Ministro Valditara, ma quale umiliazione: si educa con l’esempio

Lia Celi
25/11/2022

Il ministro dell’Istruzione Valditara ha proposto «l'umiliazione» dei lavori socialmente utili per i bulli. Poi si è corretto parlando di «umiltà», concetto che andrebbe insegnato ai suoi colleghi di governo e alla premier Meloni quando fa la bulletta coi giornalisti. Se questo è l'esempio, stiamo freschi.

Ministro Valditara, ma quale umiliazione: si educa con l’esempio

«So bene di essere la persona più umile, disse con modestia Uriah Heep». Se c’è qualcuno che incarna perfettamente i benefici educativi dell’umiliazione predicati dal ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara è Uriah Heep, il cattivissimo di David Copperfield. Nato povero, assunto da adolescente come tuttofare da un avvocato che gli dà vitto e alloggio aspettandosi gratitudine, dietro l’aria mansueta e sudaticcia e la parola «umile» ripetuta come un mantra Uriah cova una smisurata brama di rivalsa che lo renderà falsario e ladro. Chi ha letto il capolavoro di Charles Dickens non può scollarsi dalla memoria quelle strette di mano umidicce, quei contorcimenti da anellide, quell’untuosità fredda che rimane addosso al lettore come la bava di una lumaca. Nel finale lo vediamo dietro le sbarre, la giusta nemesi di un cattivo in un romanzo vittoriano. Chi l’avrebbe detto che l’umilissimo Uriah, quasi due secoli dopo, avrebbe trovato nell’Italia meloniana la sua apoteosi? Sì, perché, senza saperlo, nel disegnare il suo disgustoso (e a suo modo affascinante) anti-eroe Dickens ha anticipato il profilo del giovane ideale dell’attuale governo di destra-centro: studia solo le materie che possono aiutarlo a fare soldi (quindi disprezza il latino e la letteratura), a 15 anni lavora per una miseria senza lamentarsi, non ha vizi, è casto come un monaco e attaccatissimo alla mamma, e soprattutto striscia umilmente di fronte a chiunque sta socialmente ed economicamente più in alto di lui, dal coetaneo David al suo datore di lavoro, che peraltro alla prima occasione tenterà di mettere nel sacco.

Ministro Valditara, ma quale umiliazione: si educa con l'esempio
Anna Maria Bernini e Giuseppe Valditara. (Getty)

Più che dalle parti del Mussolini Anni 20 siamo da quelle del Franco Anni 50

E noi scemi che già immaginavamo Giorgia Meloni e i suoi gerarchi rimodellare scolari e studenti italiani all’insegna della «maschia gioventù che con suprema volontà combatterà». Né moschetto né tantomeno libro per i nostri giovani ma, come ha dichiarato Valditara agli allibiti studenti di un istituto tecnico di Gallarate, «umiliazione fattore fondamentale di crescita». Più che dalle parti del Mussolini Anni 20 siamo da quelle del Franco Anni 50, quello che per rassicurare l’Occidente ripulì la sua ideologia dai tratti più smaccatamente nazifascisti, sostituendoli con i valori del cattolicesimo tradizionalista. In pratica, mantenne il credere e obbedire e sostituì il combattere con l’andare a messa. (La proposta del leghista Domenico Furgiuele sul bonus per chi si sposa in chiesa va nella stessa direzione). Al confronto, Andreotti che diceva «è la formazione la vera promozione sociale» è uno spericolato innovatore.

Ministro Valditara, ma quale umiliazione: si educa con l'esempio
Il ministro Valditara vuole l’umiliazione dei bulli. (Getty)

Per il ministro lavori come pulire i pavimenti e i bagni sono socialmente umilianti

L’«umiliazione» educativa o rieducativa alla quale inneggiava Valditara si esplicherebbe, nella fattispecie, nell’impiegare i bulli violenti in lavori socialmente utili all’interno delle scuole, facendogli sperimentare una vergogna salutare per loro e istruttiva per i compagni. Dal che si deduce che per il ministro lavori come pulire i pavimenti o igienizzare i bagni, più che socialmente utili, sono socialmente umilianti, e proprio in quanto tali possono essere assegnati ai prepotenti a mo’ di contrappasso dantesco. Secchio e spazzolone usati come gogna, perché alla fatica si aggiunga la pubblica irrisione da parte dei pari, i quali, peraltro, verranno trattati da fannulloni schizzinosi se un domani cercheranno di evitare come la peste quel genere di impieghi. Magari per timore di essere derisi dai bulli di un tempo, che grazie al desiderio di rivalsa alla Uriah Heep maturato pulendo i bagni della scuola, hanno fatto i soldi, girano in Porsche e, anche se non hanno più brufoli e la felpa col cappuccio, sono bulli come e più di prima.

Ministro Valditara, ma quale umiliazione: si educa con l'esempio
Giuseppe Valditara, a sinistra, con gli altri ministri della Lega Alessandra Locatelli, Matteo Salvini, Giancarlo Giorgetti e Roberto Calderoli. (Getty)

Il senso del limite non si impara né sui libri né con le punizioni, ma con l’esempio

Sul ministro e sul suo sperticato elogio dell’umiliazione si sono scatenati, com’era prevedibile, i fulmini dei social e i tuoni delle opposizioni, che dopo 12 ore senza poter bacchettare il governo già soffrivano di crisi di astinenza e soprattutto di identità. Tanto che Valditara ha dovuto ammettere di aver scelto «un termine sbagliato» per indicare un altro concetto, l’«umiltà di chiedere scusa». Un sentimento lodevole, che però andrebbe insegnato in primo luogo ai colleghi di Valditara e alla sua stessa premier, quando si comporta da bulletta, per esempio arrivando regolarmente in ritardo alle conferenze stampa, rimbalzando domande legittime e maltrattando i giornalisti. Se l’umiliazione produce molli e infidi Uriah Heep, il suo contrario, l’assenza di vergogna, mina le fondamenta del vivere civile. È di questa vergogna «buona» che si sente una drammatica mancanza in un’epoca in cui rispetto al socialmente utile si privilegia l’inutilmente social. Purtroppo il senso del limite, il disagio nel violare le norme della convivenza, la riluttanza a comportarsi male, non si imparano né sui libri né con le punizioni, ma con l’esempio. Quindi, stiamo freschi.