Dalla naja al bonus cultura, il governo Meloni è il più anti-giovani di sempre

Lia Celi
13/12/2022

Ci mancava solo la mini leva militare volontaria, dopo l'abolizione del reddito di cittadinanza per stanare i fannulloni, gli studenti da umiliare, l'addio al bonus cultura per i 18enni: il governo Meloni considera i ragazzi dei drogati, bulli, scansafatiche, velleitari e scrocconi. Che nemmeno procreano. Perché non possono permetterselo.

Dalla naja al bonus cultura, il governo Meloni è il più anti-giovani di sempre

Diversi anni fa, su Lettera43, suggerivo paradossalmente ma non troppo una riforma che desse al voto dei giovani un valore doppio rispetto a quello degli over 50. Non era questione di ageism, parola che forse non era stata ancora coniata, e non avevo alcuna intenzione di discriminare gli anziani in quanto anziani, anche perché mi avvicinavo alle soglie di quella categoria. Il problema era impedire che venissero regolarmente premiati nelle urne i candidati e i partiti che promettevano politiche modellate sui bisogni di chi ha già fatto le sue scelte nella vita e che, se tutto va bene, passerà su questa terra al massimo altri 30-40 anni, durante i quali le sue necessità saranno soprattutto pensione sufficiente, assistenza domiciliare e cure mediche, non certo studiare, trovarsi un lavoro, realizzare i propri talenti, magari fare figli, non ritrovarsi sulle spalle un debito pubblico con più cifre di un Iban.

Che cavolo vogliono i giovani? Già sono più belli, più sani e più forti di noi…

All’epoca mi presi una dose di contumelie ben superiore a quella che mi aspettavo. I lettori (gente dai 40 anni in su, presumo) non solo mi avevano preso sul serio, ma erano decisamente scandalizzati, manco avessi proposto il ritorno alla depontatio, il rito con cui nella Roma arcaica venivano gettati dal ponte i 60enni, considerati ormai inabili sia alla politica sia alla procreazione. A lasciarmi sconcertata non era solo la sottovalutazione delle conseguenze sul medio e lungo periodo di una società tarata sulle esigenze di adulti e anziani, e nemmeno particolarmente ottimisti o illuminati (fra questi rischi, appunto, l’infischiarsene delle conseguenze sul medio e lungo periodo), ma anche l’astio verso i giovani e l’idea che dovrebbero e potrebbero contare di più. Che cavolo vogliono i giovani? Già sono giovani, quindi più belli, più sani e più forti di noi, hanno questo e quello, mentre noi (segue cahiers de doléances retrospettivo, ossia le stesse privazioni che in altre sedi vengono rievocate con affettuosa nostalgia, dal telefono a gettoni al servizio militare).

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Giovani in Italia. (Getty)

Quando la Meloni diceva: «Qualcuno pensa che per i 16enni la priorità sia il voto?»

Di fronte a una riprovazione tanto massiccia e veemente, mi ero domandata se, malgrado le buone intenzioni, avevo toppato di brutto. In realtà ero solo un po’ in anticipo. Già nel 2021, un anno prima delle elezioni più vecchie e disertate della storia repubblicana, qualcuno si chiedeva come riequilibrare la sproporzione fra gli elettori ultra 65enni e quelli sotto i 35, che anche estendendo il voto ai 16enni resterebbero sotto di due milioni rispetto agli anziani. Ma una Giorgia Meloni, ancora molto lontana dal premierato, obiettava su Facebook: «Veramente qualcuno pensa che per i 16enni la priorità sia il voto e non il diritto all’istruzione, alla socialità, alla libertà ? Pietà!».

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Giorgia Meloni con, alla sua sinistra, Lorenzo Fontana e Ignazio La Russa. (Getty)

Fannulloni e da umiliare: la considerazione della destra per i giovani

Un anno dopo, la stessa Meloni che implicitamente si dichiarava paladina dei diritti dei giovani presiede il governo più giovanòfobo mai passato da palazzo Chigi. Ancora prima di aver posato le terga sulla sulla poltrona, il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha presentato un decreto che avrebbe reso fuorilegge anche le pizzate del liceo, figuriamoci le occupazioni. Poi è arrivata l’abolizione del reddito di cittadinanza, che per snidare dal divano presunte orde di giovani fannulloni lascerà famiglie bisognose col frigo vuoto. Sono seguiti l’intemerata del ministro dell’Istruzione sull’umiliazione che tempra il carattere e i nuovi limiti al bonus cultura per i 18enni, che i soldi per libri e concerti possono chiederli a mamma e papà; del resto sono anni che pagano di tasca loro servizi alla famiglia che in altri Paesi fornisce lo Stato (asili, baby-sitter, libri scolastici eccetera).

Dalla naja al bonus cultura, il governo Meloni è il più anti-giovani di sempre
Militari italiani. (Getty)

Al contrario della Roma arcaica, oggi sono gli anziani a buttare giù dal ponte gli under 25

Ciliegina sulla torta (o sui torti), la freschissima proposta di Ignazio La Russa di istituire una mini-naja volontaria di 40 giorni per i ragazzi dai 16 ai 25 anni, «in attesa che si possa immaginare una più vasta partecipazione semi-obbligatoria». Fratelli d’Italia non pensa che la priorità per i 16enni sia il voto, ma indossare la divisa e mettersi sull’attenti in fitta schiera. Più che istruzione, i giovani devono ricevere istruzioni; alla socialità è preferibile la nazionalsocialità. Quanto alla libertà, lasciamola agli adulti, che ne fanno l’uso più saggio: non vaccinarsi, girare con pacchi di contante, evadere il fisco. Drogati, bulli, scansafatiche, velleitari e scrocconi, gli dài il dito e si prendono il braccio. La visione dei giovani che ha questa destra è quella di un vecchiaccio inacidito e paranoico. E l’impressione è che nell’Italia del 2022 stia ritornando sì la depontatio, ma a ruoli invertiti. Sono gli anziani a buttare giù dal ponte gli under 25. Che come i 60enni della Roma arcaica, non hanno peso politico e nemmeno procreano. Perché non possono permetterselo.