Manzoni: ritratti, foto e statue dello scrittore nel 150esimo anniversario della morte

Stefania Romani
27/05/2023

Dal celeberrimo ritratto di Hayez a quello di Molteni e d'Azeglio. Fino alle fotografie e alle statue di piazza san Fedele a Milano e a Lecco. L'iconografia del grande scrittore milanese.

Manzoni: ritratti, foto e statue dello scrittore nel 150esimo anniversario della morte

«Di Alessandro Manzoni giovane esistono svariati ritratti. Sono molto diversi tra loro benché siano stati dipinti a non grande distanza d’anni gli uni dagli altri», scrive Natalia Ginzburg ne La famiglia Manzoni, romanzo pubblicato nel 1983. «Nell’uno ha i capelli ravviati in piccole onde fitte e simmetriche, il naso aguzzo e l’aria giudiziosa. Altrove ha una folta chioma scompigliata, gli occhi nuvolosi e rassomiglia a Ugo Foscolo. Altrove ha un grosso naso e la bocca imbronciata. Altrove ancora ha le guance scavate, lo sguardo penetrante e basette ricciute e crespe». In occasione del 150esimo anniversario della morte dell’autore de I Promessi Sposi, avvenuta il 22 maggio 1873, Tag43 vi propone alcuni suoi ritratti. A partire da uno dei primi realizzato da Andrea Appiani nel 1790 che lo ritrae con la madre Giulia Beccaria.

Manzoni: ritratti, foto e statue dello scrittore nel 150esimo anniversario della morte
Andrea Appiani, Giulia Beccaria e il piccolo Manzoni (1790).

Il Manzoni ‘familiare’ immortalato da Francesco Hayez

Il più celebre ritratto di Manzoni è quello firmato da Francesco Hayez, pittore che dopo gli esordi classici si avvicina al Romanticismo. Il dipinto, per il quale lo scrittore nonostante la ritrosia posò per ben 15 volte, mostra un uomo maturo, dal volto magro, con espressione attenta e labbra serrate. E con realismo, intende restituire sulla tela la statura morale e le doti personali di Manzoni: l’intelligenza, l’impegno civico, la fermezza. Seduto in poltrona, lo scrittore accavalla le gambe, appoggia la mano destra al bracciolo e con la sinistra stringe una tabacchiera, una scelta iconografica voluta da Teresa Manzoni Stampa, la sua seconda moglie, che pure contribuì a ricondurre l’immagine di Manzoni in un ambito familiare. Lo scrittore infatti era solito ‘pipare’ e usava una tabacchiera in legno di fico di forma rotonda, preferendola ai ‘moderni’ modelli a cerniera. (Francesco Hayez, Ritratto di Alessandro Manzoni, 1841, olio su tela, Milano, Pinacoteca di Brera. pinacotecabrera.org).

Manzoni, i ritratti e le statue dello scrittore nel 150esimo anniversario della morte
Francesco Hayez, Alessandro Manzoni.

Molteni e d’Azeglio, il ritratto con lo sfondo di “quel ramo del lago di Como”

Un altro quadro che Manzoni però non voleva fosse esposto fu realizzato a quattro mani da Giuseppe Molteni, cresciuto come ritrattista alla corte di Maria Luigia a Parma, e Massimo d’Azeglio, patriota, scrittore e pittore specializzato nel paesaggio storico, nonché vedovo di una delle figlie del romanziere. I due artisti condividevano lo studio e mentre il primo dipingeva Manzoni, il secondo tratteggiava il panorama di fondo, ovvero “quel ramo del lago di Como”, celebre incipit dei Promessi Sposi. Nel fondale con colori che vanno dal nero agli ocra e con un cielo dai toni rosati, si intravede Ponte Azzone Visconti, fra i simboli di Lecco, la città a cui lo scrittore rimase legato per tutta la vita. La figura, che regge una copia de I Promessi Sposi, si staglia nel dipinto di formato verticale: abito scuro, camicia bianca, il soggetto è in posizione frontale, con capelli e basette meno ingrigiti rispetto al quadro di Hayez. La testa leggermente inclinata verso sinistra, una ruga fra gli occhi e lo sguardo serio che va oltre il dipinto sottolineano la sua intransigenza (Giuseppe Molteni e Massimo d’Azeglio, Ritratto di Alessandro Manzoni, 1835, olio su tela, Milano, Biblioteca Nazionale Braidense. www.braidense.it).

Manzoni, i ritratti e le statue dello scrittore nel 150esimo anniversario della morte
Il ritratto di Manzoni di Molteni e D’Azeglio (dal profilo Fb della biblioteca nazionale Braidense).

La foto scattata da Giulio Rossi 

Ritrae un Manzoni molto in là con gli anni, la fotografia scattata da Giulio Rossi, pittore e fotografo milanese che prese parte al Risorgimento. Il busto dello scrittore seduto è appena incurvato. Sugli abiti neri, ad eccezione del colletto bianco della camicia, e su un alone grigio di fondo spiccano la mano e il volto del romanziere: le basette e i capelli ormai bianchi, con una stempiatura accentuata, circondano un viso serio, con sguardo intenso e labbra appena socchiuse. Una chicca il formato, quello ridotto delle carte de visita in voga a fine Ottocento. Esistono altre fotografie del Manzoni, tra cui una sul letto di morte di Spagliardi e Silo ed Emilio Sommariva. (Giulio Rossi, Ritratto di Manzoni, fotografia, formato carte de visite (circa 54 mm x 89), Milano, Civiche raccolte d’arte applicata e incisioni, Archivio fotografico, Fondo Lamberto Vitali. www.lombardiabeniculturali.it).

Manzoni, i ritratti e le statue dello scrittore nel 150esimo anniversario della morte
Fotografie del Manzoni. La prima di Giulio Rossi (da Lombardiabeniculturali).

 

La statua in bronzo in piazza San Fedele 

In piazza san Fedele a Milano, a due passi da Palazzo Marino e dalla Scala, nel 1883 fu eretta una statua in bronzo dello scrittore, proprio davanti alla chiesa sui cui gradini lo cadde, nell’uscire da messa, procurandosi una ferita che lo porterà alla morte. Dopo la scomparsa di Manzoni la città volle omaggiarlo con una scultura fusa su disegno di Francesco Barzaghi, autore di opere risorgimentali. La statua poggia su un basamento in marmo rosso: una mano dietro la schiena, nell’altra regge Le Georgiche di Virgilio. (Francesco Barzaghi, Monumento bronzeo ad Alessandro Manzoni, 1883, cm 167 x 54, Milano, piazza san Fedele).

Manzoni, i ritratti e le statue dello scrittore nel 150esimo anniversario della morte
La statua del Manzoni in piazza san Fedele a Milano.

Lecco e il monumento di Francesco Confalonieri

Un’altra statua in bronzo di Alessandro Manzoni è collocata nell’omonima piazza di Lecco. Il basamento in granito rosa di Baveno, alto oltre quattro metri, è decorato da tre bassorilievi, raffiguranti tre scene de I Promessi Sposi: il rapimento di Lucia, la morte di don Rodrigo e il matrimonio dei promessi, che rappresentano rispettivamente il peccato, l’espiazione e il trionfo dell’innocenza. Sopra alla base domina la statua dello scrittore, seduto su una poltrona, che appoggia ai braccioli entrambe le braccia e indossa la consueta giacca. L’iconografia del volto riprende quella dei dipinti, con uno sguardo che si perde in lontananza, fra i paesaggi lecchesi. L’opera postuma fu voluta dal Comune e, dopo una raccolta di donazioni, affidata tramite concorso allo scultore brianzolo Francesco Confalonieri. (Francesco Confalonieri, Alessandro Manzoni, bronzo, 280 cm (450 cm basamento), 1891, Lecco, piazza Manzoni).

Manzoni, i ritratti e le statue dello scrittore nel 150esimo anniversario della morte
Il monumento di Manzoni a Lecco.