JK Rowling è pure antisemita?

Fabrizio Grasso
05/01/2022

L'autrice di Harry Potter dopo essere stata accusata di transfobia finisce nella bufera per i Goblin della Gringott: ricorderebbero lo stereotipo dell'ebreo descritto nei Protocolli dei Savi di Sion.

JK Rowling è pure antisemita?

JK Rowling ancora al centro della bufera. Dopo le accuse di transfobia, sulla scrittrice di Harry Potter si abbatte ora anche quella di antisemitismo. A lanciare la bomba è Jon Stewart, ex conduttore del Daily Show, che nel suo podcast The Problem With Jon Stewart ha puntato il dito contro i Goblin che nella storia gestiscono la Gringott, la banca dei maghi. «Sono la rappresentazione antisemita degli ebrei», ha detto l’americano, presentando anche alcune prove a sostegno della sua tesi.

L’attacco di Stewart a JK Rowling prende spunto dai Protocolli dei Savi di Sion 

Nel mondo di JK Rowling, la banca dei maghi nota come Gringott è gestita da folletti o Goblin. Creature irascibili (Hagrid li presenta come «astuti ma non fra le bestie più amichevoli»), di bassa statura e con lunghi nasi, sono dipinti come amanti dell’oro che gelosamente custodiscono in una fitta rete di cunicoli e gallerie nei sotterranei dell’edificio. È possibile vederli già nel primo capitolo, Harry Potter e la pietra filosofale, quando il giovane protagonista si reca in banca proprio con Hagrid per prendere i soldi necessari all’acquisto del materiale scolastico. Per Jon Stewart però sarebbero la prova dell’antisemitismo della scrittrice.

Come prova della sua tesi, Stewart ha presentato un’illustrazione del 1903 presente nel libro antisemita, I Protocolli dei Savi di Sion. Non si tratta però di un evento isolato. In passato, già Marianne Levy, autrice di The Jewish Chronicle aveva sottolineato la somiglianza fra i folletti e le rappresentazioni antisemite degli ebrei. «Il naso lungo, i vestiti eleganti, gli artigli sulle dita che accarezzano l’oro sono classici tropi antisemiti», ha detto all’Hollywood Reporter. In tanti però hanno difeso le opere di JK Rowling, sottolineando come i villain di Harry Potter, ossessionati dal sangue puro del mondo dei maghi, fossero un chiaro rimando ai nazisti. Né l’autrice né Warner Bros, produttore dei film per il cinema, hanno rilasciato commenti a riguardo.

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Nella bufera anche Emma Watson per un post filopalestinese

Al centro delle critiche non c’è però solo JK Rowling. Emma Watson, che nella saga fantasy ha interpretato Hermione Granger, è finita sotto attacco da parte degli israeliani. L’attrice ha pubblicato su Instagram una fotografia di protesta filopalestinese con lo striscione «La solidarietà è un verbo» e una frase della studiosa femminista Sara Ahmed sul significato del termine solidarietà. Sebbene gli attivisti a favore della causa palestinese abbiano osannato la posizione di Watson, non può dirsi lo stesso per il versante israeliano. Danny Danon, già ministro della scienza sotto Netanyahu e ambasciatore Onu, ha scritto su Twitter: «10 punti a Grifondoro per essere antisemita».

https://www.instagram.com/p/CYPyQZcvfLN/

Critico anche l’attuale ambasciatore israeliano all’Onu, Gilad Erdan: «La finzione può funzionare in Harry Potter, ma non nella realtà. Se lo facesse, la magia potrebbe eliminare i mali di Hamas (che opprime le donne e cerca l’annientamento di Israele) e dell’Autorità Palestinese (che sostiene il terrore)». Intanto, il post di Emma Watson ha ottenuto oltre 1 milione di like e 100 mila commenti, molti dei quali contenenti bandiere palestinesi o israeliane. L’immagine in questione è opera del Bad Activist Collective e risale agli scontri dello scorso anno, quando jet israeliani bombarono Gaza in risposta agli attacchi missilistici. All’epoca altre celebrità, tra cui Bella Hadid, Dua Lipa e Susan Sarandon, espressero solidarietà alla causa palestinese.

Jon Stewart, ex presentatore del Daily Show, ha attaccato JK Rowling durante il suo podcast. Nella bufera anche Emma Watson per un post filopalestinese su Instagram
L’attrice britannica Emma Watson nella bufera per un post filopalestinese (Getty)

Emma Watson non è nuova alle cause sociali di alto profilo. Attivista convinta, la 31enne inglese è ambasciatrice per le donne all’Onu, dove nel 2014 ha tenuto un discorso per lanciare HeForShe, campagna per la parità di genere. Fra le 100 persone più influenti del Time nel 2015, Watson ha partecipato anche alla recente Cop26, lasciando il suo account Instagram agli attivisti.