Sassi e merende

Redazione
21/10/2021

Poco nota ai turisti ma ricca di panorami mozzafiato, l'isola di Hormuz, a sud dell'Iran, è ricoperta da un terriccio commestibile usato come spezia nelle ricette della cucina locale.

Sassi e merende

Coi suoi ruscelli color ocra, le spiagge cremisi e le numerose grotte, l’isola di Hormuz, a sud dell’Iran, è considerata la ‘Disneyland’ dei geologi. Ma, oltre a tutti questi elementi, a renderla unica nel suo genere è una particolarità decisamente inedita: la presenza di un terriccio commestibile, caso unico al mondo, che ricopre quasi per intero le sue zone montuose.

Hormuz, dal terriccio alla salsa

Situata a 8 chilometri dalla costa iraniana, tra le acque del Golfo Persico, Hormuz è un piccolo atollo a forma di cupola caratterizzato da argilla e rocce minerarie e vulcaniche che, alla luce del sole, abbagliano i visitatori con sfumature rosse, gialle e arancioni. Un fenomeno che ha portato gli studiosi e i turisti a definirla ‘isola arcobaleno’. La sua formazione, secondo la geologa Kathryn Goodenough, «risalirebbe a centinaia di milioni di anni fa quando gli strati di sale generati dal mare si sono gradualmente scontrati e mescolati con i sedimenti vulcanici dell’area, fino a dare vita a una massa continentale colorata». La terra rossa che cosparge il monte, in gergo gelack, ha un colore simile a quello dell’ematite e si pensa derivi direttamente dalle rocce vulcaniche. Non solo viene utilizzata come materia prima per scopi industriali ma svolge un ruolo di primaria importanza nella cucina locale. Usata, infatti, come spezia, conferisce un sapore terroso ai profumatissimi curry della tradizione e si sposa perfettamente con il tomshi, pane preparato dalle massaie con una ricetta antichissima. «Usiamo il terriccio come se fosse una salsa», ha spiegato alla BBC Maryam Peykani, una delle residenti, «La chiamiamo soorakh e, in genere, la spalmiamo sulla focaccia poco prima che completi la cottura. Oltre che in cucina, poi, la ritroviamo nei dipinti degli artisti del posto o nei prodotti cosmetici, nella ceramica e nella confezione degli abiti, soprattutto nei processi di colorazione».

https://www.instagram.com/p/CJsvBDjhLe2/

Hormuz, la Dea del sale e le altre attrazioni

Ma la montagna rosso rubino non è l’unica attrazione turistica di Hormuz. Nella parte occidentale, infatti, si trova un massiccio noto come la Dea del sale, ricco di cristalli di sale reputati curativi e in grado di assorbire e allontanare qualsiasi tipo di energia negativa. «È noto che il salgemma sia portatore di vibrazioni positive», ha specificato la guida turistica Farzad Kay, «Dopo aver trascorso un po’ di tempo qui, ti senti rinvigorito. Ecco perché è conosciuta come la Valle dell’Energia». Spostandosi più a sud-ovest, invece, ci si trova di fronte alla Rainbow Valley, un incredibile distesa multicolore, accarezzata dal sole, e alla Valle delle Statue, dove le rocce, erose dal vento, sembrano aver assunto forme che ricordano uccelli, draghi e creature mitiche. Una sorta di galleria d’arte a cielo aperto. Nonostante questi panorami mozzafiato, l’afflusso turistico è ridotto, più che altro perché il posto è poco noto. «Bisognerebbe pubblicizzarla molto di più», ha aggiunto Ershad Shan, un altro locale, «Abbiamo tutte queste meraviglie, è un peccato che i vacanzieri non le vedano». Ecco perché, per mobilitare un po’ il business, gli abitanti hanno iniziato a offrire, ai pochi visitatori accorsi, pasti gratis e giri in risciò e motocicletta. «Ci sentiamo responsabili. Vogliamo e dobbiamo tutelare il nostro patrimonio, la nostra identità e contribuire affinché il resto del mondo inizi a conoscerli».