Ansia da risposta

Camilla Curcio
08/02/2022

Non ricevere risposta immediata a un messaggio può irritare. È uno degli effetti della 'disponibilità digitale' e dell'iperconnessione a cui siamo abituati. Qualche consiglio per evitare ansie inutili.

Ansia da risposta

Dopo aver inviato un messaggio a un amico, spesso ci si agita se la risposta non arriva a breve. Il mittente si preoccupa, pensa di aver fatto qualcosa di male. Mentre molti non badano al tempo che passa, ci sono persone che, invece, dipendono da questa dinamica in maniera quasi patologica.

Cos’è la disponibilità digitale

Si tratta di uno dei principali effetti della cosiddetta ‘disponibilità digitale’, quell’aspettativa che ci impone di essere rintracciabili 24 ore su 24 ore e ci spinge a pensare (o, molto più spesso, a pretendere) che debbano esserlo anche gli altri. Quando questo non succede, si moltiplicano pensieri negativi che sfociano nella delusione e nella rabbia. Ricercare la causa scatenante di questo meccanismo non è così complicato: tutto dipende dalle differenze di comunicazione tra le persone. Da una parte, c’è chi vive attaccato al telefono mentre, dall’altra, chi riesce a fare a meno per buona parte della giornata dello smartphone. Quando queste due tipologie opposte di persone hanno un dialogo via sms o social, si crea automaticamente un gap sui tempi di reazione: la prima risponde all’istante, la seconda, invece, temporeggia perché impegnata in altro o, banalmente, lontana dal cellulare. Questi conflitti nascono anche da regole sociali e paradigmi comunicativi che cambiano da soggetto a soggetto e fanno sì che non tutti rispondano al messaggio con gli stessi tempi. 

Cosa succede quando ci arrabbiamo se qualcuno non ci risponde agli sms
Una donna legge notizie e messaggi sul suo smartphone (Getty Images)

Tutta colpa dell’iperconnessione

Nel momento in cui la tecnologia ha iniziato a invadere le nostre vite, siamo effettivamente diventati dipendenti dai device. E i dati lo confermano: un sondaggio del 2021 ha svelato che il 30 per cento degli americani ha dichiarato di essere costantemente connesso, situazione peggiorata durante la pandemia. «Tutto è nato dal connubio tra due fattori: la disponibilità di dispositivi da cui è possibile connettersi a qualsiasi piattaforma, dunque rispondere a chiunque in qualsiasi momento, e l’evoluzione delle norme di comportamento», ha spiegato alla Bbc Jeff Hancock, docente di comunicazione all’Università di Stanford. «Dal momento che i telefoni stanno quasi sempre in tasca o in borsa, sembra non sia così difficile rispondere a un sms in qualsiasi momento. Lo sentiamo come un dovere. E questo ha normalizzato la pressione di essere perennemente rintracciabili». A mettere il carico da cento, poi, ci hanno pensato anche i social e lo smart working: rispondere in ritardo a una segnalazione del capo su Slack o non mettere mi piace alla foto della migliore amica in tempo record può diventare un problema.

Cosa succede quando ci arrabbiamo se qualcuno non ci risponde agli sms
Connessi anche al lavoro (Getty Images)

Serve una etichetta della messaggistica

Ma cosa spinge le persone ad arrabbiarsi se qualcuno, almeno all’apparenza, pare non avere il tempo per parlare con loro al ritmo che hanno stabilito e che reputano l’unico possibile? «Molta gente si infastidisce perché proietta su questo ritardo le proprie ansie pregresse», ha sottolineato Hancock. «Se scrivo a qualcuno e mi aspetto un feedback che non arriva in giornata, non avendo ulteriori informazioni sulla sua condizione, inizio a viaggiare con l’immaginazione, pensando sia offeso o, addirittura, morto». Una dinamica che innesca un circolo vizioso che non si arresta fino a quando il destinatario non dà segnali di vita e che, probabilmente, potrebbe essere evitata se vi fosse una sorta di etichetta, un insieme di norme che stabiliscano fino a che punto il silenzio possa essere accettato e quando, invece, diventa sinonimo di maleducazione o motivo di allerta.

Tendiamo a proiettare le nostre abitudini sull’altro

Il problema di fissare delle norme, tuttavia, sta nel fatto che trovare un compromesso tra le diverse percezioni risulta complicato. È quasi impossibile, infatti, stabilire in maniera univoca l’intervallo di tempo ideale per rispondere a una notizia o il linguaggio più adatto per farlo. «Questo è il motivo per cui nessuno ancora le ha formalizzate o anche solo raccolte e scritte», ha ribadito Coye Cheshire, docente di psicologia all’Università di Berkeley. «Ed ecco perché si tende a proiettare le proprie abitudini o, comunque, convezioni sugli altri, aspettandosi quello che faremmo noi, senza realizzare che non è legge e neppure un comportamento a cui tutti devono obbligatoriamente attenersi. È questo che ci fa alterare quando non riceviamo un segnale immediato».

Cosa succede quando ci arrabbiamo se qualcuno non ci risponde agli sms
Tre ragazze al cellulare (Getty Images)

Qualche consiglio per non cedere alla rabbia 

Cosa fare, dunque, per non prenderla così male? Prima di tutto, realizzare che gli standard che abbiamo deciso di seguire non sono universali, non sono validi per tutti. Ognuno ha il suo tempo e pensare a questo può aiutare a non farsi prendere dall’ansia. Poi, magari, confrontarsi con l’amico o con l’amica incriminati non sarebbe male: provare a intavolare un discorso sulle differenze di approccio alla comunicazione e spiegare i propri problemi, magari individuando un punto d’incontro da osservare nello scambio di notizie. Infine, iniziare a mollare la presa e concedersi un detox: l’iperconnessione va evitata e lo stress che ne deriva ancora di più.