En Marchette!

Daniele Curci
10/06/2021

La strada per la riconferma all'Eliseo è in salita. Il Presidente al momento convince solo il 38 per cento dei francesi. Così strizza l'occhio alla destra per disinnescare Marine Le Pen. Ma altri possibili candidati potrebbero metterlo in difficoltà: Xavier Bertrand ed Éric Zemmour.

En Marchette!

Qualcuno ha definito le campagne presidenziali una maratona. Per Emmanuel Macron la strada verso la rielezione sembra più una corsa a ostacoli. Secondo gli ultimi sondaggi realizzati da Harris Interactive infatti, al primo turno delle Presidenziali 2022 la leader del Rassemblement National, Marine Le Pen, potrebbe tornare a dare del filo da torcere all’attuale inquilino dell’Eliseo. Un’indagine di Odoxa-Backbone rivela che il 59 per cento dei francesi ha un atteggiamento critico nei confronti di Macron e solamente il 38 per cento approva la sua ricandidatura.

Xavier Bertrand: il terzo uomo 

Inoltre, anche se al momento la sfida per l’Eliseo si concentra sul duello Macron-Le Pen altri candidati potrebbero frapporsi alla rielezione del Presidente francese. Tra questi spicca Xavier Bertrand, identificato dai sondaggi come “il terzo uomo” della sfida presidenziale e da Macron come «l’homme à abattre». Bertrand è un politico di lungo corso, ex ministro con Sarkozy con l’Ump (partito poi rinominato nel 2015 Lr, Les Républicains) attualmente Presidente della Regione dell’Alta Francia, dove corre per la rielezione, in netto vantaggio rispetto agli avversari. In caso perdesse, ha già annunciato che non correrà all’Eliseo. Si vedrà.

Le possibili candidature anti-sistema: ean-Marie Bigard a Eric Zemmour

Le sorprese potrebbero arrivare, condizionale d’obbligo, anche da eventuali candidati anti-sistema, come il comico Jean-Marie Bigard, ora alfiere dei gilet gialli, affascinato dalle teorie complottiste sull’11 settembre e già amico dell’ex presidente Nicolas Sarkozy che accompagnò durante una visita ufficiale aa papa Benedetto XVI a Roma. O il conduttore televisivo, popolare nell’estrema destra, Éric Zemmour. Una strada in salita, insomma, per Macron anche perché nella storia della Quinta Repubblica solamente François Mitterrand è riuscito a farsi eleggere per un secondo mandato.

 

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En Marche! cavalca il tema della identità nazionale per sottrarre voti alla destra

Probabilmente la domanda che assilla gli strateghi di En Marche! è come replicare il successo del 2017, quando Macron conquistò con un partito nuovo di zecca il 66,10 per cento delle preferenze. Al momento la strategia adottata sembra essere quella di strizzare l’occhio alla destra. L’obiettivo è togliere a Le Pen l’esclusiva sulla lotta al terrorismo e la battaglia per la difesa dell’identità nazionale, un tema ancora bollente in Francia. Non a caso il dibattito pubblico lo scorso mese si è concentrato sulle due lettere inviate a Monsieur le President – la prima firmata da generali e ufficiali dell’esercito in pensione e vicini all’estrema destra la seconda anonima – in cui i militari non solo lanciavano l’allarme su una possibile guerra di civiltà a causa dell’islamismo e di un «certo antirazzismo», ma minacciavano  un colpo di Stato. Parole che hanno destato molta preoccupazione anche perché sono state raccolte al volo da Marine Le Pen che ha invitato in firmatari a scendere in campo con il Rassemblement National.

come procede la campagna elettorale di Macron con l'incognita Le Pen
La leader di Rassemblement National Marine Le Pen (Getty Images).

Nel programma di Macron il tema sicurezza e gli stati generali della giustizia

Non è dunque un caso che il Presidente abbia iniziato il suo tour de France in vista delle elezioni a Martel, in Occitania, dove si è recato il 3 giugno. In questo piccolo comune rurale Macron è tornato proprio sul tema dell’identità: «Ci sono luoghi che permettono di capire che cosa è accettato in Francia e cosa no. Che sintetizzano molta storia francese». L’obiettivo era anche quello di rispondere a chi lo accusa di essere un presidente start-upper, lontano dai bisogni di chi vive nella provincia. Esattamente ciò che sostenevano i gilet gialli, movimento anti-sistema che serpeggia ancora sui social. Al momento, però, non sembra che i francesi abbiano apprezzato il tour di Macron: il 56 per cento, infatti, disapprova. E proprio durante il tour Macron è stato schiaffeggiato da un giovane al grido di «Montjoie-Saint-Denis. Abbasso il macronismo!», cioè il grido di guerra dei re di Francia unito a uno slogan diffuso tra i gilet gialli di cui l’aggressore sembra essere un esponente. Le proteste violente che hanno scosso la Francia e poi la pandemia hanno di fatto congelato le grandi promesse elettorali di Macron: dai tagli nella amministrazione pubblica alla riforma delle pensioni. Il Presidente dunque parte con un bagaglio di “cose fatte” leggero. Incompiute che tornano nell’agenda della partita per l’Eliseo assieme al tema della sicurezza, emerso anche con le proteste dei poliziotti per le difficoltà che incontrano sul lavoro, e gli stati generali della giustizia, con cui si vorrebbe riformare il sistema giudiziario rendendolo più efficace, veloce e con punizioni più certe, almeno nelle intenzioni dei proponenti.

Il video con gli youtuber all’Eliseo per strizzare l’occhio ai giovani

Nella sua strategia Macron non dimentica certo il centro-sinistra e i giovani delusi dalla riforma dell’accesso all’università del 2017 con l’istituzione del numero chiuso, un vero tabù in Francia. Sarà anche per questo che il Presidente ha deciso di girare un video con gli youtuber McFly e Carlito all’Eliseo. «Vi lancio una sfida. Se riuscite a superare le 10 milioni di visualizzazioni vi invito all’Eliseo», aveva promesso Macron chiedendo ai due di realizzare una clip sull’importanza delle norme anti-Covid. La sfida è stata raccolta e vinta dagli youtuber che hanno quindi realizzato un video all’Eliseo con il Presidente.

 

La strategia sembra dare i suoi frutti. Trainata dai giovani, l’immagine di Macron ha avuto un miglioramento nei sondaggi: in meno di un mese il giudizio dei francesi nei confronti della gestione della pandemia da parte del Presidente è infatti passato dal 36 al 46 per cento. Basterà a Monsieur le President per restare al suo posto?