Belfast & furious

Maurizio Zoja
30/01/2022

Il 30 gennaio 1972 a Derry si consumava la Bloody Sunday, uno dei momenti più drammatici dei Troubles. Il conflitto nordirlandese nel tempo ha insanguinato le due isole ed è stato fonte d'ispirazione per tanti registi. Ecco, i film che l'hanno raccontato.

Belfast & furious

«Non riesco a credere alle notizie di oggi, non riesco a chiudere gli occhi e a farle andar via». Nel 1983 gli U2 pubblicano quella che per molti anni sarà la loro canzone più famosa. Si intitola Sunday Bloody Sunday ed è l’omaggio di Bono e compagni, irlandesi repubblicani e cattolici, alle vittime massacro avvenuto a Derry, in Irlanda del Nord, il 30 gennaio del 1972: l’esercito britannico, incaricato di controllare una marcia per i diritti civili, uccise tredici persone. Fu uno dei più cruenti episodi dei Troubles, termine con cui viene definito il conflitto tra separatisti e unionisti. Scandito da bombe e morti, negli anni ha insanguinato l’isola, ma anche ispirato numerosi registi e sceneggiatori, dando vita a più di una pellicola memorabile. Una di esse è ambientata proprio nei giorni dell’eccidio di Derry e si intitola Bloody Sunday. Diretta da Paul Greengrass ha vinto l’Orso d’oro a Berlino nel 2002, a pari merito con La città incantata di Hayao Miyazaki, e racconta le vicende incrociate di un giovane cattolico innamorato di una protestante, di un leader politico irlandese e di un poliziotto inglese.

Quella che segue è una rassegna di film in cui la questione irlandese, al centro o sullo sfondo, viene affrontata sia raccontando i Troubles propriamente detti sia attraverso storie di personaggi, veri o immaginari, protagonisti del conflitto.

I film che hanno tratto ispirazione dalla questione irlandese

Fuggiasco, nel 1947 il cinema scopre il conflitto irlandese

In Fuggiasco (1947) di Carol Reed, James Mason interpreta un memorabile rivoluzionario irlandese che, in una Belfast splendidamente ritratta in bianco e nero, durante una rapina per finanziare il suo gruppo uccide un poliziotto e rimane ferito. Inizialmente aiutato da alcuni suoi connazionali, si scoprirà sempre più solo nella lotta. Ventidue anni più tardi Robert Alan Arthur girerà un meno efficace remake, ambientato a New York e con Sidney Poitier nel ruolo del protagonista.

Gli anni Novanta sono decisamente la stagione d’oro dei Troubles Movies, e si aprono con L’agenda nascosta (1990) di Ken Loach, in cui l’omicidio di un attivista statunitense giunto a Belfast per protestare contro le azioni della polizia inglese mette un investigatore di fronte alle manovre del governo di Margareth Thatcher per rafforzare il proprio controllo sull’Irlanda del Nord. Il film rappresenta l’atto d’accusa del regista inglese nei confronti delle scelte compiute da Londra, un tema affrontato anche da Nel nome del padre (1993) di Jim Sheridan, ossia la vera storia dei Guildford Four, quattro ragazzi irlandesi che scontarono quindici anni di carcere da innocenti dopo essere stati condannati per due stragi riconducibili all’Ira. Il film si basa su Il prezzo dell’innocenza, il libro autobiografico di Gerry Conlon, uno dei quattro, interpretato da Daniel Day-Lewis.

La moglie del soldato, un racconto da Oscar

Sempre agli Anni 90 risalgono tre film in cui le storie personali si sovrappongono al dramma politico, con grandi risultati artistici. È il caso di La moglie del soldato (1992) di Neil Jordan, che al regista fruttò l’Oscar per la miglior sceneggiatura. Il film avrebbe funzionato anche senza il sottofondo del conflitto, rappresentato dall’amicizia tra un terrorista dell’Ira, l’esercito repubblicano irlandese, e un soldato di Sua Maestà. Alla morte di quest’ultimo, il primo si mette sulle tracce di sua moglie, e il loro incontro porterà molte sorprese. Niente di personale (1995) di Thaddeus O’Sullivan è ambientato a Belfast nel 1975, dove in seguito a una strage compiuta dall’Ira due ex compagni di scuola si trovano ai lati opposti delle barricate. Uno è un torturatore pronto a tutto per la causa lealista, quella che vuole l’Irlanda del Nord parte del Regno Unito, l’altro è la sua vittima. Coppa Volpi a Venezia per Ian Hart nel ruolo di uno degli aguzzini. The Boxer (1997) di Jim Sheridan vede ancora assieme il regista e Daniel Day-Lewis, stavolta alle prese con la storia di un pugile che, dopo un lungo periodo di carcere, apre una palestra nella Belfast cattolica e si innamora della figlia di un leader dell’Ira. Meno celebrato di Nel nome del padre ma non meno interessante, il film ha potuto contare su un Daniel Day-Lewis perfettamente immedesimato nel suo ruolo, dopo due anni trascorsi ad allenarsi con Barry McGuigan, pugile irlandese già campione del mondo dei pesi piuma.

Le storie di Michael Collins e Bobby Sands

Due eroi nazionali irlandesi sono invece al centro di Michael Collins (1996) di Neil Jordan e Hunger (2008) di Steve McQueen. Il primo è la vera storia di Michael Collins, eroe dell’indipendenza e primo presidente dello stato libero d’Irlanda, ucciso nel 1922 dai nazionalisti. Secondo alcuni, il film (Leone d’Oro a Venezia e Coppa Volpi a Liam Neeson per il ruolo del protagonista) costituisce un elogio dell’opera di Gerry Adams, leader del Sinn Féin, il braccio politico dell’Ira, in favore del processo di pace in Irlanda. Il secondo, premiato come miglior opera prima al festival di Cannes, racconta la prigionia di Bobby Sands e dei suoi compagni nel carcere nordirlandese di Long Kesh, dove l’attivista, interpretato da Michael Fassbender, trovò la morte nel 1981 in seguito a uno sciopero della fame messo in atto per protestare contro il durissimo regime carcerario.

Belfast, in fuga dalla violenza

Chiudiamo infine la nostra rassegna con uno dei film più attesi delle prossime settimane: Belfast (2021) di Kenneth Branagh, in uscita il 3 marzo nelle sale italiane. «La mia storia più personale», così il regista ha presentato il suo lavoro, visto in anteprima alla Festa del Cinema di Roma. Ambientata nel 1969, la pellicola racconta la storia di una famiglia della classe operaia, combattuta tra il desiderio di rimanere ancorata al luogo delle origini e la necessità di lasciare Belfast e con essa i pericoli legati alla violenza politica.