Padania is not Salvini

Stefano Iannaccone
14/07/2021

Sono finiti i tempi in cui il leader della Lega rivendicava l'indipendenza del Nord e tifava contro l'Italia. Ora è un azzurro provetto. Ma questa volta è la Nazionale amata dal Senatùr che lo snobba.

Padania is not Salvini

In pochi lo sanno, ma prima di Gigio Donnarumma, eroe assoluto della notte di Wembley, a portare nei nostri confini nazionali una coppa europea è stato Marco Murriero, portiere pararigori della Nazionale della Padania, più precisamente della Padania football association. Squadra che nel 2017 ha conquistato l’Europeo delle selezioni non riconosciute dalla Fifa, le cosiddette “nazionali senza Stato”. Ed è stato un trionfo reso possibile proprio dalle parate di tre tiri dal dischetto da parte dell’estremo difensore. La cornice era la tiratissima finale, disputata a Lefkosa, contro Cipro del Nord. Un trionfo per la Padania che lontano dai riflettori, abbandonati i fasti di Alberto da Giussano, continua a giocare. A divertirsi, forse anche di più rispetto a qualche anno fa,  portando in giro la maglia, rigorosamente biancoverde.

storia della nazionale della padania e dell'addio di Salvini
La Nazionale della Padania.

La Padania football association snobba Salvini

Certo, oggi la squadra è orfana del tifo di Matteo Salvini, folgorato dalla passione per la maglia azzurra, con tanto di stories social per celebrare i pazzi festeggiamenti nella notte del trionfo a Wembley. Una passione relativamente recente visto che il segretario della Lega ha tifato, ed è bene ricordarlo, Francia agli Europei del 2000, Germania ai Mondiali del 2006, certo non Italia nel 2010, e finalmente Italia ma senza inno nel 2014. A dire il vero, i padani sono sollevati dal fatto che il leader leghista stia loro alla larga: non vogliono sentir parlare di politica e ricordano con evidente fastidio gli anni del legame con il Carroccio. «L’obiettivo è il calcio giocato, che consente comunque anche di fare promozione del territorio», tagliano corto i capi del pallone padano. «Politica? No, grazie, non è il nostro lavoro», è la garbata replica a Tag43. Solo il nome di Salvini fa venire voglia di cambiare argomento, insomma. I padani preferiscono pensare ad altro, di schemi, di tattica.

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Quando il Trota era ct

Eppure c’è stato un tempo in cui la Nazionale (si fa per dire ovviamente) padana era un tutt’uno con la Lega, un unico sentire, tanto che il commissario tecnico era il Trota, Renzo Bossi, figlio di Umberto, grande sponsor del progetto calcistico. Erano i tempi del tricolore detestato, che voleva essere usato dal Senatùr a mo’ di carta igienica, ma era anche l’epoca in cui la Padania convocava calciatori professionisti come il difensore Alessandro Dal Canto e l’attaccante Federico Cossato, fino ad arrivare all’ex bomber del Milan, Maurizio Ganz, investendo parecchio nel progetto. Dal 2013 è cambiato tutto, Salvini ha scaricato la sua Nazionale, ha sfilato addirittura la t-shirt “Padania is not Italy” e ha indossato la maglia azzurra, sventolando il tricolore. La ragione è duplice: un po’ per ragioni economiche (i costi di mantenimento della selezione erano sostenuti: si andava dai 100 ai 120 mila euro a spedizione mentre ora si è nell’ordine delle poche migliaia di euro) e un po’ per opportunità politica, perché stava avviando il percorso di una Lega nazionale e non più solo legata al Nord.

 

la nazionale della Padania in campo
La squadra della Padania.

Il palmares padano: tre mondiali e due tornei continentali

Dalle ceneri della squadra di marca bossiana è nata appunto la Padania football association sotto la spinta del trio Alberto Rischio, Ivan Orsi, Giovanni “John” Motta che ha affidato la squadra all’allenatore Arturo Merlo. Molte meno risorse e tanta passione, così il Carroccio è andato da una parte, la Padania calcistica dall’altra, con l’intento di fare incetta di trofei assegnati dalla Conifa, l’organizzazione alternativa alla Fifa che mette insieme proprio le “nazionali” non riconosciute. Chi sono? Tra le tante l’Ossezia del Sud, l’Armenia dell’Ovest, il Darfur, la Contea di Nizza, ma anche le “cugine” italiane della Padania, come il Regno delle Due Sicilie e la Sardegna. Il palmares padano è ricco, con la bellezza di tre “mondiali” vinti e due competizioni continentali, nel 2015 e nel 2017. Proprio nel 2015 agli Europei di Debrecen, in Ungheria, i padani inaugurarono il torneo affrontando la nazionale Rom. In campo c’era anche Enock Barwuah, giocatore del Sarnico, e fratello di Mario Balotelli. Abbastanza per appuntarsi al petto il patentino di non razzisti. La Coppa del Mondo 2018, però, è andata male: eliminazione in semifinale contro Cipro del Nord, con il risultato di 3-2. La parziale consolazione è stata la conquista del terzo posto, ai rigori, contro la Terra dei Siculi che, a dispetto del nome, è una selezione ungherese.

Il sogno nel cassetto? Un’amichevole Padania-Azzurri

E se il portiere Murriero è stato precursore di Donnarumma, nella Padania non mancano nemmeno i naturalizzati alla Jorginho per intenderci, come l’attaccante di origine albanese Ersid Pllumbaj. Ma il vero punto di riferimento è il capitano, Stefano Tignonsini, difensore e unico calciatore ad aver vinto tutto nel calcio non Fifa. Un monumento padano, insieme ad Andrea Rota, di ruolo centrocampista. Oggi la squadra padana è ferma, la Conifa ha stoppato le competizioni a causa del Covid. A gennaio era in programma una nuova edizione dell’Europeo, che è stata rimandata. Ma il progetto non è fermo, anzi è vivo e vegeto. Il sogno nel cassetto? Un’amichevole contro la Nazionale italiana. E chissà per chi farebbe il tifo Salvini, oscillante tra il richiamo della foresta padano e il suo nuovo amore per l’azzurro.