Il banco vince e Letta lo sa bene

Martina Gaudino
30/04/2021

Il segretario dem flirta con il mondo della scuola, puntando sul ministro Bianchi. E i consensi salgono. Il primo obiettivo? Fare dimenticare la riforma targata Renzi.

Il banco vince e Letta lo sa bene

Non tutto è perduto tra scuola e Pd. Gli insegnanti, infatti, puntano sul segretario Enrico Letta per ricucire un rapporto naufragato con la Buona Scuola (legge 107/2015) targata Matteo Renzi. Dalla nomina alla segreteria, l’ex premier si è speso già molto per la categoria. Nell’intervento all’Assemblea nazionale, si è lanciato come una rockstar: “I docenti devono tornare a credere che l’insegnamento è il mestiere più bello del mondo”. Una dichiarazione che ha riacceso un sentimento sopito. Nelle community social non si parla d’altro, è tutto un postare e ripostare e commentare le parole del leader che il 17 marzo, intervenendo alla Fiera Didacta, ha esordito ringraziando proprio i professori. “Voglio cominciare dando un messaggio agli insegnanti in quanto padre di tre ragazzi che vanno due alle medie e uno al liceo, alla scuola pubblica: il racconto che ascolto da loro mi inorgoglisce di essere italiano per gli insegnanti che hanno, per l’impegno, per la fatica. Da genitore voglio dire grazie”.

Sondaggi Pd in crescita

Impossibile ignorare questi segnali. Improvvisamente i Dem sono balzati al 19% nei sondaggi recuperando un prezioso 1,6%. E’ la scuola che inizia a muoversi e Letta lo sa. Che si tratti di sole promesse è ancora troppo presto per saperlo. Va detto che il ministro dell’Istruzione, Patrizio Bianchi, di formazione prodiana con Letta gode della stima del segretario.

La scuola non è ancora sicura

Una cosa è certa: il tempo stringe. La scuola dopo più di un anno di pandemia è ancora in emergenza come evidenziato a Tag43.it da Francesco Sinopoli, segretario della Flc-Cgil. In questi ultimi mesi, è bene ricordarlo, nelle scuole del primo ciclo è stata garantita la didattica in presenza nella maggioranza delle regioni, “tuttavia”, fa notare Sinopoli, “ciò che sarebbe stato necessario per la riapertura in presenza al 100% in tutti gli ordini e gradi non è stato ancora realizzato, con il paradosso che la campagna di vaccinazione dedicata al personale scolastico è stata bloccata”. Non solo: “Nulla è stato fatto in tema di dati certi sui contagi nelle scuole, tracciamento, presìdi sanitari, riduzione delle dimensioni delle classi anzi, è stato avviato con enorme ritardo il confronto sull’annuale nota sugli organici e tutto sta procedendo come nel passato: le classi, nella scuola secondaria, potranno arrivare fino a 33 studenti”.

Le proposte del sindacato

Secondo Sinopoli, in questa fase bisogna riprendere subito la campagna di vaccinazione del personale della scuola e rinnovare i protocolli di sicurezza che sono fermi all’agosto del 2020. “Bisogna effettuare tracciamenti, anche a campione, negli istituti. Tutto questo”, ha aggiunto, “lo ribadiamo da mesi alla politica e ricordiamo anche che il primo settembre è dietro l’angolo e, senza alcun intervento, il prossimo anno scolastico, per numeri di precariato, rischia di essere uno dei più neri della storia, peggio di quello che sta faticosamente terminando”. Per il sindacalista occorrono risposte immediate quali “la procedura di reclutamento straordinaria per i precari con tre anni di servizio nella scuola statale, conferma e consolidamento dell’organico Covid istituito quest’anno, radicale modifica delle norme sulla costituzione delle classi e degli organici. E c’è poi tema del rinnovo del Contratto”.

 

Matteo Renzi, leader di Italia Viva (Getty Images).

Letta strizza l’occhio a prof e studenti

Letta non guarda solo al personale scolastico, ma anche ai ragazzi rilanciando la vecchia proposta di voto ai 16enni. Un’idea non nuova, nemmeno per Letta stesso che già nel 2019 la fece sua dopo Lega e Movimento 5 stelle. Ma l’ostacolo maggiore resta far digerire una volta per tutte la Buona Scuola di Renzi, una riforma così odiata da mettere d’accordo tutte le sigle sindacali come accadde nel 2008 per la riforma Gelmini. Mentre nel 2015 la ministra Stefania Giannini definiva la legge 107 “una riforma che ha dei principi rivoluzionari dal punto di vista culturale, del metodo e della governance delle scuole”, i sindacati scendevano in piazza per protestare contro l’algoritmo impazzito di Matteo Renzi. Oggetto degli scontri, il sistema informatico realizzato in appalto da Hpe Service Italia (Hewlett-Packard Enterprise) e da Finmeccanica costato al Miur oltre 400 mila euro e che trasferì di punto in bianco un esercito di docenti a centinaia di chilometri da casa. Non solo, come ricorda a Tag43.it Marcello Pacifico, presidente nazionale del sindacato Anief, “la Buona scuola ha aumentato anche la supplentite. Rispetto all’idea precedente di aprire le graduatorie permanenti al personale precario e di formare i precari con i corsi di specializzazione universitaria, la riforma ha portato a concorsi riservati e straordinari seguiti anche dai governi successivi che hanno spinto il Paese verso il record della precarietà nella scuola italiana: il 25% degli organici”.

La ex ministra all’Istruzione Lucia Azzolina (Getty Images).

Gli insegnanti hanno avuto a che fare con molti ministri Pd, dopo Maria Chiara Carrozza (governo Letta) e Giannini anche Valeria Fedeli (governo Gentiloni) a cui è subentrato poi il leghista Marco Bussetti espressione del governo giallo verde. Un preside diventato ministro cui va il merito di aver abolito la chiamata diretta dei ds grazie a un accordo siglato con i sindacati Flc-Cgil, Cisl Scuola, Uil Scuola e Gilda degli Insegnanti. A fare i conti con la pandemia si è ritrovata poi la grillina Lucia Azzolina del governo Conte bis, la ministra recentemente ha lanciato una frecciatina a Letta proprio in merito al voto ai 16enni rivendicandone la paternità del M5s. “Allargare il fronte dei sostenitori sarebbe un’ottima notizia. Mi auguro che facciano sul serio, vedremo”, ha scritto il 24 marzo scorso su Tpi.it.

Dalla pentastellata Azzolina al prodiano Bianchi

Tutte le grane sulla scuola passano ora in mano a Patrizio Bianchi, l’uomo nominato sì nella task force da Azzolina ma da cui la stessa ministra siciliana avrebbe preso le distanze (lei stessa confidò di essere stata spinta a nominare il professore ferrarese su imposizione dell’alleato di governo). A questo va aggiunto che il piano anti-pandemia messo a punto dalla task force è caduto nel dimenticatoio. “Forse – commentò Bianchi – sarebbe stato utile dare spazio, favorire un dibattito intorno al testo. Credo, senza polemiche, che sia mancato”.

Patrizio Bianchi, ministro all’Istruzione (Getty Images).

Ora che Bianchi è alla guida del Miur, la luna di miele tra Pd e scuola pare essere ricominciata. La stima tra Bianchi e Letta, si diceva, è nota. Il segretario dem in più occasioni ha voluto il professore ferrarese come ospite della Scuola di politiche di cui è fondatore e proprio in occasione della sua nomina nella task force di Azzolina commentò: “Sulla scuola una cosa positiva è stata fatta. La ministra ha nominato un capo commissione, Patrizio Bianchi, che dovrà ragionare su come ripartire in sicurezza ridando socialità agli studenti”. Ora quella promessa dovrà diventare realtà.