C’Herat una volta

Redazione
20/08/2021

Da Antonio Martino a Ignazio La Russa. Da Roberta Pinotti a Elisabetta Trenta. Per finire con Lorenzo Guerini. Vent'anni di visite dei ministri della Difesa in Afghanistan. La gallery.

C’Herat una volta

Dopo 20 anni sul campo, a seguito dell’annuncio del ritiro americano dall’Afghanistan entro la data simbolica dell’11 settembre, l’8 giugno scorso a Herat si era tenuta la cerimonia per la fine della missione italiana nel Paese alla presenza del ministro della Difesa Lorenzo Guerini. «Avete dimostrato di credere profondamente in ciò che fate e contribuito, anche a costo di importanti sacrifici, alla realizzazione di un futuro migliore in una terra che ha visto tanta sofferenza», aveva detto il dem salutando i militari e il personale italiani dopo l’ultimo ammainabandiera a Camp Arena. «È stata una missione delicata. C’è da chiedersi cosa sarebbe stato di questo Paese se non fossimo intervenuti. Grazie a noi la società afghana è progredita. Ce ne andiamo dopo aver ottenuto risultati importanti per la sicurezza internazionale e per la libertà del popolo afghano. Ci sono stati progressi nei diritti delle donne, nella vita democratica, ora si tratterà di aiutare a difenderli». Poche settimane dopo, il 29 giugno gli ultimi militari italiani guidati dal generale Beniamino Vergori – responsabile a Herat del settore ovest della missione Nato Resolute Support – atterravano all’aeroporto di Pisa. E il 15 agosto, 47 giorni dopo, la bandiera bianca dei talebani sventolava sul pennone del palazzo presidenziale di Kabul.

I numeri della missione italiana in Afghanistan

La missione italiana ebbe inizio il 30 ottobre 2001 e nel corso di due decenni vi hanno partecipato a rotazione circa 50 mila soldati (le truppe presenti sul territorio afghano non sono mai state più di 5.000). Di questi 53 sono morti e 700 sono rimasti feriti. Ma quanto è costato al nostro Paese l’impegno a fianco di Usa e Nato? Il 13 luglio scorso il Servizio studi della Camera ha pubblicato un report aggiornato sui costi delle tre missioni internazionali che ci hanno visto impegnati in Afghanistan: l’operazione Enduring freedom (2001-2006), la missione International security assistance force (Isaf, 2002-2014) e la missione Resolute support mission (Rsm, 2014-2021. La cifra totale è di 7,1 miliardi di euro. Secondo le stime dell’Osservatorio sulle spese militari Mil€x, invece, il costo sale a 8,7 miliardi di cui 840 milioni di contributi diretti all’esercito afghano.

Le visite dei ministri della Difesa a Herat

In questi due decenni i nostri ministri della Difesa che si sono recati in Afghanistan e hanno fatto visita al contingente italiano a Camp Arena. Da Antonio Martino, ministro del governo Berlusconi dal 2001 al 2006 fino a Ignazio La Russa in carica dal 2008 al 2011 sempre con Berlusconi, fino a Roberta Pinotti (2014-2018 con i governi Renzi e Gentiloni) e alla grillina Elisabetta Trenta (Conte I).

Antonio Martino (11 giugno 2001 –17 maggio 2006) – governo Berlusconi

Le passerelle dei ministri della Difesa in Afghanistan
Antonio Martino con il presidente afghano Hamid Karzai a Kabul nel 2005 (Getty Images).

«L’Italia ha fatto e farà la sua parte. Non tentennerà, non arretrerà, non si sottrarrà ai doveri che le derivano dalla sua storia civile, dalla sua posizione geografica, dalla sua tradizione cristiana, dai suoi obblighi europei, dalle sue consolidate alleanze». Sarà una «lotta senza quartiere ai terroristi. Tutti i popoli che li combattono devono affiancare il dialogo con l’Islam ragionevole, tollerante, aperto, civile». Antonio Martino, 23 ottobre 2001.

L’Italia «forse rimarrà in Afghanistan per un decennio. Si tratta di realizzare dal nulla la stessa presenza fisica dell’autorità statuale. Gli ospedali, le scuole, le forze di sicurezza. Il tutto richiede la presenza di garanzia delle truppe straniere, sulla cui necessità il presidente Karzai ha più volte insistito». Martino, 21 giugno 2005.

Arturo Parisi (17 maggio 2006-8 maggio 2008) – governo Prodi

Le passerelle dei ministri italiani della Difesa a Herat in Afghanistan
Arturo Parisi il 24 dicembre 2008 a Herat (sito della Difesa).

«L’Italia è qua perché sa che il mondo è uno e nessuno può permettersi di essere indifferente verso nessuno. L’Italia è qui perché la pace e la sicurezza sono un bene indivisibile e sa che l’insicurezza degli altri è destinata prima o poi a trasformarsi nella nostra insicurezza. L’umanità è da sempre imbarcata sulla stessa nave, sullo stesso aereo che attraversa la storia del mondo. Ora lo sappiamo ogni giorno di più con una consapevolezza più chiara». Arturo Parisi, 24 dicembre 2006.

Ignazio La Russa (8 maggio 2008-16 novembre 2011) – governo Berlusconi

Le passerelle dei ministri italiani della Difesa a Herat in Afghanistan
Ignazio La Russa a Herat (sito della Difesa).

«La nostra strategia è per prima cosa conquistare il territorio, addestrare gli afghani, dare alla politica di Kabul la possibilità di gestire in proprio la loro polizia e il loro esercito. Se riusciremo a fare uno sforzo, con l’aiuto di tutto il contingente internazionale, di dare al governo di Herat il controllo di tutta la zona ovest, quello sarà il momento per far rientrare la gran parte dei nostri soldati». Ignazio La Russa, 11 ottobre 2010

i ministri della difesa italiani nei 20 anni della missione in afghanistan
La Russa a bordo di un aereo militare (sito della Difesa)

Giampaolo Di Paola (18 novembre 2011-28 aprile 2013) – governo Monti

«C’è l’impegno dell’Italia a rimanere legati a questo Paese in una relazione strategica anche dopo il 2014 nei modi e nelle forme che si vedranno insieme, investendo anche sullo sviluppo economico e nella governance perché è questo quello che serve. La sicurezza dell’Afghanistan è la sicurezza degli afghani ma è anche quella degli italiani. L’Italia è impegnata insieme a tutta la comunità internazionale ad aiutare questo Paese, ad assisterlo nella ricostruzione e nello sviluppo, ad aiutare le forze di sicurezza locali a prendere la responsabilità del Paese entro il 2014. Noi crediamo fermamente nella strategia della transizione, non esistono piani B». Giampaolo Di Paola 18 dicembre 2011.

Le passerelle dei ministri italiani della Difesain Afghanistan
Giampaolo Di Paola visita il contingente italiano (sito della Difesa).

Mario Mauro (28 aprile 2013-22 febbraio 2014) – governo Letta

I ministri italiani nei 20 anni della missione a Herat
Mario Mauro a Herat (sito della Difesa).

«Il più grosso problema dell’Afghanistan è che la maggior parte di coloro che costituivano il regime dei talebani sono di fatto riparati oltre confine in Pakistan, sfruttando anche l’ambiente rappresentato dalle tribù che vivono a cavallo di quel confine. I rifornimenti che ricevono in territorio pakistano consentono ai talebani di ripresentarsi a primavera con atti di terrorismo in territorio afghano o anche vere e proprie offensive contro Kabul. Occorre tenere presente che i talebani si armano grazie a sostegni di natura internazionale, ma soprattutto grazie ai proventi del traffico di papavero da oppio». Mario Mauro a Tempi, 17 giugno 2013.

Roberta Pinotti (22 febbraio 2014-primo giugno 2018) – governo Renzi e governo Gentiloni

i ministro della difesa italiani in afghanistan
Roberta Pinotti a Herat (sito della Difesa)

«Resteremo per tutto il 2016. E potrebbe non bastare». Roberta Pinotti, 10 novembre 2015.

Elisabetta Trenta (primo giugno 2018-5 settembre 2019) – governo Conte I

i ministri della difesa in Afghanistan
Elisabetta Trenta visita il contingente italiano (sito della Difesa).

In Afghanistan «la pace che si sta costruendo non si può fare a discapito dei diritti delle donne, questa è la direzione nella quale si sta andando nei negoziati con i talebani. Noi come comunità internazionale avremo il compito di vigilare, ma sappiamo che non è possibile una vittoria militare e che non è possibile una pace senza i talebani». Elisabetta Trenta, 2 febbraio 2019.

Lorenzo Guerini (5 settembre 2019) – governo Conte II e governo Draghi

Le passerelle dei ministri italiani della Difesa in Afghanistan
Lorenzo Guerini in visita a Herat (sito della Difesa).

La missione in Afghanistan rappresenta «il più importante impegno militare delle nostre Forze armate fuori dai confini nazionali dopo la seconda guerra mondiale». La sua fine però «non è un abbandono del campo. Le missioni iniziano, si sviluppano e si adattano al mutamento degli scenari e l’Afghanistan è una plastica dimostrazione che si concludono o, come in questo caso, evolvono individuando forme diverse di supporto». Lorenzo Guerini, 24 giugno 2021.