I mammut dell’altro ieri

Redazione
25/10/2021

Tramite l'analisi del Dna contenuto in campioni di suolo, un team di scienziati ha dimostrato che alcuni animali preistorici sarebbero spariti molto più tardi di quanto si crede. E non per colpa dell'uomo.

I mammut dell’altro ieri

Mammut, rinoceronti lanosi, cavalli e bisonti delle steppe si sarebbero estinti molto tempo dopo rispetto a quanto sostenuto fino a ora dagli scienziati. Arrivando, addirittura, a convivere con gli uomini per decine di migliaia di anni prima di sparire per sempre. A rivelarlo è stato l’ambizioso progetto di ricerca di un team di scienziati che, per oltre un decennio, hanno studiato il materiale genetico recuperato a partire da 535 campioni di terriccio prelevati in diverse zone dell’Artico.

Cosa ha dimostrato la ricerca sui fossili di mammut

L’analisi di permafrost e sedimenti provenienti da Siberia, Alaska, Canada e Scandinavia, alcune delle 73 aree in cui sono stati rinvenuti i fossili, ha dimostrato che 3900 anni fa la Siberia era ancora popolata dai mammut. Una scoperta che mette in discussione la convinzione che questo animale fosse scomparso più di 10 mila anni fa, eccetto una piccola colonia dispersa sulle isole remote al largo della terraferma siberiana. Un discorso analogo vale anche per i rinoceronti lanosi che, considerati estinti 14 mila anni fa, in realtà continuavano a circolare nelle aree artiche 9800 anni fa, per poi far perdere le proprie tracce con il cambiamento climatico o perché cacciati dall’uomo. «Gli autori dello studio hanno dimostrato che queste specie sono molto più giovani rispetto a quanto indicato dai resti fossili, evidenza che supporta la tesi di una sopravvivenza tardiva che abbraccia molto più tempo di quanto si pensi», ha spiegato alla CNN Tori Herridge, biologa dell’evoluzione. «Siamo davvero molto curiosi di quali nuovi dati lo studio ci regalerà».

Le informazioni offerte dal Dna ambientale

In genere, il Dna viene ricavato da ossa e denti. Tuttavia, la messa a punto di tecniche ambientali ha permesso di utilizzare anche quello presente nel suolo. Elementi come peli, capelli, unghie, cellule morte della pelle, sangue filtrano facilmente nel terreno dove possono rimanere anche centinaia di migliaia di anni. Soprattutto a bassissime temperature. «Le tracce organiche come gli escrementi contengono milioni di segmenti di Dna che tendono a resistere al tempo molto più di uno scheletro», ha sottolineato Yucheng Wang, uno degli autori del report. «Sequenziando queste molecole, è possibile arrivare a definire, per un animale, la prima comparsa e la sopravvivenza nel tempo. E, nel nostro caso, stimare un range temporale di estinzione molto più accurato».

L’ipotesi del cambiamento climatico alla base dell’estinzione

Pubblicato da Nature, lo studio non ha fatto luce soltanto sull’estinzione di questi animali ma anche sulla composizione dell’ecosistema artico degli ultimi 50 mila anni. I mammut vivevano in un habitat freddo, secco e particolarmente variegato in termini di vegetazione e, la loro estinzione sarebbe stata causata dal cambiamento climatico. Quando l’atmosfera si è inumidita e il ghiaccio ha iniziato a sciogliersi, l’ecosistema è cambiato, la biomassa della vegetazione si è ridotta e non sarebbe stata affatto in grado di far sussistere le grosse mandrie di mammut, è l’opinione della maggioranza degli esperti. Resistono però teorie che indicano l’intervento umano come causa o concausa della scomparsa di molte specie.