La guerra infinita tra Binaghi e il presidente del Coni Malagò

Luca Di Carmine
20/05/2022

Dopo la fine degli Internazionali di tennis, non si placano le polemiche tra Angelo Binaghi, presidente della Fit, e il capo del Coni Giovanni Malagò. Un botta e risposta che ha coinvolto anche Palazzo Chigi.

La guerra infinita tra Binaghi e il presidente del Coni Malagò

Ci deve essere stato un errore nella comunicazione di Palazzo Chigi sulla querelle tra il presidente della Fit Angelo Binaghi e quello del Coni Giovanni Malagò sugli internazionali di tennis di Roma. Non si spiega altrimenti il comunicato che la portavoce di Mario Draghi, Paola Ansuini, ha voluto rilasciare nei giorni scorsi a difesa di Malagò per escludere responsabilità da parte del numero uno del Coni su presunte pressioni. «Con riferimento alle dichiarazioni del presidente della Federtennis Angelo Binaghi riportate dalla stampa, si precisa non rispondere al vero che il Presidente del Coni Giovanni Malagò abbia chiesto al governo di intervenire sull’autonomia dello sport». Ansuini arriva dalla Luiss, università cara al presidente del Coni, come a molta parte dell’establishment che popola i circoli esclusivi della Capitale.

Le accuse a Malagò di voler sabotare gli Internazionali di tennis

Eppure Binaghi era stato fin troppo chiaro. «Malagò prima ha cercato di non far giocare Novak Djokovic, poi non voleva che ci fossero i russi, ma noi abbiamo analizzato bene le sue parole e non è vero che il Cio aveva dato dichiarazioni differenti rispetto a quelle osservate da Itf, Atp e Wta. In definitiva Malagò ha chiesto di intervenire nell’autonomia dello sport, proprio lui che si è sempre lamentato in passato di questo. Ha cercato di indirizzare il governo verso una decisione che avrebbe danneggiato gli Internazionali» aveva spiegato il pugnace numero uno della Federtennis. E non c’erano assolutamente errori nella sua valutazione.

La guerra infinita tra Binaghi e il presidente del Coni Malagò
Angelo Binaghi (da sito Fit).

La polemica su Djokovic (che ha vinto) e i giocatori russi

Anche perché era stato proprio Malagò a spiegare a più riprese in febbraio, forse anche per quelle esigenze di visibilità cui mai si sottrae, di non volere il giocatore serbo a Roma. Lo si può leggere sulla Gazzetta dello Sport del 22 febbraio. Non va dimenticato che il capo del Coni è ormai gestore di un budget il cui capitolo di spesa sulla comunicazione rispetto solo a qualche anno fa, è stato falcidiato, passando da 500 a 50 milioni di euro. Gli avversari di Malagò ci scherzano su malignamente: ormai l’unico suo lavoro, dicono, è «dichiarare» e fare titoli di agenzie e giornali che lasciano il tempo che trovano. «Se è giusto che Djokovic partecipi agli Internazionali di tennis a Roma? Assolutamente no», aveva detto. «Perché ammesso e non concesso che uno si faccia la doccia in un camper, che mangi e dorma da solo e in situazioni di fortuna, è il messaggio che è sbagliatissimo». Poi aveva parlato della possibilità di escludere i giocatori russi. Ma c’è di più. Il 25 aprile proprio Malagò aveva sottolineato in un’intervista al Corriere della Sera che spettava al governo intervenire. «La palla passa al governo, Mario Draghi prenderà la miglior decisione per il Paese: Mosca in guerra ha rotto la tregua olimpica», si legge nell’intervista del quotidiano di via Solferino. «Spetta al governo prendere una decisione. Starà studiando il caso, valuterà la situazione, poi farà una scelta, sono convinto la migliore per il Paese». Insomma, che Malagò avesse fatto pressioni lo si può apprendere da fonti aperte.

La guerra infinita tra Binaghi e il presidente del Coni Malagò
Novak Djokovic trionfatore agli Internazionali di Roma (Getty Images).

Una polemica che ha investito e diviso il mondo politico

Non pago, alla fine degli internazionali di tennis, Binaghi ha ribadito come «non far giocare i russi, e questo Malagò lo sa bene, avrebbe avuto una serie di conseguenze che vanno dallo sciopero dei giocatori alla possibile revoca della licenza del torneo: in sostanza addio agli Internazionali. Devo dire grazie a Draghi e governo che hanno capito tutto. Al governo non chiediamo soldi, ma di poter operare senza interferenze per lo sviluppo del torneo». Come se non bastasse, in tutto questo si è messo di mezzo anche Alessandro Di Battista, storico esponente del Movimento 5 stelle delle origini, sceso in campo a difendere Binaghi. «Malagò, come ha sostenuto il presidente della Federazione Tennis, ha provato a danneggiare gli Internazionali d’Italia. Mi domando: è accettabile che un uomo che tenti di danneggiare una delle manifestazioni sportive di maggior successo utilizzando le raccomandazioni del Cio in modo assolutamente strumentale, possa continuare a presiedere il Coni? In un Paese normale Malagò dovrebbe dimettersi all’istante».