Non è un rock bambino

Guido Mariani
26/08/2021

La causa intentata dall'ex neonato di Nevermind non stupisce. Censure, autocensure e polemiche per le foto di minori sulle copertine dei dischi hanno travolto nei decenni Led Zeppelin, Black Sabbath, Lemonheads. E persino i Beatles.

Non è un rock bambino

“O tempora, o mores!”, quando nel 1991 uscì l’album Nevermind dei Nirvana, la copertina che ritraeva un neonato nudo che in acqua nuotava verso una banconota da un dollaro attaccata a un amo venne letta come una metafora del capitalismo. Oggi a 30 anni di distanza Spencer Elden, il bambino della foto, ha fatto causa contro gli eredi di Kurt Cobain e i membri sopravvissuti della band, citando la violazione di norme federali sulla pedopornografia e il danno psicologico avuto per sfruttamento sessuale. Per anni Elden ha goduto di fama riflessa, concedendo interviste divertite e posando anche per uno scatto attualizzato di quell’immagine del fotografo Kirk Weddle che ormai fa parte della storia del rock. Ma i tempi cambiano e forse dopo 30 anni quel bambino vuole inseguire qualcosa di più di una banconota, visto che il disco dei Nirvana ha venduto da allora più di 25 milioni di copie e la famiglia Elden ricevette per la foto solo 200 miseri dollari. È anche vero che per sua stessa ammissione, Spencer è stato chiamato per tutta la sua giovinezza “the Nirvana-baby” e ha affermato che per anni la battuta che ha sentito di più era la seguente: «Ma è ancora delle stesse dimensioni?».

Nirvana e le altre polemiche sui bambini nella copertina dei dischi rock
Spencer Elden oggi a 30 anni e neonato sulla copertina di Nevermind.

I Beatles splatter nella copertina di Yesterday and Today

Ma la musica rock ha una lunga tradizione di copertine trasgressive che hanno al centro l’infanzia; i musicisti e, soprattutto gli art-director responsabili delle cover, si sono spesso spinti ai limiti con scelte a volte originali, a volte provocatorie, a volte di deliberato cattivo gusto. Non si può non partire dai Beatles che nel 1966 per la raccolta Yesterday And Today si misero a disposizione del fotografo Robert Whitaker e si prestarono a uno scatto in cui l’autore tentava di citare le opere dell’artista tedesco Hans Bellmer. I Fab Four compaiono con camici da macellai, sorrisi morbosi, adornati da pezzi di carne cruda infelicemente accostati a bambole fatte a pezzi. L’lp dopo meno di un giorno fu ritirato dal mercato, la copertina venne nascosta da una nuova immagine incollata e da allora fa la fortuna dei collezionisti.

L’unica scandalosa copertina dei Blind Faith

Indimenticabile la storia dell’artwork dell’unico disco dei Blind Faith, il primo supergruppo della storia del rock formato da Eric Clapton e Steve Winwood. L’autore era il fotografo Bob Seidemann, nelle sue intenzioni l’immagine voleva rappresentare la purezza dell’innocenza  a contatto con il progresso tecnologico: una bambina non ancora adolescente (che l’autore definì «botticelliana») che mostra una futuristica navicella spaziale. Il fotografo chiamò l’immagine blind faith e diede così il nome al gruppo. In pochi apprezzarono: la nudità della bambina fece scalpore e il luccicante oggetto fu visto come un simbolo fallico. Il disco, pubblicato nel 1969, venne distribuito con una copertina diversa. La giovane modella, Mariora Goschen, aveva ai tempi 11 anni.

bambini e copertine rock polemiche e censure
La copertina di Houses Of The Holy dei Led Zeppelin.

La censura postuma ai Led Zeppelin e il feto-demoniaco dei Black Sabbath

La copertina di Houses of the Holy dei Led Zeppelin del 1973 fu realizzata dal collettivo di artisti Hipgnosis ispirandosi a un romanzo di Arthur C. Clarke, ritrae un gruppo di bambini nudi che risalgono una scogliera. I bambini in realtà sono solo due, i fratellini Stefan e Samantha Gates. Per anni è stata vista solo come un’immagine suggestiva e poetica, finché Facebook non ha iniziato a censurarla e a cancellarla dai post degli utenti. Nel 1983 i Black Sabbath rimasti orfani di Ozzy Osbourne decisero di reclutare come cantante Ian Gillan dei Deep Purple. La band produsse l’album Born Again, disco che lasciò il segno soprattutto per una copertina che è stata definita una delle peggiori della storia. La grafica, firmata dall’artista Steve ‘Krusher’ Joule, ritraeva un orripilante bambino-feto demoniaco e fu odiata da tutti. Gillan la vide a disco stampato e dichiarò di averci vomitato sopra.

Sbagliare è umano, perseverare è Van Halen

I Van Halen per il disco 1984 usarono un angelico puttino, mettendogli però una sigaretta in mano. Le grandi catene di distribuzione censurarono subito l’immagine per venire incontro alle campagne anti-sigarette che proprio ai tempi cominciavano a diffondersi. A promuovere il fumo per i minorenni ci pensarono i Dinosaur Jr. nel 1991 con Green Mind grazie a una foto del 1969 del fotografo americano Joseph Szabo che ritrae una bambina su una spiaggia con una sigaretta tra le labbra. I Van Halen ci ricaddero nel 1995 con Balance che mostra una coppia di gemelli siamesi nudi e seduti su un’altalena. Sia la nudità, sia l’oggetto della foto (in realtà la rielaborazione grafica di un bambino solo) portarono in molti Paesi alla censura.

Gli Afghan Whigs e le accuse di ipersessualizzazione dell’infanzia

L’oscenità è nell’occhio di chi guarda. Gentlemen degli Afghan Whigs del 1993 ha sulla copertina un primo piano di un ragazzino, sullo sfondo una bambina sorridente è distesa su un letto. Nulla di trasgressivo? A quanto pare no, visto che qualcuno si immaginò uno scenario sessuale e il gruppo fu messo sotto accusa per aver voluto far interpretare tematiche adulte a un paio di innocenti. La più turbata ai tempi fu la rocker Linda Ronstadt, collega di etichetta degli Afghan Whigs che parlò di pornografia infantile. Greg Dulli le rispose per le rime in un’intervista: «Linda, ti vesti come una prostituta. Fuck you!».

Armi e bambini: dai Lemonheads ai James

A inizio Anni 90 i Korn divennero noti come la band più morbosa del mondo e le copertine dei primi album sembrano scene dei classici dell’orrore degli Anni 70 in cui i bambini sono tanto vittime quanto infernali protagonisti. Stephen Stickler è l’autore dell’angoscioso scatto del loro disco di esordio del ’94 che rappresenta una bambina su un’altalena minacciata da una incombente ombra che si avvicina e fa presagire scenari maniacali. La ragazzina sull’altalena era la nipote di un dirigente dell’etichetta discografica. La band di alternative rock Sebadoh per Bakesale (1994) usò una polaroid di un bambino nudo intento a cercare qualcosa nel water. L’immagine divertente, un po’ ripugnante, non deve scandalizzare, è una foto di infanzia del cantante del gruppo Lou Barlow. Più controverse le cover dei dischi Hate Your Friends dei Lemonheads (1987) e Hey Ma dei James (2008). Nel disco di debutto degli americani Lemonheads due ragazzini armati si incamminano truci come pistoleri verso un duello che si spera solo immaginario. Nella grafica degli inglesi James, un neonato ha di fronte dei cubi per giocare e una pistola e sembra curiosamente attratto da quest’ultima: per Darren Hughes, l’artista autore dell’immagine, è un’esplicita denuncia della cultura delle armi.

Giochi pericolosi per i Nada Surf, i Sonia Dada, Sevendust e i The Art is Murder

Bambini ad alto rischio nelle copertine dei Nada Surf per High/Low (1996) e Sonia Dada per il loro disco omonimo del ’92: nella prima un ragazzino si invola su una bici diretto verso un calamitoso volo in una piscina, nella seconda vediamo un suo coetaneo cavalcare un coccodrillo. La metal band americana Sevendust per Animosity del 2001 ha messo in scena nella copertina e nelle foto interne dell’album un allegorico viaggio all’inferno di un giovanissimo. Sulla cover è condannato a giocare con Guglielmo Tell, nelle altre foto del disco lo si vede cosparso di sanguisughe e mangiare un gelato con un demone dalla lingua biforcuta. Gli australiani The Art is Murder si sono spinti oltre nel 2015 per Holy War, rappresentando un bambino con una cintura esplosiva per una copertina che è stata immediatamente messa al bando.