L’ultimo Nato

Occhio di Lince
09/11/2021

Non solo Fassino e Mogherini. Per la poltrona di segretario dell'Alleanza Atlantica che si libererà nel 2022, per l'Italia si fa strada sotto traccia anche la candidatura di Lorenzo Guerini, attuale ministro della Difesa, molto gradito ai militari.

L’ultimo Nato

Se il governo guidato da Mario Draghi dovesse proseguire il suo cammino fino alla primavera 2023, saltando l’ostacolo del Quirinale che potrebbe giocoforza far finire la sua corsa, a settembre dell’anno prossimo rischia di perdere un pezzo importante. Sembra infatti che il presidente della commissione Esteri della Camera, Piero Fassino, e l’ex responsabile della politica estera europea, Federica Mogherini, non siano gli unici candidati italiani al segretariato generale della Nato, poltrona che il norvegese Jens Stoltenberg lascerà libera il 22 settembre 2022 dopo otto anni di mandato. In pole position c’è anche e soprattutto l’attuale ministro della Difesa Lorenzo Guerini, 55 anni tra pochi giorni. E se così dovesse essere, il parlamentare piddino di Lodi che gode di grandi apprezzamenti nel mondo militare, e non solo in quello italiano, a quel punto dovrebbe lasciare il suo incarico di ministro.

Incertezza sull’appoggio del governo alla candidatura di Guerini

Naturalmente il credito di cui gode Draghi a livello internazionale aiuterebbe la candidatura di Guerini. Occorre però vedere se l’ex presidente della Bce ha intenzione di spendersi, e in particolare con gli Stati Uniti che detengono la golden share della Nato. Certo, gli amici di Guerini notano che nell’occasione della nomina dei vertici di due istituzioni europee – l’Agenzia spaziale e l’Esma, l’organismo di controllo sui servizi finanziari – le candidature italiane sono sfumate perché, evidentemente, non sono stati fatti i passi necessari. Finora l’unico segretario generale italiano della Nato è stato il liberale Manlio Brosio, ex ministro della Guerra, 50 anni fa. Inoltre una figura esplicitamente di parte, come sarebbe quella di Guerini, potrebbe suscitare le solite reazioni interne. Come era successo nel 2014, quando l’allora ministro degli Esteri Franco Frattini fu bocciato proprio per la posizione di segretario generale della Nato, che fu appunto data a Stoltenberg. E come sarebbe sicuramente successo se Matteo Renzi avesse insistito a vedersi in corsa.