Ita Airways, Meloni frena sulla privatizzazione ma la partita è in mano a Draghi

Marco Zini
04/08/2022

Meloni frena sulla privatizzazione, irritando gli alleati leghisti. L'operazione con Msc e Lufthansa resta però in mano a Draghi come certificato da Cassese. Anche perché il tempo stringe: i partner potrebbero stancarsi e incombe l'ombra della tagliola Ue.

Ita Airways, Meloni frena sulla privatizzazione ma la partita è in mano a Draghi

Non parla spesso di questioni economiche, preferendo affidarsi ai suoi consiglieri. Ma sulla privatizzazione di Ita, la compagnia di bandiera nata dalle ceneri di Alitalia, Giorgia Meloni è entrata in campo direttamente, lanciando un perentorio avvertimento a Mario Draghi di fermarne la vendita. Che per altro era in dirittura d’arrivo con la cordata italo tedesca composta da MSC e Lufthansa. La leader di Fratelli d’Italia afferma senza mezzi termini che della questione di occuperà il nuovo governo.

Cosa c’è dietro la frenata di Meloni sulla privatizzazione di Ita

Il suo diktat ha comunque stupito non poco, e subito si è scatenata la corsa a capire che cosa ci sia dietro. Per alcuni si tratta di consigli interessati da chi le sta vicino e ha già iniziato la sua campagna elettorale, come il fido Fabio Rampelli. Che per altro cozzerebbero con quelli di un altro del suo inner circle le cui opinioni Meloni tiene in molto conto, ovvero Guido Crosetto, che sostiene al contrario la necessità di chiudere l’alleanza strategica con MSC e i tedeschi il prima possibile.  Oltretutto l’eventuale conclusione del processo di privatizzazione con l’ingresso di MSC e Lufthansa nel capitale di Ita Airways sarebbe un’operazione con un forte connotato di italianità grazie alla maggioranza che fa capo al gruppo dell’armatore Aponte che, oltre a essere il numero uno al mondo dello shipping, è anche uno dei più grandi operatori italiani nella logistica e nelle crociere, di qui le relative sinergie tra porti e aeroporti che il piano lascia intravedere con tutte le sinergie.

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Mario Draghi (Getty Images).

La partita con Msc e Lufthansa resta in mano a Mario Draghi

Ma siccome quelli di Meloni sono desiderata che per essere concretizzati necessitano una vittoria del centrodestra alle elezioni che è una probabilità realistica ma non ancora una certezza, la sorte di Ita Airways è nelle mani di Mario Draghi. L’accordo con Msc e Lufthansa per l’acquisizione rispettivamente del 60 per cento e del 20 per cento (il resto rimane per ora al Tesoro) è stato approvato dal ministero dell’Economia e Finanze, azionista della compagnia. La vendita è incastonata in un dpcm (in Gazzetta ufficiale dal 2 marzo) e a questo punto manca solo la firma del capo del governo, il quale può portare il dossier al Consiglio dei ministri, oppure varare l’intesa anche di propria iniziativa. Non sarebbe un atto d’imperio, è del tutto legittimo, rientra negli “affari correnti” e a certificarlo è un parere del maggior costituzionalista italiano, Sabino Cassese, inviato sia a Palazzo Sella, sede del Mef, sia a Palazzo Chigi. Inoltre il consiglio di amministrazione della compagnia ha deciso di chiedere l’aumento di capitale da 400 milioni di euro slittato in attesa delle nozze. Perché se è vero che Ita ha chiuso giugno in utile e probabilmente guadagnerà anche a luglio visto il boom dei viaggi passeggeri, poi arriva l’autunno, mentre il costo dei carburanti continua a salire. I sindacati fanno pressione. Anche per loro non c’è tempo da perdere, se salta l’accordo i piani della compagnia vanno ridimensionati, ciò vuol dire altri tagli, con il rischio di finire per consunzione progressiva. Per sei mesi la compagnia può tirare avanti, fra otto mesi si galleggia a mala pena, tra 12 mesi si va con i libri in tribunale. Di tempo, del resto, se ne è perduto già molto. Draghi se ne rendo conto. Siamo ad agosto, e l’offerta di Msc e Lufthansa risale al 24 gennaio. In questi mesi si è perso molto tempo per superare anche le diffidenze dell’azionista Mef, il cui direttore generale Alessandro Rivera resta contrario all’operazione. E non è cosa di poco conto, visto il peso e il ruolo del superburocrate nel ministero.

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Un aereo Ita Airways (Facebook)

L’ombra della tagliola europea e il rischio di far saltare il tavolo

A favore delle nozze giocano però importanti fattori legati allo sviluppo del settore, che anche per il trasporto aereo è sempre più legato alla logistica. Lufthansa l’anno scorso ha guadagnato 1,5 miliardi di euro con i cargo e ne ha persi 2,6 con i voli passeggeri. Nasce, dunque, una compagnia più piccola di Alitalia, ma con un’offerta più ampia e articolata, quindi un profilo di rischio minore. Ita resta una scommessa, tuttavia l’accordo è basato su un progetto complesso grazie al quale sono state ridimensionate anche le tradizionali bizze della Lega preoccupata dalla sorte di Malpensa. Se va in porto l’operazione, l’aeroporto brianzolo oggi privo di identità diventerà un hub europeo per le merci. Ancora molti puntano i piedi e non solo a destra. Anche nel Pd sono molti coloro che remano contro. Dimenticando però che è pronta a scattare anche la tagliola europea. L’Italia ha ottenuto di stanziare un miliardo e 350 milioni di euro a condizione che venga completata entro la fine di quest’anno l’alleanza con un partner. Solo così è possibile evitare che il finanziamento pubblico venga considerato aiuto di Stato mettendo seriamente a rischio la continuità aziendale. C’è poi un altro rischio: che i pretendenti di Ita si stufino delle lungaggini e guardino altrove. Lufthansa per esempio ha nel mirino anche Tap (le linee aeree portoghesi) e in Germania sulla stampa cominciano a chiedersi se le dimissioni di Draghi e le elezioni non rendano tutto troppo complicato riportando l’Italia al vecchio andazzo.

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Giancarlo Giorgetti (Getty Images).

Il nazionalismo di FdI ricorda l’esperienza dei capitani coraggiosi

Ma per ora è sempre Roma che ha in mano i destini dell’operazione. L’entrata a pieni uniti di Meloni ha creato non poca irritazione nei suoi alleati della Lega, posto che sino a oggi è stato il ministro dello Sviluppo Giorgetti a seguire l’operazione Ita. Ci sarà tempo per capire quale ricetta economica proporrà la leader sovranista in campagna elettorale, sta di fatto che sembra esserle tornato quel nazionalismo di difesa del suolo patrio. Una tutela di maniera dell’italianità della compagnia di bandiera che ricorda l’esperienza dei capitani coraggiosi chiamati a raccolta da Silvio Berlusconi che dopo la campagna elettorale del 2008 fece saltare l’accordo. Corsi e ricorsi di una maledizione tutta italiana. Ma è proprio il fosso dove Draghi non vuol far finire l’ennesimo tentativo di risollevare l’ex Alitalia. Intanto in Germania il quotidiano economico Handelsblatt suona l’allarme e mette in guardia da un’eventuale vittoria dei «post-fascisti di Fratelli d’Italia» che finirebbe per danneggiare Lufthansa. Che di suo si limita a seguire con «massima attenzione» gli sviluppi della situazione in Italia. Draghi ha la totale copertura del Quirinale, non arrivare alla trattativa sarebbe considerato un danno anche dal Colle, e perciò non ha intenzione di lasciare il lavoro in sospeso. Vuole andare dritto e non tollera l’idea di ri-azzerare tutto. Perpetuando lo scandalo di una compagnia aerea che ha perso nel corso degli anni 11 miliardi, ha regalato intollerabili privilegi ai suoi dipendenti rispetto ad altri lavoratori di settori in crisi, ha goduto per anni di rendite di monopolio e nonostante tutti i soldi investiti è adesso ridotta ai minimi termini, possa rimanere tra gli artigli dei politici continuando a gravare sulle spalle del contribuente.