Non è solo una influencer

Camilla Curcio
02/08/2021

Per convincere gli adolescenti Usa a vaccinarsi contro il Covid, la Casa Bianca ha lanciato una campagna di sensibilizzazione con tiktoker e vip dei social.

Non è solo una influencer

Gli adolescenti non vogliono vaccinarsi contro il Covid? A convincerli ci pensa l’influencer. Negli Usa la Casa Bianca ha avviato una campagna pro vax rivolta ai più giovani assoldando tiktoker, cantanti e youtuber. Una squadra di personaggi che, grazie all’esposizione mediatica e al successo sui social, possono fare la differenza nella lotta contro le fake news e la disinformazione diffusa dai negazionisti. Un po’ quello che è accaduto in Italia con i Ferragnez contattati a ottobre 2020 dall’ex premier Giuseppe Conte per comunicare l’importanza dell’uso delle mascherine.

Il 58 per cento dei teenager Usa non hanno ricevuto nemmeno una dose

I dati forniti dal Centers for Disease Control and Prevention hanno fotografato una situazione preoccupante: a oggi, in America, i teenager sono la categoria che ha aderito meno attivamente alla campagna vaccinale. Il 58 per cento dei ragazzi compresi tra i 12 e i 17 anni non ha ancora fatto neppure la prima dose. Va ricordato che negli States il via libera della Fda al vaccino di Pfizer-BioNTech per gli adolescenti dai 12 ai 15 anni è arrivato lo scorso maggio. Sono stati questi numeri che hanno spinto il governo ad attivarsi, chiedendo aiuto a chi sui giovani ha maggior ascendente.

Tiktoker e youtuber in prima linea per il vaccino

Tra le teste di serie selezionate per questa importante missione, una delle prime ad aderire è stata Ellie Zeiler che, da un giorno all’altro, ha ricevuto una mail da Village Marketing, agenzia incaricata di fare da intermediario tra i candidati e il presidente degli Stati Uniti. Sbarcata su TikTok con brevi clip a tema moda e lifestyle, la 17enne non si è tirata indietro, accettando con piacere l’incarico di Biden. Sono state diverse le iniziative a cui ha partecipato tra le quali un importante dibattito con l’immunologo Anthony Fauci, occasione perfetta per smentire tutti quei rumor assolutamente infondati sui vaccini diffusi sui social attraverso video e meme solo apparentemente ironici. Uno tra tutti, la teoria che li vedrebbe tra le prime cause di infertilità. Dalla conversazione con Fauci, Zeiler ha poi raccolto una serie di spunti per creare contenuti originali da pubblicare su Instagram e Youtube. Senza mai rinunciare a metterci la faccia: ne è la prova il filmato in cui, parlando direttamente in camera, elenca tutte le ragioni che l’hanno spinta a fare il vaccino. «Il mio lavoro non è affatto finito», ha dichiarato in un’intervista al New York Times. «Non mi fermerò fino a quando non sarò certa che tutti i miei follower sono vaccinati e al sicuro». Sulla stessa linea di Zeiler anche la collega Christina Najjar, nota sul web come Tinx. «Non ho mai avuto paura della gogna mediatica o delle conseguenze che questa mia decisione di aderire alla campagna avrebbe potuto avere», ha spiegato la tiktoker 30enne. «Aiutare a diffondere un messaggio così importante è l’unica cosa da fare. Era la decisione più giusta, l’unica da prendere». Dopo essere stata contattata tramite il suo manager, Najjar ha subito pubblicato una clip di domande e risposte con il dottor Fauci. Nessun tecnicismo, bandito il linguaggio medico e largo a informazioni basic. Spaziando da temi seri come il legame tra vaccino e gravidanza ad argomenti più leggeri come i possibili rischi di un’estate con meno restrizioni e più libertà.

 

Da Washington ai singoli Stati: la carica dei microinfluencer

L’iniziativa di Washington, partita a gennaio da una partnership tra la Casa Bianca e le agenzie di comunicazione Village Marketing e Made to Save, è stata adottata anche da altri Stati Usa che, pagando micro influencer locali (quelli seguiti da una media di follower compresi tra i 1000 e i 100 mila), li hanno ingaggiati per promuovere il vaccino tra i loro fan. Con una differenza rispetto al progetto originario: hanno deciso di stipendiarli, considerando il loro attivismo al pari di un lavoro in piena regola. Da un giorno all’altro, il feed di Instagram si è riempito di selfie in cui gli influencer mostravano con orgoglio il braccio incerottato e riempivano di emoji e messaggi incoraggianti le didascalie dei loro scatti. «Sono ufficialmente membro del club Pfizer», ha scritto Ashley Cummins, trendsetter di Boulder, in Colorado, stringendo tra le mani il suo green pass. Secondo Patricia Lepiani, presidente di Idea Marketing, l’organizzazione contattata dalle realtà locali per gestire il progetto, i micro-influencer sembrano essere più autentiche e convincenti di quelle che vantano grandi numeri. «I piccoli conoscono bene la comunità e iniziative del genere attecchiscono solo se hai un’idea chiara del pubblico a cui ti rivolgi». Dal New Jersey all’Oklahoma, passando per città come San Jose, in California, tutti sembrano voler adoperare quest’ultima cartuccia. Soprattutto in virtù dell’aumento dei casi dovuto alla variante Delta. «La riuscita di quest’intuizione di Biden è evidente», ha aggiunto Rob Perry, esperto di influencer marketing. «Nel momento in cui più instagrammer postano un contenuto sul vaccino, automaticamente le adesioni aumentano in maniera sensibile».