Il Kazakistan preoccupato da Mosca aumenta le spese per la Difesa

Redazione
25/07/2022

Il Kazakistan ha aumentato il budget per la Difesa e dopo l'invasione russa dell'Ucraina ha cercato di rinsaldare i legami con Cina, Turchia e Usa. Segno, secondo alcuni osservatori, del timore crescente di finire nel mirino di Putin.

Il Kazakistan preoccupato da Mosca aumenta le spese per la Difesa

L’invasione dell’Ucraina sta complicando i rapporti tra la Russia e il Kazakistan. Agli osservatori infatti non è sfuggito il fatto che il governo di Nur-Sultan (fino al 2019 Astana) abbia aumentando significativamente le spese per la Difesa e cercato di rinsaldare negli ultimi mesi i legami sia con la Cina sia con la Turchia e gli Usa. Il timore è che le ambizioni di Mosca, come ha riferito un funzionario kazako al Wall Street Journal, non si esauriscano in Ucraina ma si allarghino all’ex Repubblica sovietica dell’Asia centrale dove da mesi è presente una forza di peace keeping del Csto, l’Organizzazione del trattato di sicurezza collettiva guidato dalla Russia che riunisce diverse repubbliche ex sovietiche, per sedare le violente proteste anti-governative (i morti furono più di 200) esplose a gennaio 2022 e causate dall’aumento dei prezzi del carburante. Il Kazakistan, sempre come riferisce il Wsj, ha destinato 918 milioni di dollari alla difesa, aumentando di quasi una volta e mezzo il budget dello scorso anno. Parte dei fondi sarà utilizzata per ammodernare l’esercito affinché, ha riferito la fonte al quotidiano, sia ​​pronto per una guerra ibrida fatta anche di attacchi informatici e disinformazione.

Il Kazakistan preoccupato da Mosca aumenta le spese per la Difesa
Vladimir Putin con il presidente kazako Kassym-Jomart Tokayev (Getty Images).

L’affronto di Tokayev a Putin sul riconoscimento di Donetsk e Lugansk

Nur-Sultan fin da febbraio ha tenuto un atteggiamento neutrale nei confronti del conflitto preferendo stare con un piede in due scarpe, vietando sia le manifestazioni contro la guerra sia l’esposizione del simbolo Z. Una posizione ribadita lo scorso giugno all’ultimo forum internazionale di San Pietroburgo (lo Spief) dal presidente Kassym-Jomart Tokayev che si è rifiutato davanti a Vladimir Putin di riconoscere la sovranità delle autoproclamate repubbliche di Donetsk e Lugansk. Uno sgarro che ha scatenato la macchina del fango da parte della propaganda pro-Cremlino, con in testa Margarita Simonyan, direttrice di Russia Today che moderava l’incontro e il marito, il conduttore Tigran Keosayan. Non solo. Dopo la presa di posizione di Tokayev, vissuta da Putin come un atto di lesa maestà, Mosca ha bloccato a più riprese le esportazioni di petrolio kazako verso l’Europa attraverso il porto russo di Novorossijsk, adducendo presunte violazioni ambientali. Stop che poi è rientrato. Tokayev, successivamente, ha smussato i toni e a margine di un meeting in Qatar è tornato a definire Putin un «alleato fedele».

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Kassym-Jomart Tokayev insieme con Xi Jinping nel 2019 (Getty Images).

Come sta cambiando l’equilibrio tra Cina e Russia in Kazakistan

Per anni Cina e Russia si sono spartite l’influenza sul Kazakistan: Mosca si è sempre occupata di sicurezza, anche per evitare infiltrazioni terroristiche, mentre Pechino dello sviluppo economico. Con l’invasione dell’Ucraina, la divisione dei compiti è cambiata. A fine aprile, il ministro della Difesa nazionale cinese Wei Fenghe durante una visita in Kazakistan ha stretto un accordo per rafforzare la cooperazione militare. Al contempo, Nur Sultan ha cominciato a cercare una sponda in Ankara, e quindi con un Paese Nato. Ai primi di maggio infatti Tokayev è volato in Turchia per firmare una intesa per la produzione di droni militari. Da aprile inoltre si sono moltiplicate nel Paese dell’Asia centrale le visite di alcuni funzionari Usa, compresa – a giugno – quella il capo del comando centrale degli Stati Uniti, il generale Michael Eric Kurilla.