Netflix Recovery Plan

Elisabetta Grandi
11/05/2021

Dal New Mexico alla Spagna, la creazione di nuovi hub del gigante dello streaming ha ridato respiro alle economie locali. Indotto compreso.

Netflix Recovery Plan

Il circo dello showbiz si sa genera ricchezza. E Netflix non fa eccezione, anzi. Le città in cui il gigante da 25 miliardi di dollari di fatturato (2020) crea nuovi studios o hub – da Albuquerque e Mesa del Sol (in New Mexico) a Madrid in Europa – conoscono una vera e propria rinascita.

Austin, la nuova Los Angeles degli Anni 70

Che l’industria cinematografica e televisiva sia un toccasana per l’economia non è certo una novità. Negli Anni 70 Austin, in Texas, tentò di diventare una sorta di nuova Hollywood puntando soprattutto sulle produzioni televisive, come la celebre serie Dallas, girata a Southfork Ranch. Il settore riuscì a reggere fino al 2000, dopo di che le produzioni cominciarono ad abbandonare il Texas, calamitate dagli incentivi offerti da altri Stati. Per esempio, dalla Georgia, che dal 2005 offre forti agevolazioni fiscali. In 15 anni, sono stati emessi crediti d’imposta per un valore di 5 miliardi di dollari, una pioggia di denaro che ha contribuito a conquistare decine di produzioni, tra cui Black Panther, The Walking Dead e le prime stagioni di Stranger Things.

Il tentativo naufragato della Georgia

Ma anche la Georgia è stata via via abbandonata, anche per motivi politici. Lo scorso marzo, infatti, lo Stato governato dal repubblicano Brian Kemp ha approvato misure che di fatto limitano l’accesso al voto (si va da procedure di identificazione più complesse per il voto via posta alla limitazione dell’uso delle buche delle lettere per inviare il voto fino al divieto di fornire acqua e cibo alle persone in fila ai seggi). Il mondo del cinema, generalmente liberal, non l’ha tollerato e ha preferito spostarsi altrove.

Netflix e gli investimenti in New Mexico

Quello che non è riuscito al Texas e alla Georgia, sembra si stia ora realizzando in New Mexico, grazie alla presenza di uno dei maggiori centri di produzione di Netflix che dal 2018 si è installata a Mesa del Sol, nei pressi della popolosa città di Albuquerque, acquisendo inizialmente degli studios locali, per 30 milioni di dollari. Nel novembre 2020, Netflix ha raddoppiato l’hub, annunciando piani di investimento per un miliardo di dollari in progetti e nuovi sviluppi, inclusi servizi di post-produzione, edifici per i set, 10 nuovi palcoscenici, nonché strutture di formazione. Mesa del Sol è così diventato il principale centro di produzione nordamericano della società e uno dei più grandi complessi di produzione cinematografica del Nord America.

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Per attirare Netflix, la città e il New Mexico hanno offerto incentivi rilevanti: circa 40 milioni di dollari in contributi pubblici, oltre ai crediti d’imposta, in cambio della promessa, da parte della società, di rimanere ad Abq per almeno 10 anni. La scommessa è che il centro di produzione possa dare una forte spinta all’economia locale creando un ecosistema permanente di produzione cinematografica e televisiva. Ed è proprio quello che sta avvenendo.

Migliaia di posti di lavoro tra cast, maestranze e indotto

Se il periodo della pandemia ha smorzato un po’ l’entusiasmo e ha temporaneamente sospeso le riprese di alcuni grandi progetti, ora le telecamere di Netflix hanno ripreso a girare a pieno ritmo: nei primi tre mesi del 2021, la produzione era già doppia rispetto a quella dell’ultimo trimestre del 2020, e per quest’anno sono attesi livelli record di attività. Quella di Albuquerque si sta dimostrando una scelta felice per Netflix: è abbastanza vicina alla sede degli studios, i terreni non costano molto e il clima offre più di 300 giorni di sole all’anno. Per gli ultimi tre anni consecutivi, la rivista di settore MovieMaker ha definito la città come il posto migliore in cui produrre serie e film. Un esempio? Breaking Bad. Anche se la fortunata serie è terminata da anni, Albuquerque richiama ancora turisti attirati dalle location e dai gadget, tra cui la riproduzione zuccherina della celeberrima Blue Sky, marchio di fabbrica di Walter White.

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Secondo un’analisi pubblicata da Bloomberg, gli incentivi concessi a Netflix stanno effettivamente creando posti di lavoro e dando respiro alle imprese locali. Attualmente, la comunità cinematografica della città conta più di 1500 addetti, che guadagnano una media di 52 mila dollari l’anno. Netflix utilizza oltre 2 mila fornitori locali, comprese aziende di nicchia che forniscono sicurezza sui set cinematografici e auto a noleggio, artisti degli effetti visivi e costumisti. Un recente casting per le comparse di Stranger Things ha richiamato circa 4 mila aspiranti. Anche il settore dell’istruzione è coinvolto. L’Università del New Mexico sta lanciando infatti un corso di contabilità cinematografica proprio in collaborazione con Netflix. Ma gli effetti di maggiore rilancio economico sono quelli che riguardano l’indotto: hotel, ristoranti e il settore immobiliare. Grazie alle troupe di tecnici e agli attori che soggiornano in città, gli alberghi hanno registrato un’enorme crescita dal 2019 e ora riprendono alla grande l’attività, dopo la pausa causata dal Covid. Ma i maggiori vantaggi derivanti dalla presenza di Netflix potrebbero andare agli abitanti di Mesa Del Sol. Concepita in origine come una “città verde” per 100 mila abitanti, il sobborgo di Albuquerque (la cui banca – Mesa Verde Bank and Trust- torna nel prequel di Breaking Bad Better Call Saul) sta vivendo a una nuova espansione residenziale. Ospita già una struttura di back-office per 1.250 dipendenti della società finanziaria Fidelity, e si prevede di aggiungere 37 mila unità abitative e uffici, il tutto inserito in grandi aree a parco. Netflix non è la sola ad aver puntato su Albuquerque e dintorni. Anche Lionsgate e Nbc Universal, per esempio, hanno annunciato piani per costruire a loro volta nuovi studi in città, con investimenti per mezzo miliardo di dollari.

L’hub di Madrid e lo sviluppo in Europa

Lo stesso sta accadendo anche al di qua dell’Oceano, dopo che Netflix ha inaugurato nel 2018 il suo primo hub europeo, scegliendo come sede la cittadina di Tres Cantos, alle porte di Madrid. Nel primo anno di attività, oltre 13 mila persone, tra cast, troupe e comparse, vi hanno lavorato, e già nel 2019 quel numero era raddoppiato. Lo scorso aprile, Netflix ha annunciato la prossima espansione del suo centro di produzione madrileno, che arriverà a contare 10 set e nuovi impianti di post-produzione. Fino a oggi sono oltre 50 i titoli Netflix realizzati in Spagna, alcuni dei quali hanno ottenuto un successo internazionale, come La casa di carta, Elite e Money Heist. Inoltre, la società prevede di assumere più di 1.500 professionisti nel corso dell’anno, inclusi scrittori e sceneggiatori, che adatteranno romanzi di successo per trasformarli in film o serie.

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Altri giganti dei media, come Viacom (che possiede Paramount e Mtv) e Mediapro, si sono messi sulla scia di Netflix, annunciando progetti e investimenti, sempre nell’area di Madrid, per le loro produzioni in lingua spagnola. Non resta che sperare che la nuova legge dell’Unione europea – che impone che almeno il 30 per cento dei contenuti trasmessi o inseriti nel catalogo di canali televisivi e piattaforme on-demand siano prodotti nel Vecchio continente – faccia sorgere anche in altri Paesi, hub analoghi a quello madrileno. In Italia le competenze non mancano di certo e, come si è visto dagli esempi raccontati qui, un Netflix Plan potrebbe avere l’effetto di un vero Recovery Plan per la nostra produzione di cinema e tivù.