Furie metropolitane

Gioacchino Criaco
20/05/2021

Nel suo ultimo libro, Callieri racconta esistenze violate, trasferendo la rabbia dalla vittima al lettore. Cosa accade dopo un abuso? Esiste un carnefice privo di un passato di persecuzione? Quanto ogni volta che subiamo un’ingiustizia riusciamo a domare le forze antiche che abitano l’animo umano?

Furie metropolitane

«Eccoli, i genitori, spalleggiati dal telegiornale in salotto e dall’odore di spigola e patate arrosto che si insinuava dal forno socchiuso. Accompagnati dalle novità lavorative dei figli dei condomini e dei colleghi, da un limbo di decoro in pantofole e trucco iridescente, dalle rughe che nascondevano a tutti il significato di una gioventù raccontata secondo i luoghi comuni della spensieratezza, della forza, del rischio, ma incastonata nel fondo di loro stessi, forse mai vissuta». L’intimo esatto di una famiglia, figure scontornate che escono dalla nuvola di polvere di un quotidiano teso come la corda rotta di una chitarra. Una di milioni di famiglie italiane, occidentali, un ritratto famigliare a moltissimi che accende un’angoscia sottile, innesca l’incendio doloroso di un tempo di cui si contano gli attimi: irrimediabilmente lenti e vuoti.

Di cosa parla Le Furie di Valerio Callieri
La copertina di Le Furie, ultimo libro di Valerio Callieri.

Il farmacista, il droghiere, il fruttivendolo sanno tutto di noi

Sapessero scrivere, nessuno meglio dei farmacisti potrebbe descrivere fedelmente i contesti cittadini, i ritmi di tutte le anime di un quartiere intorno. Fossero meno legati ai soldi, i farmacisti scorticherebbero le vite, saprebbero mettere a nudo ogni loro cliente, svelerebbero che «siamo caverne, abbiamo reso il mondo totalmente illuminato e amministrato, eppure dentro di noi tutto funziona in un’altra maniera». In fondo siamo ciò che compriamo in farmacia, le spezie che prendiamo dal droghiere, le erbe aromatiche che ci spaccia il fruttivendolo, i vizi che ci soddisfa il tabaccaio. Il commerciante, qualunque commerciante sa tutto di noi, potrebbe farci le carte meglio della zingara di qualunque campo nomade di periferia.

Valerio Callieri con Le Furie apre cinicamente le esistenze violate facendocene sentire l’odore

Valerio Callieri scrive come fosse seduto dentro un chiosco da cui tutti sono passati e più che prendere abbiano lasciato qualcosa di loro, intimo, svelando «relazioni in un territorio di guerra sotto il quale i segreti riposano come mine pronte a distruggerle». Ha la pazienza di scrutare il volto di ogni suo cliente, di afferrarne i sussurri, coglierne i pensieri, di collocare ognuno nella propria casella e costruire fedelmente la contemporaneità come fosse uno scenario post apocalittico, ma senza che ci sia stato un disastro nucleare o epidemico: tutto accade a seguito di un disastro economico, sociale, culturale che si è trasformato in patologia cronica. Le Furie uscito da pochi giorni fra i Narratori di Feltrinelli apre cinicamente le esistenze violate, ce ne fa sentire l’odore, la paura e monta spasmodicamente la rabbia che passa dalla vittima al lettore: cosa accade dopo l’abuso, la violenza sessuale, quali sentimenti cova l’intimità femminile violata? E come vive chi ha violentato, abusato, esiste un carnefice puro, uno privo di un passato di persecuzione? Quanto ogni volta che subiamo un’ingiustizia a cui nessuno pone riparo, dopo, riusciamo a domare le forze antiche che abitano l’animo umano?

Vaerio Callieri ha scritto Le Furie
Valerio Callieri, classe 1980, ha scritto e diretto il documentario I nomi del padre.

Callieri ci mostra l’esatta dimensione metropolitana attraverso un succedersi di personaggi che desiderano una tregua

«Nelle storie cerchiamo il finale in cui Eichmann, Gambadilegno, Joker, vengono sconfitti e noi torniamo a vivere la nostra vita confortati di stare dalla parte giusta della morale». Sono soprattutto le vite delle donne quelle che si muovono, che muovono la storia spingendo a domino le esistenze degli altri: Blessing è morta; Clementina deve scegliere se vivere o morire definitivamente; Giulia ha una rabbia furiosa. Leonardo è un carnefice anziano, oltre che di essere perdonato ha bisogno di perdonarsi. Matteo è un figlio confuso di due padri. E tutti cercano esattamente da quale parte della vita stare, come stare nella vita. Le loro vite dondolano fra una Città Grande e una Città Piccola, sul labile confine fra centro e periferia, sull’eterna lotta fra le ragioni dei padri e le ragioni dei figli. La trama rincorre l’assassino di una prostituta mentre l’ingiustizia risveglia le Erinni, le Furie alzano la polvere di un patto sociale infranto, e Callieri ci mostra la esatta dimensione metropolitana attraverso un succedersi di narrazioni e narratori, di personaggi e lettori che desiderano una tregua, una pacificazione per tutti.