Rock band di Taiwan indagata in Cina per aver cantato in playback

Fabrizio Grasso
05/12/2023

I Mayday, noti anche come Beatles d’Asia, sono accusati di sincronizzazione labiale, vietata dalla legge di Pechino. Avrebbero sfruttato basi preregistrate per cinque brani durante il concerto di Shanghai del 16 novembre. La replica degli artisti: «Calunnie, tutto falso».

Rock band di Taiwan indagata in Cina per aver cantato in playback

Una popolare rock band di Taiwan è indagata in Cina per «aver ingannato il pubblico con la sincronizzazione labiale», ossia aver cantato in playback, durante un concerto. Una pratica illegale nel Paese, come sottolineato dall’articolo 47 del regolamento sull’amministrazione degli show commerciali del 7 luglio 2005. Si tratta dei Mayday, formazione dall’enorme fan base nell’Est, tanto da aver guadagnato il soprannome di Beatles d’Asia. Secondo quanto ha riferito lunedì 4 dicembre l’agenzia di stampa Xinhua, l’accusa si riferisce al live del 16 novembre a Shanghai, uno degli otto concerti in 10 giorni del gruppo di fronte a un pubblico totale di 360 mila persone. Immediata la replica della band tramite l’etichetta B’in Music: «Calunnie, tutto falso».

Mayday accusati di aver cantato in playback: la ricostruzione della vicenda

Come ha spiegato anche la Cnn, tutto è partito grazie ad alcuni video apparsi sul social Bilibili, piattaforma celebre in Cina per la condivisione di filmati. Un vlogger musicale ha infatti analizzato tramite un software, probabilmente sfruttando l’IA, le clip di 12 canzoni pubblicate online da un fan durante il concerto. Ha così scoperto che il frontman dei Mayday, Ashin, avrebbe cantato in playback almeno cinque brani della scaletta. A tradirlo la differenza nell’intonazione fra le tracce in questione e le altre, in cui avrebbe non solo sbagliato alcune note, ma sarebbe anche andato fuori tempo rispetto alla base strumentale. Le accuse del vlogger hanno immediatamente preso piede su Weibo, ibrido cinese di X e Facebook, accumulando 300 milioni di visualizzazioni. Immediata la reazione delle autorità, che hanno aperto le indagini e promesso un’analisi più approfondita dei file.

I Mayday, rock band di Taiwan, sotto indagine in Cina. Durante un live avrebbero cantato in playback, vietato per legge. Rischiano una multa.
I Mayday, rock band di Taiwan popolare in Cina (Getty Images).

La band non ci sta e ha rispedito al mittente ogni accusa tramite la sua casa discografica B’in Music. «Sono attacchi dannosi che rovinano l’immagine del gruppo», si legge in una comunicazione ufficiale rilasciata sui social. «Stiamo collaborando con le autorità e riteniamo che otterremo la verità in modo da chiarire ogni spiacevole inconveniente». Il playback, come ha anche aggiunto la Cnn, rappresenta un escamotage molto utile per gli artisti che devono inscenare grandi coreografie di danza durante i loro concerti. È infatti pratica comune sfruttare voci di sottofondo o musica preregistrata da accompagnare all’esibizione dal vivo, così da non perdere efficacia durante la danza. I fan dei Mayday intanto si dividono tra chi manifesta delusione e chi invece prova a difendere la performance, pubblicando altri video delle stesse canzoni incriminate.

Cosa rischia la rock band e quali sono le loro canzoni più famose

Secondo la legge cinese, qualora venisse giudicata colpevole di sincronizzazione labiale, la rock band andrà incontro a una multa fino a 100 mila yuan (circa 13 mila euro) o comunque non inferiore a 50 mila (attorno ai 6.500 euro). Qualora dovessero contravvenire nuovamente entro i prossimi due anni, rischierebbero la licenza per potersi esibire dal vivo. Noti per tenere vere e proprie maratone musicali, tanto che un loro live dura fino a tre ore, i Mayday hanno debuttato negli Anni 90 riscuotendo subito enorme successo. Le loro hit, da Cheers a Here, principalmente in mandarino e dialetto hokkien, ricordano un ibrido fra il rock degli U2 e il pop degli One Direction e raccontano gioie e dolori dei più giovani. A maggio, sei concerti a Pechino andarono sold out in appena cinque secondi, con una vendita complessiva di 300 mila biglietti.