Mario Draghi è stato silurato per invidia da tre nullità

Mario Margiocco
22/07/2022

Salvini, Conte e Berlusconi rappresentano bene l'insicurezza che spinge molti italiani, messi di fronte a qualcuno bravo, a cercare disperatamente di dimostrare che così bravo non è. Ora la Meloni sogna il suo momento e dice ai cittadini «sono una di voi», senza rendersi conto che proprio questo è il problema.

Mario Draghi è stato silurato per invidia da tre nullità

La commedia tragica che ha chiuso al Senato la parentesi politica di Mario Draghi obbliga a riflettere su alcune caratteristiche del nostro Paese e di molti suoi cittadini. È stata una commedia perché il parlamento italiano difficilmente evita nei suoi passaggi cruciali la categoria del ridicolo, cui sembra predisposto legislatura dopo legislatura da un congruo numero di parlamentari dall’oratoria stantia e provinciale. Ed è stata una tragedia perché i costi per gli italiani, in questi tempi drammatici su più fronti, sono e saranno tragici.

Mario Draghi è stato silurato per invidia da tre nullità
Mario Draghi in Senato. (Getty)

In molti hanno invidiato all’Italia Draghi, e questa è stata la causa prima dei suoi problemi a Roma

In Gran Bretagna il partito conservatore sta mandando a casa dopo tre anni Boris Johnson, il primo ministro che ha portato a compimento la Brexit nel dicembre 2019; ma si sapeva dall’inizio che Boris era un contafrottole seriale, non studiava i dossier, era un narcisista patologico e si sapeva, lo ha scritto il suo ex direttore al Daily Telegraph, Max Hastings, quanto fosse sprovvisto di molte delle qualità necessarie a un capo politico di rango. E nessuno ha mai invidiato agli inglesi Boris Johnson. In molti invece hanno invidiato all’Italia Mario Draghi, e questa è stata la causa prima dei suoi problemi a Roma. Gli ha messo contro, passate le prime settimane da un insediamento che li ha colti di sorpresa, guidato da Sergio Mattarella, la schiera molto folta dei politici italiani che non ci porterà mai via nessuno e nella cui anticamera non c’è mai nessuna fila di visitatori, solo postulanti. Draghi è una persona normale che però ha messo insieme, a partire dagli anni di studio negli Stati Uniti e poi al Tesoro, nel settore privato, a Bankitalia e alla Bce un bagaglio di esperienze e di conoscenze di prima classe. Conosce il mondo, a differenza di molti politici italiani che quando incontrano i colleghi tendono a fare da tappezzeria e si rincuorano solo nei bilaterali con interprete, ed è conosciuto dal mondo, e spesso molto bene e da molti anni.

Salvini, uno che ha la statura per essere consigliere comunale a Trezzano sul Naviglio

Draghi è stato silurato, in definitiva, in un anno e mezzo, la metà del tempo per far fuori un Johnson di categoria molto inferiore come figura pubblica, e a silurarlo sono state tre nullità che nessuno ci invidia a nome Matteo Salvini, Giuseppe Conte, Silvio Berlusconi. Più una nutrita schiera di loro accoliti molto seccati da questo Draghi che parlava con tutti ma non con loro e che tutti conoscevano mentre, loro, tutti li ignorano. Salvini è un politico lombardo che ha la statura per essere consigliere comunale a Sesto San Giovanni o meglio ancora Trezzano sul Naviglio, per Milano è sottodimensionato, e si faceva notare a una radio leghista dove cercava spazio da giovane perché era quello che urlava più di tutti. Come europarlamentare ebbe il record dell’insolenza e dell’assenteismo beccandosi da un collega belga la reiterata accusa di “fannullone”.  Prese la guida di una Lega al disastro nel 2013 e, con vigorose iniezioni di populismo di destra e sovranismo, cavalcando l’anti-immigrazione, e con il «sono uno di voi» come motto ne quadruplicò i voti, intoccabile quindi fino a quando non ne perderà in modo vistoso.

Mario Draghi è stato silurato per invidia da tre nullità
Matteo Salvini e Silvio Berlusconi. (Getty)

Conte estratto dal cilindro, Berlusconi nutriva un astio personale con Mario

Conte, anonimo avvocato e docente universitario, diventò primo ministro per caso, come tutti sanno, estratto dal cilindro dei cinque stelle per superare lo stallo tra Luigi Di Maio e Salvini entrambi aspiranti alla carica nel 2018. Berlusconi, il più noto, è un fin troppo abile imprenditore che in politica ha un solo merito, il coraggio di presentarsi al voto nel 1994 sbloccando una situazione paradossale in cui gli elettori non avevano scelta, se non votare per l’ex Pci. Per il resto, ha gestito malissimo i voti che a più riprese gli italiani gli hanno affidato, in modo amplissimo nel 2008, e non ha mantenuto nessuna delle grandi promesse di innovazione della politica. Nei confronti di Draghi ha un astio personale considerandolo un ingrato, e «un uomo di m….». Ha detto più volte: «Per gli 80 anni non mi ha nemmeno fatto gli auguri».

Persino Paragone ricordava a Draghi come la sua supposta bravura fosse solo una favola

Draghi avrebbe dovuto guardarsi di più da questi compagni di strada inaffidabili. E avrebbe dovuto curare di più i rapporti con un parlamento la cui natura va in definitiva accettata, e dove comunque si possono trovare interlocutori validi, in ordine sparso. Ma sarebbe stato comunque difficile neutralizzare quell’italico sentimento di insicurezza che spinge molti italiani, messi di fronte a qualcuno bravo, a cercare disperatamente di dimostrare che così bravo non è. È un istinto nazionale a migliorare la propria posizione non eccellendo ma cercando di impedire che altri possano farlo. Se qualcuno ha dubbi, vada a rivedersi la soddisfazione con cui un nulla politico come Gianluigi Paragone ricordava a Draghi, in una breve dichiarazione di voto al Senato il 20 luglio, come la sua supposta bravura fosse solo una favola, e lo consigliava di «farsi vedere», da un neurologo cioè. Toni meno miserabili, ma analoghi, si sono sentiti ieri in altri interventi all’insegna dell’invidia, fatti da gente che mai sarà all’altezza di un Draghi e quindi ci tiene ad abbassarlo al proprio livello.

i progetti politici degli ex M5s
Gianluigi Paragone (da Fb).

Crolla tutto, ma chissenefrega: c’è un mondo di balneari e tassisti in protesta, da tutelare!

Se la ferale triade Conte-Salvini-Berlusconi ha colpito, lo ha fatto a nome di una consistente minoranza di italiani, nettamente inferiore a quanti invece Draghi lo hanno apprezzato, ma sufficientemente numerosa per colpire e fare male. Al Paese prima di tutto. Vladimir Putin che attaccando l’Ucraina vuole mettere sotto scacco l’intera Europa, spezzare il legame transatlantico e dimostrare l’inconsistenza di una Unione europea che, come il papa una volta, non ha divisioni corazzate di suo? E chissenefrega, nel mondo dei balneari e dei tassisti in protesta, tutti da tutelare! E poi, chi era davvero questo Draghi? Certamente era uno stufo della loro compagnia, e ieri lo ha dimostrato non concedendo nulla nel discorso al Senato ai suoi oppositori all’interno del governo. Un errore, forse. Ma occorre ricordare che Mario Draghi e il suo governo erano per l’Italia una sorta di commissariamento autoctono di cui i partner europei e la Commissione si fidavano, e che l’alternativa probabile resta ora quella di un commissariamento vero e proprio, se vogliamo continuare a fare parte dell’Ue e dell’euro.

Mario Draghi è stato silurato per invidia da tre nullità
Mario Draghi. (Getty)

Einstein parlava di «grandi personaggi che hanno incontrato una feroce opposizione da parte di menti inferiori»

«I grandi personaggi (great spirits nella versione originale) hanno sempre incontrato una feroce opposizione da parte di menti inferiori», osservava Albert Einstein. Non sono dinamiche solo italiane. Ma in Italia sono più sistematiche e diffuse. Senza scomodare un Einstein più del dovuto, va riconosciuta a Draghi una statura non comune, rispetto alla quasi totalità del parlamento italiano, e va ricordato come insistentemente i suoi avversari abbiano invitato a sfatarne le “presunte” qualità superiori. «Se tutto gira introno a Draghi i partiti confessano la propria inutilità», scriveva su Il Tempo sette mesi fa Angelo De Mattia, ex funzionario Bankitalia molto vicino a Massino D’Alema e quindi antidraghiano. Certo, il 20 luglio 2022 al Senato si sono dimostrati “utili”! Il Fatto ha condotto contro Draghi una campagna a tappeto, e altri meno insistentemente hanno colpito non con critiche ad hoc perfettamente legittime e sacrosante, ma con toni generici al ritmo del «ma chi è questo Draghi?».

L’Italia resta col suo debito pubblico, la sua inaffidabilità, il suo provincialismo

Draghi è un signore che per un anno e mezzo ha garantito per l’Italia, Paese che quanto a garanzie ha il rating che conosciamo, cioè basso. Non perché l’Italia abbia poco da offrire in garanzia, ma perché vanifica con le sue illusioni, il suo debito pubblico, la sua inaffidabilità, le sue leggerezze, la sua ignoranza, il suo provincialismo (il vezzo cioè di poter seguire norme tutte sue che altrove non valgono, e stupirsi dei guai che questo provoca), il molto di positivo che avrebbe. Giorgia Meloni sogna ora il suo momento, si sente già presidente del Consiglio, una meta storica per il partito nato dai resti di un regime che non portò fortuna all’Italia, e che fu e resta insieme ad altri all’origine del profondo populismo italiano. Meloni presenta il voto anticipato, anticipato di pochissimi mesi rispetto alla scadenza naturale, come panacea di tutti i mali. Basta «far scegliere agli italiani», e voilà il miracolo. Dice e ha scritto «sono una di voi», frase di successo nelle stagioni populiste e simbolo delle stesse, senza rendersi conto che l’essere «una di voi» non è la soluzione, ma è il problema. Se le riuscirà, vedremo presto che peso avrà l’Italia di Giorgia Meloni nel mondo, e che credito riceverà a Bruxelles. Rimpiangeremo molto Mario Draghi, ma una quota di connazionali non lo ammetterà mai perché un Draghi gli “dava fastidio”. Occorrerà poi qualcun altro per raccogliere i cocci e aiutarci a leccare le ferite. Questa Italia anti-meritocratica, populista in quanto prima di tutto anti-meritocratica, fintamente democratica, pasticciona, incapace e furbesca, più che presente sugli scranni parlamentari dove giustamente il popolo è rappresentato, ha servito al Paese un piatto avvelenato.