La Germania apre al tetto al prezzo del gas: costo scende a 272 euro

Debora Faravelli
30/08/2022

Il cedimento dopo il record di 340 euro a megawattora sfiorato negli scorsi giorni. Se ne discuterà al Consiglio straordinario sull'energia del 9 settembre. 

La Germania apre al tetto al prezzo del gas: costo scende a 272 euro

Dopo un’iniziale scetticismo, anche la Germania sembra aver ceduto all’ipotesi di fissare un tetto europeo al prezzo del gas. La sola prospettiva di un accordo dell’Unione Europea sull’energia ha fatto crollare i prezzi del 20% a 272 euro (venerdì scorso erano stati sfiorati i 340).

Tetto europeo al prezzo del gas

Dal Carolinum di Praga, il cancelliere tedesco Olaf Scholz ha infatti lanciato la sua agenda di riforme dell’UE (in risposta allo storico discorso di Emmanuel Macron alla Sorbona) facendo emergere il ripensamento su una delle principali battaglie di Mario Draghi per combattere il caro dell’energia. Il vicecancelliere e ministro dell’Economia Robert Habeck ha poi comunicato al suo omologo Roberto Cingolani la disponibilità a discutere del price cap al Consiglio straordinario convocato per il 9 settembre. Due giorni prima, il 7 settembre, i rappresentanti degli Stati membri parteciperanno ad un seminario nel quale verranno presentati i modelli di tetto (italiano, greco e spagnolo).

Un cedimento da parte della Germania seguito agli sviluppi avvenuti nel mese di agosto, con il gas che ha più volte raggiunto costi record fino ad arrivare a quasi 350 euro a megawattora. Situazione che ha spinto anche la presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen ad abbandonare le resistenze sulla riforma del mercato energetico europeo: «Vediamo i limiti del nostro attuale design di mercato. Stiamo lavorando ad un intervento d’emergenza e ad una riforma strutturale».

I dubbi della Germania

La Germania si è sempre opposta, insieme all’Olanda, al gas price cape e alla richiesta di modifica del mercato elettrico. Una reticenza dovuta principalmente a tre fattori:

  • il timore che Putin potesse rispondere chiudendo i gasdotti;
  • la paura che un mercato calmierato artificialmente potesse far scappare i fornitori verso altri clienti prosciugando l’offerta di gas verso l’Europa;
  • i dubbi su come decidere il prezzo e sui soggetti ai quali applicarlo (solo ai gasdotti russi o anche a quelli che provengono da altri partner come la Norvegia?).

É chiaro che debbano ancora essere sciolti diversi nodi – cosa accadrà se non dovesse arrivare abbastanza gas da Mosca e come prevenire la speculazione dei mercati. Ma, per ora, si tratta comunque di un passo avanti che, pur necessitando un possibile razionamento del gas, potrebbe rivelarsi utile a tamponare la crisi energetica.