M5s, malcontenti e scenari dopo il listino bloccato di Conte

Stefano Iannaccone
17/08/2022

Non ha il suo nome nel simbolo, eppure ha fatto e disfatto le liste a suo piacimento. Con 15 fedelissimi blindati, da Cafiero de Raho a Patuanelli. E gli altri grillini a contendersi le briciole dei seggi rimasti. Contro l'ex premier crescono le accuse di gestione «elitaria» del M5s.

M5s, malcontenti e scenari dopo il listino bloccato di Conte

Sempre più il partito di Conte, come lo definisce il suo principale avversario politico Luigi Di Maio, che oggi si muove lungo altri lidi politici. Il Movimento 5 stelle, dopo la votazione per le parlamentarie, è praticamente nelle mani di un uomo solo al comando: l’ex “avvocato del popolo”. Certo, Beppe Grillo ha ancora voce in capitolo, come è emerso sulla vicenda della deroga al doppio mandato. «Ma alla fine quella storia ha fatto comodo anche a Conte. Ha potuto fare piazza pulita senza dover fornire alcuna giustificazione», osserva uno dei deputati uscenti, che è stato quindi escluso d’ufficio per il rispetto di quella norma su cui il fondatore non ha voluto sentir ragioni. Tanto da sacrificare addirittura il presidente della Camera, Roberto Fico. Ma «attraverso questa regola», dice un’altra voce critica nei confronti del leader, «ha potuto escludere la presenza in parlamento di Virginia Raggi, che lui inizia a vedere come competitor per la leadership». Massimo risultato, quindi, senza alcuno sforzo per Conte, potendo intestare la decisione alla testardaggine di Grillo.

M5s, malcontenti e scenari dopo il listino bloccato di Conte
Virginia Raggi e Giuseppe Conte. (Getty)

Dal procuratore Cafiero de Raho al ministro Patuanelli, i posti sono assegnati

Adesso l’ex presidente del Consiglio ha ottenuto pure il bollino di approvazione degli iscritti: su 50 mila votanti (meno della metà rispetto ai 133 mila aventi diritto), oltre l’86,5 per cento ha dato il via libera al listino contiano, in cui ci sono esponenti della società civile e tutti i suoi vice presidenti (esclusa Paola Taverna per la questione dei mandati). Una conferma della popolarità quantomeno nei confronti di chi partecipa, con maggiore convinzione, alle votazioni online. «Il blocco Conte», come viene etichettato all’interno del Movimento, è pronto a entrare nel nuovo parlamento, lasciando le briciole agli altri aspiranti portavoce del M5s. E così 15 seggi, dal procuratore Cafiero de Raho al ministro Stefano Patuanelli, sono di fatto assegnati. A disposizione ne restano poche altre decine.

M5s, malcontenti e scenari dopo il listino bloccato di Conte
Stefano Patuanelli. (Getty)

In molti contro la scelta di inserire dei candidati privilegiati

Di fronte a questo scenario, Azzurra Cancelleri, deputata uscente e non ricandidabile per aver completato due mandati a Montecitorio, ha espresso il proprio pensiero critico sulla vicenda, parlando espressamente di «un atteggiamento elitario che rischia di innescare l’ennesima spaccatura». Nel dettaglio Cancelleri ha scritto, sul proprio profilo social, nei giorni scorsi: «Se fino a qualche giorno fa la parità tra candidati veniva indicata come lo spirito delle parlamentarie, la regola aurea, d’un tratto diventa sacrificabile in un comma, inserito all’ultimo minuto, lasciando il sapore di una totale indifferenza verso il valore delle singole autocandidature». Insomma, l’idea di avere candidati privilegiati non è gradita alla maggior parte degli esponenti pentastellati. La riflessione di Cancelleri è condivisa da molti, solo che hanno preferito non parlarne in pubblico. In ballo c’era ancora una votazione in cui ognuno aveva un candidato da sostenere per avere almeno un eletto su cui contare. Peraltro c’è da comprendere come saranno effettivamente composte le liste, quindi dove saranno collocati i candidati, visto che in alcune circoscrizioni si teme che non possa scattare nemmeno il capolista, figurarsi chi verrà messo in posizioni meno favorevoli. L’immagine granitica del M5s è destinata a dissolversi quando saranno definiti i nomi degli aspiranti parlamentari.

M5s, malcontenti e scenari dopo il listino bloccato di Conte
Beppe Grillo e Alessandro Di Battista. (Getty)

Solo fedelissimi per non avere un parlamento ostile: niente spazio per Dibba

Secondo quanto circola negli ambienti pentastellati, poi, Conte ha chiesto ai fedelissimi di sostenere alle parlamentarie figure più vicine alla sua leadership per garantirsi un controllo pressoché totale sui gruppi che si costituiranno nella prossima legislatura alla Camera e al Senato. «Dopo aver dovuto affrontare parlamentari ostili, molti dei quali legati a Di Maio, Conte ha l’incubo di non poter gestire gli eletti». Una premessa non ottimale per la composizione delle liste. E anche la ragione, secondo i più maligni, per cui alla fine non ha spinto per avere Alessandro Di Battista in lista. Per evitare di passare dagli scontri passati con i dimaiani a quelli futuri con i dibattistiani.