I motivi del boom dell’usato di lusso, tra sostenibilità e ritorno del vintage

Camilla Curcio
15/02/2022

Trainato dall'attenzione alla sostenibilità e dal ritrovato amore per il vintage, è boom per il mercato dell'usato d'alta gamma. Che vanta ritmi di vendita rimasti (quasi) pre Covid.

I motivi del boom dell’usato di lusso, tra sostenibilità e ritorno del vintage

Sfoggiare una borsa, una collana o un abito vintage non è più appannaggio esclusivo dei collezionisti, come dimostrato dal boom che ha visto protagonista il mercato degli articoli di lusso di seconda mano: secondo i dati raccolti dalla società di consulenza Bain & Company, soltanto nel 2021 il business dell’usato d’alta gamma ha macinato incassi pari a 33 milioni di euro, con un incremento del 65 per cento rispetto al 2017. 

Cosa ha determinato il boom del mercato dell’usato di lusso

Tra gli elementi che hanno determinato questa crescita straordinaria spiccano un aumento delle vendite sulle piattaforme digitali e una maggiore attenzione alla sostenibilità da parte dei consumatori e degli stessi brand di haute couture. A sostenere la diffusione capillare del trend del second hand sono, senza dubbio, le giovani generazioni, in particolare (circa il 55 per cento) i Millennial e la Generazione Z, ossia le fasce anagrafiche che, più di tutte, negli ultimi anni, hanno dimostrato interesse nei confronti della questione ambientale e dello sviluppo di uno stile di vita green. «Viviamo in un’epoca in cui spendere i soldi in maniera frivola e senza un criterio ti fa apparire agli occhi degli altri molto poco cool», ha spiegato in un’intervista a El País la professoressa Gabriela Salinas che, nell’illustrare i fattori scatenanti alla base dell’exploit del settore, ha aggiunto la quasi totale scomparsa del pregiudizio che gravava sull’acquistare e indossare pezzi usati. Un cambio di mentalità importante, consolidatosi soprattutto grazie alla moda delle app di rivendita. «Un tempo, comprare indumenti o oggetti di seconda mano, a basso prezzo, sembrava essere un’opzione presa in considerazione solo da persone con pochi mezzi economici a disposizione», ha sottolineato Salinas, «oggi non è più così, soprattutto grazie all’instancabile lavoro dei marketplace che, di volta in volta, prima di metterli in commercio, verificano l’autenticità degli articoli».

Cosa ha innescato l'exploit del mercato dei beni di lusso di seconda mano
I magazzini di una piattaforma digitale di reselling (Getty Images)

Il ruolo delle app di vendita dell’usato di lusso

L’emergere di applicazioni e siti web dedicati unicamente alla compravendita di beni di lusso a prezzi calmierati ha consentito l’accesso a questo mercato, originariamente molto di nicchia, a un bacino di utenza più ampio. Uno dei primi ad aprire le danze è stato Vestiaire Collective che, fondato a Parigi nel 2009, ha raggiunto oltre 80 Paesi e dispone di un inventario di più di 3 milioni di pezzi di 10 mila marche differenti. Lo scorso anno, la dedizione al lavoro e il coraggio di sperimentare hanno premiato la piattaforma con risultati notevoli: il 90 per cento degli ordini in più rispetto agli standard e una espansione importante negli Stati Uniti, in Asia Orientale, nel Sud Est Asiatico e in Oceania. «I retailer tradizionali devono adattarsi a uno scenario sempre più digitalizzato, dove anche le griffe introdurranno presto o tardi servizi tramite i quali i clienti potranno vendere indumenti e borse vecchie per comprare i nuovi modelli», ha puntualizzato la cofondatrice Sophie Hersan.

Cosa ha innescato l'exploit del mercato dei beni di lusso di seconda mano
Una responsabile del controllo qualità di Vestiaire Collective a lavoro (Getty Images)

Orologi e gioielli i più acquistati nel mercato del lusso di seconda mano

In termini di richieste, le categorie che riscuotono più successo, a oggi, sono sicuramente quelle degli orologi e dei gioielli (più o meno, il 75 per cento del mercato). Lo sa bene Pawn Shop che, da otto anni a questa parte, si è affermata come una delle aziende leader nella compravendita di Rolex, Patek Philippe e Audemars Piguet vintage. «Con gli orologi gli investitori giocano sul sicuro», ha aggiunto Àlvaro Martín, uno dei fondatori, «negli anni successivi all’acquisto, è quasi certo che il loro valore aumenti, assicurando quindi un certo guadagno». Ma non è tutto. La corsa all’usato, in questo caso, è spinta anche dalla scarsa disponibilità dei modelli più ricercati nei negozi: «Nei monomarca e negli store fisici, c’è tanta domanda ma poca offerta. Ecco perché gli orologi usati finiscono per valere il doppio o il triplo dei nuovi». Anche in situazioni limite, come l’emergenza Covid, che, a giudicare dai fatturati (tra 3 e 4 milioni nel 2021) sembra non aver recato alcun danno agli affari di Pawn Shop.

Cosa ha innescato l'exploit del mercato dei beni di lusso di seconda mano
Rolex da polso vintage (Getty Images)

L’avanzata di borse e scarpe tra i lussi più desiderati nell’usato

Accanto agli oggetti preziosi, tuttavia, si stanno facendo spazio tra gli acquisti anche gli accessori moda, in particolare borse e sneakers. «Durante la pandemia, ci siamo resi conto che la clientela voleva solo questo», hanno dichiarato i proprietari di Vintalogy, un franchising di Madrid. «Sono richiestissimi, soprattutto quando si tratta di collaborazioni in edizione limitata firmate da stelle del cinema, della musica o influencer». Non esiste un acquirente tipo: in generale, si tratta di soggetti attenti alle tendenze ma molto più proiettati sul desiderio di mescolare ispirazioni diverse in modo eclettico per creare uno stile personale.

Cosa ha innescato l'exploit del mercato dei beni di lusso di seconda mano
Borse griffate di seconda mano (Getty Images)

Quando le griffe collaborano con il mercato dell’usato

Visto il trionfo del business dell’usato, anche le griffe hanno iniziato a tenerne conto nella messa a punto di strategie di marketing sempre più avanzate. Se, fino a qualche anno fa, maison come Dior si tenevano lontane da tutto questo per paura che potesse pregiudicare la loro reputazione, oggi investono direttamente nelle piattaforme di reselling. È il caso del gruppo Kering, detentore del 5 per cento delle azioni di Vestiaire Collective, o di Gucci che, nel 2020, ha siglato una partnership con TheRealReal, e-commerce statunitense. «Hanno capito che non è affatto una tendenza passeggera e, nonostante qualche rimostranza, non va sottovalutata in termini di profitti», ha concluso l’analyst Filippo Bianchi. Anche perché, oltre ai guadagni, garantisce un controllo stringente sulle falsificazioni, bloccandone sul nascere la diffusione, e aiuta ad allargare il target, creando un equilibrio quasi perfetto tra esclusività e mainstream.