Malan tempora

Giovanni Sofia
20/10/2021

Su Twitter attacca il governo che a suo dire preferisce gli "immigrati clandestini" ai no Vax nostrani. Crede di postare la foto dei portuali di Trieste contro il Pass ma è Zurigo. Dalle canzoni in gaelico alla politica, la storia del senatore di Fratelli d'Italia.

Malan tempora

C’erano le barche, tanta gente e un lago. Talmente blu, evidentemente, da sembrare un mare. Ma anche a voler lavorare duro di fantasia, cercare tutte le attenuati del caso, salvare dalla gaffe Lucio Malan risulta francamente complicato. Deve essersene accorto anche lui, colpa del caos mediatico scatenato da quella foto in cui ha confuso Zurigo con Trieste, i portuali in protesta contro il Green pass, con l’enorme popolo della musica elettronica radunatosi in Svizzera nel 2018. Un errore marchiano, amplificato dagli articoli apparsi immediatamente su diverse testate italiane.

Dal dialogo immaginario tra un uomo e il governo, al libro lanciato in senato a Franco Marini, chi è il senatore Lucio Malan
Il post poi cancellato di Lucio Malan

Lucio Malan, l’origine del post sulla manifestazione di Trieste

Il tweet dello scorso 16 ottobre così si è così volatilizzato, lasciando però ai più svelti il tempo di uno screen. Troppo golosa l’occasione di immortalare il senatore di Fratelli d’Italia caduto nella più classica delle bufale sul web. E non lo scagiona il concorso di colpa: il post, infatti, era stato ricondiviso dalla bacheca del collega Nicholas John Griffin, affermato politico del Regno Unito, già presidente del British National Party. Un profilo con la spunta, verificato, come si dice in gergo. Di quelli, insomma, di cui ci si può fidare. Ma guai a farlo troppo, perché le insidie sono dietro l’angolo. «È pazzesco che all’estero siano meglio informati di noi su quello che accade in Italia», aveva scritto, salvo poi essere costretto a fare retromarcia ed eliminare tutto.

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Il dialogo immaginario tra il governo e l’uomo qualunque

È ancora ben evidente, invece, il dialogo immaginario postato ieri. Da un parte c’è il più classico degli uomini qualunque, intimorito e contrario al vaccino. Di fronte, il governo, padre e padrone, la cui risposta al fantomatico interlocutore è un climax severo di improperi e insulti: «Sorcio! Decerebrato! Assassino! Ora pagati il tampone!». Altrimenti: «Fuori da ogni luogo pubblico, niente lavoro e niente paga!». Discorso ben diverso: «Si accomodi 35 euro al giorno senza lavorare», se l’esecutivo si fosse confrontato con «un immigrato clandestino». Discriminazioni inaccettabili, specie per Malan che – come dice lui stesso – «Ama l’Italia e la verità».

 

Ciuffo chiaro, spostato di lato alla Donald Trump, classe 1960, Malan è nato a Luserna San Giovanni, in provincia di Torino. Ha un passato da insegnante e vicepreside al liceo classico e linguistico Valdese di Torre Pelice. Un altro, più pop, da cantante solista. In carriera infatti, ha cambiato partiti, Lega Nord, Forza Italia e Fratelli d’Italia, come i palcoscenici. Oltre cento, su cui si è esibito in inglese, scozzese, gaelico, tedesco, italiano e dialetto napoletano. Un personaggio eclettico, salito alla ribalta delle cronache politiche già nel 2002, quando venne accusato per aver votato al posto dei colleghi assenti. Illazioni, a suo dire, e sistematicamente rispedite al mittente.

Lucio Malan e il libro lanciato al presidente del Senato Marini

Non tornò mai indietro, invece, il libro, un regolamento del Senato dal peso di circa 400 grammi, lanciato «alla pagina dell’articolo 93» nel 2006 al presidente Franco Marini, colpevole di aver negato per l’ennesima volta la parola all’opposizione. «Gli ho fatto il cucchiaio», ironizzò a stretto giro. Ma quel giorno i toni furono decisamente opposti, con Malan che, espulso, occupò per circa otto ore lo scranno di palazzo Madama. In prima linea nella difesa di Berlusconi, dopo l’infelice battuta sui cinesi che mangiano bambini, provò a spiegare: «Parla di fatti documentati storicamente». Gli stessi che tentò di raccontare nel Libro nero del comunismo, poi trasformato in videocassetta e fatto girare nei teatri d’Italia.

Altri tempi e partiti. Perché oggi si discute soprattutto di pandemia e mascherine. Argomenti sui quali di recente Malan è stato citato dall’ex commissario all’emergenza Domenico Arcuri, a sua volta indagato per peculato e abuso d’ufficio nell’ambito dell’inchiesta per la fornitura di 801 milioni di dispositivi cinesi. «Il senatore tramite Enzo Saladino ha offerto mascherine lavabili, ma il Cts ha risposto che non sono neppure valutabili. Non ottenuti i contratti, ha iniziato una schiera di interrogazioni parlamentari». A quanto pare, nessuno questa volta gli ha tolto il diritto di parola.