Perù perdo sempre

Nicolò Delvecchio
20/07/2021

Il nuovo presidente del Paese sudamericano è l'ex insegnante e sindacalista Pedro Castillo. La sua elezione coincide con la terza batosta consecutiva per Keiko Fujimori, figlia dell'ex dittatore Alberto su di lei ora incombe lo spettro del carcere.

Perù perdo sempre

Dopo sei settimane d’attesa il Perù ha finalmente un nuovo Presidente della Repubblica: si tratta di Pedro Castillo, ex insegnante di 51 anni e leader del movimento Perù Libero, di estrema sinistra. C’è voluto più di un mese per respingere le accuse di brogli da parte della sfidante Keiko Fujimori, del partito conservatore Forza Popular e figlia di Alberto Fujimori, ex presidente e dittatore dal 1990 al 2000. Respinti tutti i ricorsi, il Paese può finalmente voltare pagina con il docente diventato famoso solo quattro anni fa, quando guidò uno sciopero di insegnanti cui presero parte in migliaia. Non sarà però semplice, perché l’esiguo vantaggio con cui ha vinto – 50,1 per cento contro 49,9 – è segno della divisione di una nazione piegata dal coronavirus e in crisi politica da tempo. Castillo sarà infatti il quinto Presidente dal 2016 a oggi.

L’altra faccia della sua vittoria è rappresentata dall’ennesima sconfitta per Keiko Fujimori. A 46 anni, l’erede di Alberto è alla terza disfatta elettorale consecutiva, probabilmente la più inattesa. Perché, nonostante su di lei penda ancora un’indagine per riciclaggio e finanziamenti illeciti, e nonostante sia la figlia di un leader a dir poco controverso, era sostenuta da tutte le élite liberali e moderate del Perù. Lo stesso Mario Vargas Llosa, scrittore premio Nobel per la letteratura nel 2010, ex comunista – ma candidato dal centrodestra nel 1990 – sconfitto proprio da Alberto Fujimori, aveva invitato la popolazione a votare per «il male minore», Keiko. «Non si sceglie una persona, si sceglie un sistema», ha detto lo stesso Vargas Llosa, che all’indomani della vittoria di Fujimori senior decise di lasciare il Paese per la Spagna. Non è bastato.

Fujimori, candidata «contro la forza comunista»

«Mi candido per evitare che la forza comunista prenda il potere in Perù». Keiko aveva annunciato la sua discesa in campo così, mettendo subito in chiaro quale sarebbe stata la scelta per l’elettorato. Votare per lei avrebbe significato proseguire lungo la scia del rassicurante passato fujimorista, che al netto di vicende giudiziarie gravissime e di un sistema di corruzione esteso a tutti i settori della vita pubblica, ha permesso al Paese la più grande crescita economica della sua storia. Non è bastato e alla fine lo “spettro comunista”, rappresentato dall’insegnante e sindacalista sconosciuto fino a quattro anni fa, ha finito per prevalere.

Decisiva nel successo di Castillo anche la volontà di schierarsi a sostegno di diversi temi conservatori, come il no ai matrimoni omosessuali, all’eutanasia, all’aborto, alla parità di genere e alla reintroduzione della pena di morte. Temi utili a respingere la macchina della propaganda conservatrice, che lo aveva accusato di voler «espropriare la proprietà privata» e di avere legami col gruppo terrorista Sendero Luminoso, di ispirazione marxista-leninista. Accuse che Castillo ha respinto e che, nonostante ne avessero fatto calare la popolarità, soprattutto dopo un attentato compiuto dalle milizie nella provincia di Satipo a fine maggio in cui morirono 16 persone, non gli hanno impedito di diventare presidente.

Keiko Fujimori e i guai giudiziari

Che ne sarà adesso, della “figlia d’arte” che pensava di riportare il fujimorismo alla guida del Paese? Il rischio che questa sconfitta possa determinare la fine della sua vita politica è molto alto. Nel 2018 fu indagata per un caso di riciclaggio e finanziamenti illeciti, ricevuti dalla multinazionale Odebrecht per la sua campagna elettorale, e passò quasi un anno in carcere. Il processo non è finito, lei ha ottenuto la libertà condizionale ma potrebbe tornare in prigione in caso di condanna. E la sua sconfitta non è nemmeno una buona notizia per il padre Alberto, che sta scontando 25 anni per gli omicidi commessi da gruppi paramilitari e servizi segreti sotto il suo governo. In caso di vittoria, Keiko aveva già annunciato che lo avrebbe graziato e riportato a casa. Per entrambi il futuro è abbastanza incerto.