Lega, la strategia del Terzo Polo in Lombardia

Andrea Muratore
25/11/2022

Pescare dalla Lega oggi per dialogare con un Carroccio de-salvinizzato domani. È questa la strategia del Terzo Polo che in Lombardia, usando la candidatura di Moratti, sta aprendo le porte a esponenti del partito ed ex: da Senna a Volpi, fino a Stucchi, Fava e Boni. Un messaggio al Capitano, guardando a Meloni.

Lega, la strategia del Terzo Polo in Lombardia

La “fuga” di diversi esponenti della Lega lombarda verso il Terzo Polo si è fatta più consistente dopo l’annuncio della discesa in campo di Letizia Moratti con Carlo Calenda e Matteo Renzi. Tra i fuoriusciti, citati da Domani, il nome che ha fatto più rumore è stato quello del consigliere regionale Gianmarco Senna. Definito – ma fonti del Carroccio sentite da Tag43 lo smentiscono – un ex fedelissimo di Matteo Salvini.

Volpi e Stucchi: gli ex Copasir leghisti nel mirino di Azione

Il nome di maggior peso su cui ora Calenda e Renzi lavorano è quello dell’ex presidente del Copasir ed ex sottosegretario alla Difesa Raffaele Volpi. L’onorevole bresciano, vecchio Dc con grandi entrature tra i decisori della sicurezza nazionale, è stato visto più volte confrontarsi con esponenti centristi della Leonessa d’Italia dove «ci possiamo posizionare tra Lega e Partito Democratico», confida un calendiano bresciano a Tag43. Volpi è uscito dal Carroccio dopo frizioni in finale di legislatura ed è ora un battitore libero molto conteso. Grande attenzione sarebbe rivolta anche a un altro ex presidente del Copasir, Giacomo Stucchi, dal 2019 consigliere di minoranza a Bergamo dopo aver perso contro Giorgio Gori. Il Terzo Polo sonda anche Forza Italia: tra le mire calendian-renziane ci sarebbe Massimiliano Salini, eurodeputato molto preparato su temi industriali ed energetici.

Lega, la strategia del Terzo Polo in Lombardia
Gianmarco Senna (da Fb).

Gli ex leghisti pronti a sostenere Moratti

Ci sono poi gli ex leghisti come Davide Boni, ora Grande Nord, e Gianni Fava. Sfidante di Salvini all’ultimo Congresso Federale, Fava ha fondato il Mal, Movimento Autonomista Lombardo, annunciando una sua discesa in campo per le Regionali a sostegno di Moratti dopo il raduno dei dissidenti del Carroccio del 15 ottobre scorso a Biassono. Appuntamento al quale, come ha annotato Linkiesta, erano presenti l’ex segretario della Lega di Sondrio, Christian Borromini, e Massimo Tizzoni, già capogruppo della lista Maroni presidente al Pirellone.

Molti nomi ma pochi voti: perché il Terzo Polo pesca nella Lega

Senna, Stucchi e Volpi sono i nomi di alto profilo che la Lega ha perso o potrebbe perdere in favore del Terzo Polo. Fuoriuscite che però non appaiono decisive per la corsa a Palazzo Regione. Gli ultimi sondaggi danno infatti Moratti terza dietro il presidente di Regione uscente Attilio Fontana e il candidato del centrosinistra Pierfrancesco Majorino.  La vera partita dunque è un’altra. L’emorragia di leghisti lombardi verso il Terzo Polo, più nomi che voti, è un segnale chiaro dello sbilanciamento del partito a favore dell’asse governista incarnato da Giancarlo Giorgetti. Che in Regione può contare su assessori di peso come quello allo Sviluppo Economico Guido Guidesi e quello all’Agricoltura Fabio Rolfi. E che si allarga ai governatori Luca Zaia e Massimiliano Fedriga. In altre parole la fuoriuscita di leghisti doc serve essenzialmente per mandare un messaggio a Salvini e per frenare il suo ribellismo.

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Guido Guidesi con Giancarlo Giorgetti (da Fb).

L’apertura di Azione al centrodestra grazie a un Carroccio de-salvinizzato

Quanto potranno incidere gli anti-Salvini nel gioco per la Lombardia? Oggettivamente poco. Quanto, invece, potranno indirettamente condizionare la Lega nella sua traiettoria? Decisamente di più. Il calcolo di molte figure vicine al Terzo Polo, soprattutto in area Calenda, è quello di controbilanciare la postura di centrosinistra di Azione aprendo in prospettiva ad accordi anche con il centrodestra. In altre parole, i fuoriusciti di oggi possono essere i pontieri di domani. Ma solo in caso Salvini perdesse la leadership del partito. Dopo esser stato marginalizzato in Veneto nel 2020, il segretario potrebbe definitivamente messo in minoranze se la Lega che confermerà Fontana non poterà più il suo marchio.

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Giorgia Meloni (Getty Images)

L’ammiccamento del Terzo Polo a Meloni

Azione e Italia Viva intanto guardano al futuro. Oltre alle Regionali in Lombardia, ci sono le Comunali a Brescia a giugno 2023, quelle di Bergamo e le Europee nel 2024. Importanti test politico-elettorali in vista dei quali, è il ragionamento dei terzopolisti, «bisogna strutturarsi con figure di esperienza». Una Lega de-salvinizzata, anche per l’effetto-sfiducia generato dalle fuoriuscite dei lumbard e da una promozione al Pirellone della corrente giorgettiana, apre a uno “schema Genova” (dove il Terzo Polo ha concorso alla rielezione del sindaco di centrodestra Bucci). Insomma si cerca di pescare dalla Lega oggi per dialogare con un nuovo Carroccio domani. In questo scenario l’ambizione di Moratti è funzionale alla strategia calendian-renziana di giocare una partita anche romana. Nella Capitale infatti Giorgia Meloni osserva con attenzione. Non a caso, dopo la candidatura di Moratti è maturata anche la possibilità di un dialogo Calenda-Meloni sulla manovra in nome di quel pragmatismo che, nello stendere la finanziaria, Giorgetti ha rivendicato anche contro le volontà del suo stesso segretario. Sempre più tollerato e sempre meno decisivo nel suo cortile di casa così come nella Capitale.