Tensione Kosovo-Serbia, cosa sta accadendo e il ruolo della Russia

Matteo Innocenti
01/08/2022

Dopo la guerra delle targhe in Kosovo, Pristina rinvia di un mese il divieto di utilizzare documenti di Belgrado. Intanto Mosca, che non ha mai riconosciuto lo Stato, soffia sul fuoco insieme con i filorussi.

Tensione Kosovo-Serbia, cosa sta accadendo e il ruolo della Russia

Il governo del Kosovo ha rinviato all’1 settembre, ovvero di un mese, l’entrata in vigore delle nuove norme che vietano l’utilizzo di documenti di identità e di targhe serbe: domenica sera, manifestanti serbi hanno bloccato con dei mezzi pesanti le strade in direzione delle località di frontiera Jarinja e Brnjak. In risposta, la polizia kosovara ha chiuso il posto di blocco al confine con la Serbia.

Tensione Kosovo-Serbia, cosa sta accadendo e il ruolo della Russia. Nei Balcani occidentali spirano di nuovo venti di guerra.
Mezzi pesanti bloccano una strada nel nord del Kosovo (Twitter)

In ore di forte tensione, si sono sentiti allarmi e spari, mentre chiese e monasteri hanno suonato ripetutamente le campane. Come comunicato dal premier kosovaro Albin Kurti, gruppi serbi avrebbero aperto il fuoco contro la polizia lungo il confine, mentre truppe speciali si sono spostate verso nord per placare le proteste. Nonostante la decisione del governo di Pristina, l’allarme è tutt’altro che rientrato e si teme uno scontro armato: truppe di Belgrado si starebbero ammassando lungo il confine presidiato dalla Kfor, forza militare internazionale guidata dalla Nato, che tra l’altro ha nei soldati italiani il contingente più numeroso. Il Ministero della Difesa della Serbia si è affrettato a negare che il proprio esercito abbia oltrepassato i confini.

Tensione in Kosovo, le minacce della Serbia

«I serbi del Kosovo non tollereranno altre persecuzioni. Cercheremo la pace, ma lasciatemi dire che non ci arrenderemo. La Serbia non è un Paese che si può sconfiggere facilmente come lo era ai tempi di Milosevic», ha dichiarato il presidente serbo Aleksandar Vucic, accusato da Kurti di istigare le proteste. «Tutto mi porta a dire che la Serbia sarà costretta a iniziare la denazificazione dei Balcani», ha twittato il parlamentare di Belgrado Vladimir Dukanovic. Parole molto simili a quelle usate da Vladimir Putin per giustificare l’invasione dell’Ucraina: c’è chi teme che le tensioni in Kosovo possano essere una sorta di “cavallo di Troia” per la Federazione Russa, storica alleata della Serbia, per destabilizzare i Balcani occidentali. Proprio Dukanovic nel 2014 ha preso parte a una missione non autorizzata nel Donbass, come osservatore internazionale per le elezioni delle autoproclamate Repubbliche di Donetsk e Lugansk: da allora gli è stato vietato l’ingresso in Ucraina.

Tensione Kosovo-Serbia, cosa sta accadendo e il ruolo della Russia. Nei Balcani occidentali spirano di nuovo venti di guerra.
Aleksandar Vucic (ANDREJ ISAKOVIC/AFP via Getty Images)

Putin: l’accostamento tra albanesi del Kosovo e filorussi del Donbass

Un paio di mesi dopo aver lanciato l’invasione russa dell’Ucraina, Putin aveva cercato di giustificare la sua “operazione speciale” citando i Balcani occidentali. In un incontro con il segretario generale delle Nazioni Unite António Guterres, aveva infatti sottolineato l’eredità dell’intervento della Nato nell’ex Jugoslavia nel 1999: una campagna di bombardamenti sull’allora Serbia e Montenegro, nel tentativo di fermare gli attacchi contro gli albanesi kosovari in lotta per l’autonomia. Le azioni dell’Alleanza atlantica, aveva suggerito Putin, non erano diverse da quelle che le sue forze russe avevano intrapreso in Ucraina: al posto degli albanesi del Kosovo, i separatisti del Donbass.

Tensione Kosovo-Serbia, cosa sta accadendo e il ruolo della Russia. Nei Balcani occidentali spirano di nuovo venti di guerra.
2021, Vjosa Osmani e Albin Kurti con militari della Kfor (ARMEND NIMANI/AFP via Getty Images)

Pristina: «Vucic guarda al Kosovo come Putin guarda all’Ucraina»

In un’intervista al Washington Post, la presidente kosovara Vjosa Osmani ha espresso una visione completamente differente. La vittoria dei combattenti del Kosovo sul regime di Slobodan Milosevic faceva parte di una più ampia lotta per i diritti umani, lo Stato di diritto e la democrazia. «Ventitre anni fa questi valori erano in gioco in Kosovo. Oggi è lo stesso in Ucraina», ha dichiarato Osmani, evidenziando le «tendenze malate e imperiali» del presidente russo. «Putin punta a espandere il conflitto in altre parti del mondo, destabilizzando l’Europa: uno dei suoi prossimi obiettivi potrebbero essere i Balcani occidentali». Osmani ha poi puntato il dito contro Vucic: «Cerca di negare la nostra stessa esistenza. È lo stesso modo in cui Putin guarda all’Ucraina e alla Moldova». In visita a Washington insieme al premier Kurti, la presidente del Kosovo ha incontrato il Segretario di Stato Usa Antony Blinken, firmando un importante accordo di investimento con la Millennium Challenge Corporation, entità governativa degli Stati Uniti, che ha impegnato 237 milioni di dollari in finanziamenti per le infrastrutture energetiche del Kosovo.

Scontri in Kosovo, la posizione di Mosca e della Nato 

Il ministero degli Esteri di Mosca ha accusato il Kosovo di aver compiuto «un altro passo verso l’espulsione della popolazione serba dal Kosovo», vista «la cacciata delle istituzioni che proteggono i diritti dei residenti serbi dal governo arbitrario dei radicali di Pristina». Il leader kosovari, ha detto la portavoce Maria Zakharova, «sanno che i serbi non rimarranno indifferenti a un attacco diretto alle loro libertà e lo stanno deliberatamente aggravando per lanciare uno scenario violento». Zakharova ha poi definito le tensioni una «ulteriore prova del fallimento della missione di mediazione dell’Ue». L’Alto rappresentante della politica estera dell’Unione europea, Josep Borrell, ha dichiarato che «le questioni aperte dovrebbero essere affrontate attraverso il dialogo facilitato dall’Ue», nell’ambito della «normalizzazione delle relazioni tra Kosovo e Serbia, essenziali per i loro percorsi di integrazione nell’Unione». Dal canto suo, la Nato ha fatto intendere che, in caso di un’azione militare da parte della Serbia, non resterà a guardare: «La missione internazionale Kfor adotterà qualsiasi misura si renderà necessaria per mantenere la stabilità». Nel comunicato diffuso si afferma inoltre che il comandante della Kfor, il generale ungherese Ferenc Kajari, è in continuo contatto con tutte le istituzioni interessate e anche con i vertici militari serbi.

La Serbia è uno storico alleato della Russia

Da quando nel 1999 è finita la guerra, il Kosovo è un protettorato Onu rivendicato dalla Serbia: Russia e Cina non hanno riconosciuto l’indipendenza dello Stato (proclamata nel 2008), all’interno del quale il gruppo etnico dei Serbi del Kosovo rappresenta la più grande comunità minoritaria, con una popolazione di circa 100 mila persone. La Serbia, secondo Osmani «terreno fertile» per le operazioni di influenza di Putin, è uno storico alleato russo. E i rapporti non hanno certo risentito della guerra in Ucraina. Tutt’altro: mentre la maggior parte dei leader europei ha varato misure ostili contro il Cremlino, Vucic ha firmato un lucroso accordo sul gas con Mosca all’inizio di quest’estate. E sempre nei Balcani occidentali, c’è poi il caso della Bosnia ed Erzegovina. Qui i serbi sono oltre un milione e costituiscono la maggioranza nella Republika Srpska, une delle due entità che compongono lo Stato: il loro rappresentante Milorad Dodik ha posto il veto alle sanzioni a Mosca, costringendo il Paese a dichiararsi ufficialmente neutrale.