Jacinda, che Karen dici?

Redazione
01/07/2021

La premier neozelandese Ardern ha definito con questa espressione offensiva presa a prestito dai meme la leader dell'opposizione. Ed è scoppiata la polemica.

Jacinda, che Karen dici?

Jacinda Ardern abbiamo iniziato a conoscerla tempo fa: terza donna a ricoprire la carica di primo ministro in Nuova Zelanda, ad appena 37 anni – nel 2017 – è stata la più giovane a prendere la guida del Paese dai tempi di Edward Stafford, nel 1856. Prima leader mondiale a portare la figlia neonata all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, la risposta del suo governo alla pandemia è stata rapida ed efficace, e l’isola da dicembre 2020 è stata Covid free per un paio di mesi, prima che tre nuovi positivi causassero un nuovo lockdown ad Auckland, a febbraio.

Karen, dai meme al parlamento neozelandese

A capo del partito laburista, si definisce socialdemocratica e progressista, e in generale è tra i leader più apprezzati a livello mondiale. Eppure anche super Jacinda qualche scivolone lo fa. Recentemente ha definito Judith Collins, parlamentare d’opposizione, una «Karen», termine utilizzato sui social media – soprattutto dalle pagine di meme – per indicare donne bianche, della classe media, ignoranti, che si comportano in modo scontroso e invadente. Non è la prima volta che nel parlamento neozelandese trovano spazio modi di dire presi da internet: nel 2019 la parlamentare Chloe Swarbick zittì una sua collega con un netto «Ok, boomer», espressione usata dai più giovani per chiudere qualsiasi tipo di discussione con una persona più grande, che dice o pensa cose ritenute ormai superate.

Ardern, Christchurch e la legge sull’hate speech

Ma perché Jacinda Ardern ha apostrofato con «Karen» la sua collega? In parlamento, Judith Collins stava criticando duramente le modifiche proposte dal governo alle leggi sull’incitamento all’odio, affermando che le nuove regole potrebbero potare «le persone che si sentono insultate a criminalizzare chi le fa sentire insultate». Dopo gli attacchi in due moschee di Christchurch del 15 marzo 2019, in cui 50 persone morirono per mano del suprematista bianco Brenton Harrison Tarrant, il governo neozelandese ha infatti proposto l’introduzione di pene molto più severe per chi incita o “normalizza” la discriminazione e l’odio. «Non sono d’accordo con quanto sostenuto dall’onorevole Collins», ha risposto Ardern, «e non sono nemmeno d’accordo con chi ha scritto, su Twitter, che con questa nuova legge diventerà illegale chiamare una donna ‘Karen’. Questo è assolutamente scorretto, e me ne scuso, ma le nuove leggi non proteggeranno l’onorevole se sarà chiamata in quel modo».

Ardern, il film su Christchurch e le polemiche

Proprio gli attentati di Christchurch, una delle pagine più drammatiche della storia neozelandese, sono al centro di un altro caso che ha coinvolto la prima ministra. A Hollywood sarebbe infatti in programma un film sulla vicenda, incentrato sulla risposta del governo alla strage. Si dovrebbe chiamare They Are Us, titolo tratto da una frase pronunciata da Ardern in uno dei discorsi successivi alla tragedia. In Nuova Zelanda, però, si è duramente criticata la scelta di centrare il racconto sulla leadership della prima ministra facendo passare in secondo piano la tragedia e la storia delle vittime. La scelta è stata definita «opportunista», «insensibile» e «oscena». Per la locale comunità musulmana, registi e autori non si sono neanche messi in contatto con i parenti delle vittime e con i sopravvissuti alla strage. Il governo ha subito dichiarato di non avere niente a che fare con il film. Ardern proclamò tre giorni di lutto nazionale subito dopo l’attentato, e il suo governo propose una stretta sulla vendita di armi nel Paese. Appena un mese dopo, il Parlamento approvò una legge che vietava la compravendita della maggior parte delle armi semiautomatiche, dei fucili d’assalto, delle componenti che convertono le pistole in semiautomatiche e dei caricatori di capienza superiore a un tot di proiettili.