trascendente dell’essere umano degna di essere affermata nelle sue differenze, vitale nella sua contraddizione», scrive l’autore. «Questa è ancora una visione dell’esistenza umana per cui vale la pena lottare». Una visione che però rischia di sgretolarsi a causa di spaccature che si allargano anno dopo anno.