Il matriarcato mandarino

Redazione
28/07/2021

Uno studio del biologo spagnolo Manuel Talon ha svelato l'origine dei popolari agrumi. Sarebbero comparsi milioni di anni fa tra i monti del Nanling, nella Cina meridionale, da semi dotati esclusivamente dei geni materni.

Il matriarcato mandarino

La storia di un frutto, spesso, si interseca inscindibilmente con quella dei popoli e delle terre che lo hanno coltivato e commerciato. È il caso dei mandarini che, come riportato su El Paìs, sono stati oggetto di un recente studio internazionale per ricostruirne l’origine e il loro affascinante viaggio intorno al pianeta.

Mandarini, dalle pendici dell’Himalaya al resto del mondo

Coniata dai commercianti portoghesi che, nel XVI secolo, si muovevano nelle acque del Mar Cinese Meridionale, la parola mandarino si riferiva originariamente ai funzionari militari e civili della Cina Imperiale. Furono i loro abiti arancioni a ispirare un’estensione del termine anche ai piccoli frutti, ai quali li legava un’evidente analogia cromatica. L’origine dei mandarini sembra però ancora più lontana nel tempo. Partendo dall’analisi dei genomi di 69 varietà, la ricerca condotta dal biologo spagnolo Manuel Talón e da un team di sette scienziati giapponesi e americani, ha fatto luce su un evento che, a suo modo, ha cambiato le sorti dell’umanità. Nel report, pubblicato sulla rivista specializzata Nature Communications, si parla di come, circa otto milioni di anni fa, un processo di raffreddamento globale avrebbe causato lo spostamento degli “antenati” di tutti gli agrumi dall’area pluviale ai piedi dell’Himalaya sia verso est che verso ovest. Quelli migrati verso occidente erano i “progenitori” dei limoni, arrivati sino in Spagna con la conquista musulmana della penisola iberica. Quelli che si erano mossi verso oriente, invece, erano gli avi dei mandarini che, concentrati soprattutto nella zona montuosa del Nanling (a sud della Cina) e ancora non commestibili, iniziarono gradualmente a diversificarsi con l’aiuto della genetica.

L’apomissia, l’intoppo genetico che ha dato vita ai mandarini

Negli agrumi selvatici, in genere, il polline della pianta maschile viaggia attraverso un’ape fino al fiore della pianta femminile. Il risultato è un seme che darà vita a una nuova pianta, con un corredo formato per metà da geni paterni e per la restante parte da quelli materni. Questo non è avvenuto nei mandarini del Nanling 1.6 milioni di anni fa, a causa dell’intervento dell’apomissia, una mutazione che porta allo sviluppo di semi dotati solo ed esclusivamente dei geni materni. Quasi come se, nell’uomo, l’embrione nascesse solamente dalle cellule della madre, diventandone una copia esatta. Un vantaggio importante per gli agricoltori, che approfittarono di questo “inciampo” genetico per creare copie perfette delle loro specie d’elezione, senza il rischio di ottenere risultati fallimentari come quelli – sempre possibili – derivanti dall’incrocio dei due genomi. Proprio da questo processo nacquero i mandarini e le diverse varietà di agrumi che oggi consumiamo in ogni parte del mondo. E che continuano a essere coltivate ricorrendo a questa forma di riproduzione asessuata che, più di un milione di anni fa, ha originato in maniera del tutto naturale gli ibridi che hanno contribuito alla sopravvivenza di limoni, arance, pompelmi, pomeli e simili. «Grazie al nostro studio, la scienza è riuscita finalmente a chiarire l’origine dei mandarini. E, soprattutto, a ribadire qualcosa che si era capito per sommi capi ma che non era stato confermato dall’evidenza scientifica: il regno degli agrumi è, a tutti gli effetti, un matriarcato», ha spiegato Talón.

La promiscuità degli agrumi

Il progetto ha così portato a rintracciare, nelle isole Nansei (Giappone), un esemplare di mandarino selvatico nato proprio da quelli di Nanling, e ha ribadito anche la forte tendenza degli agrumi alla promiscuità. L’albero genealogico pubblicato su Nature e realizzato dal Centro di genomica dell’Istituto di ricerca agraria di Moncada (Valencia), diretto proprio dal dottor Talón, mette chiaramente in risalto come, tra le differenti varietà, vi sia uno scambio continuo. Così, l’arancia dolce non è altro che la figlia di un pomelo e di un mandarino, mentre il limone sarebbe un ibrido tra un’arancia amara e un cedro. «Le specie commestibili sono veri e propri mosaici genetici, mix di caratteristiche selezionate per millenni e messe insieme grazie all’apomissia», ha aggiunto lo scienziato.