La crisi del microchip potrebbe colpire anche bancomat e carte d’identità

Debora Faravelli
29/08/2022

L'UE ha approvato un investimento di oltre 40 miliardi per produrre internamente i semiconduttori, ma nel frattempo il settore continua ad essere in sofferenza.

La crisi del microchip potrebbe colpire anche bancomat e carte d’identità

Dopo aver riguardato il mercato delle automobili, quello della tecnologia e della telefonia, la cosiddetta crisi del microchip rischia di investire anche la produzione di bancomat, carte di credito e carte di identità elettroniche. Già per le nuove tessere sanitarie l’Italia ha annunciato una carenza di materiale e la conseguente realizzazione di carte senza il chip per accedere ai servizi on-line, ma il problema potrebbe a breve estendersi ad altri settori.

Crisi del microchip

La crisi ha avuto inizio nel 2020 a causa delle restrizioni dovute alla pandemia, che hanno causato una brusca frenata alle consegne dei semiconduttori e decretato la chiusura di alcuni stabilimenti, e si è acuito con la guerra tra Russia e Ucraina. Il primo paese importa infatti grandi quantità di palladio mentre il secondo è uno dei principali esportatori di C4F6 e di neon, gas utili per l’incisione laser dei wafer di silicio con cui si costruiscono i chip.

Dato che l’offerta non riesce più a tenere il passo alla domanda, con tempi di consegna passati dalle 27 settimane pre-pandemia alle 52 attuali, la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha approvato il Chip Act, un investimento tra i 43 e i 45 miliardi di euro per la produzione europea di semiconduttori. I frutti di questo stanziamento si vedranno però in tempi medio-lunghi (gli stessi fondi sono spalmati fino al 2030), anche perché i lavoratori qualificati sono pochi e la capacità produttiva interna ancora bassa.

Le iniziative degli stati

Anche i singoli stati sono intervenuti a livello governativo, con l’Italia che ha messo a disposizione delle imprese denaro per oltre 700 milioni di euro per incentivare la ricerca e l’innovazione nel settore e la Spagna che ha previsto un investimento pubblico di 11 miliardi attraverso un progetto strategico per la ripresa e la trasformazione economica.

Nel frattempo, dati i fattori precedenti, non è escluso che la crisi possa mettere a rischio anche la produzione di bancomat e carte di identità. Per le tessere sanitarie, il Ministero dell’Economia e delle Finanze ha già spiegato che la produzione di carte semplificate (senza chip) andrà avanti almeno fino al 2024.