Le battute su Mbappé e Ines Rau e il nostro medioevo

Michele Monina
22/12/2022

La becera ironia sulla presunta storia tra Mbappé e la modella transgender Ines Rau è una questione culturale. A ogni battuta sessista, discriminatoria e omofoba l'evoluzione della razza umana fa un passo indietro. Prenderne coscienza potrebbe essere se non un gol segnato in finale, un piccolo segno di civiltà.

Le battute su Mbappé e Ines Rau e il nostro medioevo

In giro si parla molto della presunta storia d’amore tra Kylian Mbappé, 24enne stella della nazionale francese fresca di un secondo posto al Mondiale del Qatar, uno da tre gol in finale, capocannoniere della competizione con otto gol, papabile Pallone d’Oro, e la modella Ines Rau. Il tanto parlare non è figlio però del mero gossip – un campione cristallino come l’attaccante in forze al PSG meriterebbe comunque l’attenzione dei media, tipicamente riservata ai personaggi che scalano a larghe falcate l’empireo della notorietà: a 24 anni appena compiuti ha già vinto un Mondiale e si sta togliendo un sacco di soddisfazioni e chissà quante ancora se ne andrà a togliere – quanto piuttosto della circostanza di pubblico dominio che vede Ines Rau MtF transgender, dove MtF sta per Male to Female, cioè una donna nata uomo e sottopostasi a suo tempo all’operazione per il cambio di sesso. Ines Rau, del resto, nata a Nancy nel 1990 da genitori africani, è stata la prima modella transgender a comparire nuda su Playboy nel 2017, lei che ha fatto l’operazione a 16 anni e coming out a 23, è a sua volta una celebrità, almeno nel mondo della moda. Impossibile che la liaison tra i due non facesse notizia. Infatti, sebbene la storia non sia mai stata confermata dai due diretti interessati, i molti indizi seminati nel tempo hanno dato adito a notizie presto diventate virali. Proprio la viralità, o meglio il modo in cui la notizia è diventata virale è probabilmente la notizia che ci dovrebbe far saltare sulla sedia, molto più di quanto non sia apprendere che Kylian Mbappè ha una fidanzata e che la fidanzata in questione, otto anni più di lui, è una modella MtF transgender.

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La modella francese Ines Rau (da Instagram).

Chi si è indignato per il gesto di Martinez, si è poi sperticato in battute sulla ‘sorpresa’ di Mbappé

Perché se in tanti si sono indignati, con quel tipo di indignazione prêt-à-porter, per rimanere in campo fashion, che è di uso comune oggi sui social dove ci si indigna ogni due ore verso qualcosa, presto dimenticandosene. E in maniera fittizia, come le risate a crepapelle mandate via emoticon su Whatsapp, mentre neanche una ruga ci increspa il viso. Se in tanti si sono indignati per il gesto poco elegante di Emiliano Martinez, portiere campione del mondo con l’Argentina che, appena ricevuto da un emiro il premio come miglior numero uno del Mondiale, premio che consisteva in una mano guantata lunga una trentina buoni di centimetri, ha ben pensato di portarsela giù in basso, a simulare un fallo eretto, fallo eretto rivolto verso pubblico e avversari. Se in molti si sono indignati per le parole dell’altro argentino, De Paul, piagnucolante per il troppo stress a dire in mondovisione che ora tutti quelli che lo hanno duramente criticato devono succhiargli con passione il cazzo. Quegli stessi indignati si sono sperticati in battute degne di un film con Alvaro Vitali o il compianto Lando Buzzanca, dove il tema di fondo è la sorpresa che Mbappè si troverà nel momento in cui sfilerà le mutande della sua fidanzata, o in alternativa, su quale trofeo si troverà a dover stringere tra le mani, lui che la finale l’ha in qualche modo segnata coi suoi gol ma alla fine ha perso.

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Emiliano Martinez (Getty Images).

Quell’atavica tendenza italica a sessualizzare tutto

Ora, detto che Ines Rau è una donna, in precedenza donna nata nel corpo di un uomo, ma oggi donna a tutti gli effetti – non dovrebbe servire, ma magari per gli analfabeti funzionali le figure possono essere d’aiuto e digitando il suo nome su Google immagini la cosa dovrebbe risultare piuttosto evidente, lungi da chi scrive star qui ad allestire una qualche considerazione che verta sull’estetica visto che il discorso sarebbe valido esattamente alla stessa maniera se si trattasse di persona di aspetto meno oggettivamente bello, e ci mancherebbe pure altro – resta che fare battute su faccende sessuali è qualcosa che, temo, ci caratterizza ancora troppo. E se viene usata la prima persona plurale, quindi se il discorso viene allargato a chi scrive come a tutti quanti voi che leggete, in una azione che può risultare magari forzata ma è pura scelta retorica, è solo perché quando si tira in ballo una matrice culturale tutti sono coinvolti, anche quanti non si sentono affatto rappresentati dalla foto plastica della situazione.

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Ines Rau (Getty Images).

Nel nostro Paese c’è l’atavica tendenza a sessualizzare tutto, a partire dal linguaggio e dalla sua deriva violenta. Se una donna compie una azione scorretta al volante, ipotizzo, ci sono ottime probabilità che verrà apostrofata come “puttana”, facendo quindi riferimento non a qualcosa concernente la guida, ma alla sua sfera sessuale e, siamo pur sempre il Paese che ospita il Vaticano, la morale. Se qualcuno si macchia ai nostri occhi, la prima persona plurale già l’ho spiegata, di una qualche colpa, specie se riguarda il campo del coraggio, della forza fisica, insomma, tutte quelle caratteristiche ascrivibili al machismo, o alla mascolinità tossica, per usare una parola alla moda, gli si darà del “frocio”, in una delle sue tante varianti. Del resto l’insulto più utilizzato da uomini, donne, siano anch’essi parte della comunità LGBTQA+ è il “vaffanculo”, che è un insulto di matrice sessista, seppur col tempo detta matrice si è andata perdendo. Il “vaffanculo” è un invito alla sodomia passiva, non al sesso anale, attenzione, le due cose coincidono tecnicamente, ma nei fatti alla prima si dà una connotazione moralmente sbagliata, la seconda rientra più specificatamente nella sfera puramente sessuale, senza giudizi di fondo. Il “vaffanculo”, quindi, è un invito alla sodomia passiva, vista come qualcosa di sgradevole, di sbagliato, di riferibile, quindi, in una visione eterosessuale del mondo, all’omosessualità e all’omossesualità in quanto portatrice di pratiche immorali, peccaminose, sicuramente sgradevoli. Ma il “vaffanculo” viene utilizzato anche da chi pratica il sesso anale, attivamente o passivamente, sia il latore del vaffanculo eterosessuale, omosessuale o appartenente a un’altra delle sigle della comunità LGBTQA+. Il discorso del gergo scurrile, che va sempre a pescare nella sessualità, sia che si tratti di identificare una donna con una specifica parte del corpo per definirla particolarmente attraente, sia che invece si faccia riferimento a una parte dell’apparato genitale maschile per definire qualcuno stupido o comunque poco sveglio, meriterebbe un ulteriore approfondimento, troppo lungo da fare in questa sede. Resta però che se culturalmente nessuno ha nulla da eccepire riguardo a riferimenti come questi, non come succede magari nei Paesi nordici o anglosassoni in cui di fronte all’utilizzo di certe parole nelle scuole scatta la sospensione, sarà davvero difficile sperare di ottenere la fine di discriminazioni dovute al proprio orientamento sessuale o alla propria identità di genere.

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Kylian Mbappé festeggia dopo un gol (Getty Images).

Ogni giustificazione d’ufficio cade davanti all’omofobia e alla discriminazione

Un retaggio culturale talmente radicato da vanificare anche le giustificazioni d’ufficio di chi prova a ricondurre il tutto a una forma vagamente frustrata di invidia sociale, volendo anche comprensibile in un periodo di crisi economica come questa rispetto a un calciatore milionario. Perché quel tipo di battute di bassa lega le sentiamo rivolte anche a persone assai meno ricche e famose, e più in generale sin dall’arrivo dell’adolescenza. Veniamo bombardati da messaggi che ci inducono a stigmatizzare tutto ciò che venga letto come altro da noi, seppur la Gen Z, come un po’ anche i Millenial che l’ha preceduta, sembri decisamente estranea a questi discorsi. Non è dato sapere per certo se Kylian Mbappè, otto gol all’ultimo campionato mondiale, di cui tre durante la finale, quando ancora deve compiere 24 anni, e Ines Rau, prima Playmate transgender a posare nuda per Playboy siano in effetti una coppia. Quel che sappiamo per certo è che ogni volta che qualcuno fa una battuta sessista, omofoba, o più in generale prova a discriminare anche solo col linguaggio chi vede come diverso da sé la nostra possibilità di evolverci come razza umana fa un passo indietro, andando in Prigione senza passare dal via. Prenderne coscienza potrebbe essere non dico un gol fatto in finale, ma almeno un piccolo segno di civiltà.