Panchine in fuga

Nicolò Delvecchio
21/06/2021

Non solo Marco Rossi, l'allenatore dell'Ungheria: sono tanti i tecnici italiani che hanno provato a guidare un'altra nazionale, con risultati altalenanti: c'è chi ha portato a casa un trofeo, chi lo avrebbe meritato ma lo ha solo sfiorato. E anche chi è durato pochi giorni.

Panchine in fuga

Con il pareggio con cui ha fermato la Francia campione del mondo, l’Europa ha scoperto Marco Rossi, commissario tecnico dell’Ungheria dal 2018. Una carriera particolare, quella dell’allenatore piemontese, popolarissimo a Budapest e dintorni, ma quasi sconosciuto in patria: «Se fossi rimasto in Italia avrei lavorato nello studio da commercialista di mio fratello», disse nel 2019, «tra febbraio 2011 e giugno 2012 sono rimasto fermo, ho avuto delle proposte in Serie C ma mi dissero che avrei dovuto anticipare i soldi per poter allenare. Fui schifato». Poi, dopo una carriera passata prevalentemente nella terza serie italiana, la chiamata dall’Ungheria e la svolta nella carriera: alla Honved allena per quattro anni – non consecutivi – e vince il campionato che ai rossoneri mancava da 24. Dopo una stagione in Slovacchia, il ritorno a Budapest nelle vesti di commissario tecnico, con cui porta i magiari a qualificarsi per il secondo Europeo di fila, quello in corso. Con tutta probabilità tornerà a casa ai gironi, visto che le avversarie del primo turno sono Francia, Portogallo e Germania: ma con la prima ha pareggiato, e con la seconda ha perso solo negli ultimi minuti. Dovesse vincere contro i tedeschi, passerebbe probabilmente agli ottavi, un risultato assolutamente impronosticabile: ma già chiudere il gruppo con un punticino sa di impresa.

Marco Rossi però non è il primo, né il solo, commissario tecnico italiano di una nazionale straniera: prima di lui ce ne sono stati altri, tra chi ha deluso le aspettative e chi invece si è spinto oltre. Storie di allenatori, prevalentemente “vecchio stampo”, che sono stati in grado di reinventarsi all’estero, cogliendo l’occasione per provare nuove sfide in contesti del tutto diversi da quelli cui erano abituati.

Giovanni Trapattoni, Irlanda

Dopo 22 trofei vinti con i club tra Italia, Germania, Portogallo e Austria, e dopo un quadriennio non positivo alla guida degli Azzurri, il Trap si tuffa nella seconda esperienza da commissario tecnico e, nel 2008, accetta la panchina dell’Irlanda. Il primo biennio è sfortunatissimo: nel 2009 arriva allo spareggio con la Francia per decidere chi va ai Mondiali del Sudafrica, e dopo la sconfitta in casa per 1-0 sfiora l’impresa al ritorno. Avanti 1-0 al 90′, l’Irlanda si fa raggiungere ai supplementari da un gol di William Gallas, ma la rete era da annullare per un precedente tocco di mano – decisivo – di Thierry Henry: ai Mondiali vanno quindi i Bleus. Passata quella delusione, nel 2012 riesce a portare la sua Irlanda agli Europei di Polonia e Ucraina, e ai gironi trova proprio l’Italia di Prandelli. Con gli Azzurri gioca la terza partita, ma perde (tutte le gare) e viene eliminato al primo turno. Rimane con Marco Tardelli (suo vice) fino al 2013, quando si dimette dopo due sconfitte. La qualificazione a Euro2012 rimane comunque una medaglia, visto che l’Irlanda non si qualificava al torneo da 24 anni.

Fabio Capello, Inghilterra e Russia

Dopo una stagione culminata con la vittoria della Liga – col Real Madrid – nel 2006/07, Don Fabio viene chiamato sulla panchina dell’Inghilterra per prendere il posto di Steve McClaren, l’allenatore che mancò la qualificazione a Euro 2008. La squadra è piena di talento e l’obiettivo è riportare nell’isola un trofeo che manca dal 1966, e l’avventura di Capello parte bene: nel girone di qualificazione per i Mondiali del Sudafrica ottiene 8 vittorie di fila e riporta i Tre Leoni a un torneo internazionale. Il percorso si interrompe agli ottavi, in cui l’Inghilterra viene eliminata dalla Germania (4-1) ma non viene convalidato un gol regolarissimo a Frank Lampard. Confermato, Capello trascina gli inglesi anche a Euro2012, ma si dimette prima del torneo per un disaccordo con la federazione. Nel 2012 allora accetta la panchina della Russia, con cui si qualifica ai Mondiali 2014 (mandando agli spareggi il Portogallo) ma viene eliminato ai gironi. Nel 2015 viene sollevato dall’incarico, e dopo una stagione allo Jiangsu Suning (2017-19) decide di chiudere la carriera da allenatore.

Alberto Zaccheroni, Giappone

Uno scudetto col Milan ed esperienze non troppo positive con Inter e Juventus, ma nel 2010 per Zac arriva l’offerta dall’Estremo Oriente: il Giappone lo chiama per guidare la nazionale del Sol Levante, lui risponde presente. Mantiene una striscia di imbattibilità lunga 19 partite, nelle quali batte anche in amichevole l’Argentina. Non sarà però quello il suo successo principale: nel 2011, infatti, vince la Coppa d’Asia giocata in Qatar, riportando il trofeo a Tokyo dopo sette anni di attesa. Un trionfo che gli aprirà le porte del palazzo dell’Imperatore Akihito, un onore non banale. Lascia alla fine del Mondiale 2014, e al termine della sua esperienza il capitano Yasuhito Endo dirà che, in assenza del suo interprete, Zaccheroni ha spesso parlato alla squadra a gesti. Ma le uniche parole che contano sono quelle del campo, e lì ha avuto ragione il tecnico romagnolo.

Claudio Ranieri, Grecia

Un Claudio alla guida della Grecia non si vedeva dai tempi dell’Impero romano, ma l’esperienza ellenica di Ranieri è stata breve e molto negativa. Dopo aver allenato Chelsea, Juventus, Roma e Inter, nel 2014 – dopo un buon biennio al Monaco – il tecnico romano viene chiamato sulla panchina della Grecia. Dura pochissimo, solo quattro partite: il tempo di perdere contro Romania, Irlanda del Nord e Far Oer, e di pareggiare contro la Finlandia, che è già tempo di fare le valigie. Potenzialmente è l’esperienza che potrebbe distruggere una carriera, invece di lì a poco arriverà la chiamata del Leicester, con cui nel 2016 Ranieri realizza l’impresa più memorabile degli ultimi anni, la vittoria della Premier League. Forse, è addirittura un bene che la panchina biancazzurra sia durata così poco.

Gianni De Biasi, Albania (e ora Azerbaigian)

Nel 2011 De Biasi, ex tecnico di Torino e Brescia, viene chiamato dalla nazionale albanese per prendere il posto di Josip Kuze. Il primo obiettivo, la qualificazione a Euro2012, non va a buon fine, né riesce ad approdare alle fasi finali del Mondiale brasiliano del 2014. Il 2015 è invece l’anno di gloria, perché prima vince in Portogallo una gara valida per le qualificazioni a Euro2016, poi ottiene un successo in amichevole contro la Francia. La vittoria migliore è però il 3-0 in Armenia dell’11 ottobre, con cui certifica l’approdo della nazionale a un Europeo per la prima volta nella sua storia. Perde le prime due partite contro Svizzera (1-0) e Francia (2-0 maturato negli ultimi minuti), ma nella terza gara batte la Romania e conquista la prima vittoria dell’Albania nella fase finale di un torneo. Il terzo posto non basta alla qualificazione, ma non importa. Lascia nel 2017, e dopo una parentesi all’Alaves, nel 2020 diventa il ct dell’Azerbaigian.

Dario Bonetti, Zambia

La sua storia la conoscono in pochi, ma Dario Bonetti – e il suo vice Alessandro Birindelli – sono stati a un passo dal diventare i primi italiani a vincere la Coppa d’Africa. Nel 2010 Bonetti, ex difensore di Roma, Milan e Juventus, viene chiamato dalla federazione dello Zambia per guidare la nazionale. Dopo un primo tentennamento accetta, e porta nel suo staff anche l’ex terzino della Juventus. Il lavoro è complicato, perché trovare – e vedere – i giocatori è molto difficile, ma i due riescono a mettere in piedi un’ottima nazionale, che centra l’obiettivo di qualificarsi al torneo continentale in programma nel 2012. Pochi giorni dopo, però, Bonetti viene esonerato: era legato a un contratto stipulato col governo, e il cambio di esecutivo – in una sorta di spoil system – determina anche il cambio in panchina. Sarà un grande rimpianto, perché la nazionale di Renard, francese e tra gli allenatori più quotati in Africa, vincerà il trofeo – il primo nella sua storia – battendo ai rigori la favoritissima Costa d’Avorio.