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Taglia e Gucci

Dal personaggio di Patrizia Reggiani al primo incontro con Maurizio, passando per le nozze tra i due e la figura del cugino Paolo. Cosa c’è di vero nel film con Lady Gaga che racconta la storia e i retroscena di uno dei grandi imperi della moda.

1 Dicembre 2021 14:222 Dicembre 2021 08:30 Giovanni Sofia
Tutti i falsi storici di House of Gucci, il film che racconta ascesa e declino della famiglia che ha costruito un impero nella moda

Altri ricchi, altra giostra. Patrizia Reggiani, e quindi Lady Gaga, arrivano nella carriera del regista Ridley Scott dopo i Getty, protagonisti di All the Money in the World. In House of Gucci, lei è una sorta di Becky Sharp italiana, intenzionata con ogni mezzo a completare una faticosa scalata sociale. Per riuscirci sposa Maurizio, Adam Driver, timido erede dell’impero di famiglia, salvo poi orchestrarne l’assassinio nel timore di essere diseredata. L’unione, intanto, trasforma l’uomo, inducendolo a fare piazza pulita dei parenti e a prendere il controllo dell’azienda. Un operatore spietato, in linea con un’ambizione a lungo compressa dentro un meccanismo in attesa solo di essere innescato. Una sorta di Macbeth, con la moda sullo sfondo. Ma l’illusione dura poco e la tragedia è dietro l’angolo.

Le critiche della famiglia ad House of Gucci

Stravagante come la trama del film, la storia ricostruita con studio certosino da Slate è, però, ben più complessa. E, almeno stando alle proteste degli eredi, profondamente diversa. In una lettera nei giorni scorsi, la famiglia ha infatti condannato la pellicola, colpevole, tra gli altri, di dipingere con toni «eccessivamente indulgenti» Patrizia Reggiani. Ancora, di raffigurare i Gucci quali «teppisti, ignoranti e insensibili al mondo che li circondava». Dirimere la matassa, comunque, non è stato semplice. C’è voluta di una ricca ricerca d’archivio, fatta di docuserie, pellicole e libri. Alla fine della quale, spiegano dal quotidiano, si è riusciti a tracciare il confine tra licenza artistica e cronaca.

House of Gucci, l’incontro tra patrizia e Maurizio

Quando incontra Maurizio, Patrizia, bella e appariscente, lavora come amministratrice d’ufficio presso l’azienda del patrigno. All’evento c’è anche Rodolfo, genitore di Maurizio, e restio a credere a un’alleanza tra l’impresa e i Gucci. La ritiene piccola e probabilmente anche collegata alla mafia. Legame di cui, tuttavia, non si ha alcuna notizia. Stesso discorso per lo scenario dell’evento, smentito dalla protagonista in persona. Condannata nel 1997, le vennero offerte la scarcerazione anticipata e la libertà vigilata nel 2011. Proposte rispedite al mittente. La donna infatti definì «inaccettabile» la condizione di trovare un impiego: «Non ho lavorato un giorno in vita mia. Non ho intenzione di iniziare adesso», disse all’avvocato.

Uno status symbol conquistato con fatica, a cui evidentemente non aveva intenzione di rinunciare. Patrizia Reggiani, nata Martinelli, d’altronde, era cresciuta in un sobborgo povero di Milano, tirata su dalla madre single e lavapiatti di professione. La svolta arrivò quando quest’ultima sposò il ricco Ferdinando Reggiani, unione in seguito alla quale la figlia avrebbe cambiato cognome. L’imprenditore, ovviamente non aveva lo stesso patrimonio dei Gucci, ma se la passava parecchio meglio di quanto non suggerisca il film. Sarebbe stata l’infanzia difficile, racconta l’amica di lunga data Micaela Goren Monti, ad alimentare nella donna la volontà di non tornare più indietro: «La sua vita era diversa dalla nostra. Noi eravamo figlie dell’alta borghesia, pensavamo di vivere di solo amore. Lei voleva trovare la persona giusta, con un nome importante e il portafoglio pieno».

Un’ambizione coltivata senza alcuno scrupolo, almeno a spulciare le cronache dell’epoca. In cui, in cui si legge che il fratellastro Vincenzo Reggiani riferì alla polizia di aver il sospetto di una trama architettata da Patrizia e da sua madre per uccidere il padre nel 1973, periodo in cui era gravemente malato. Le due sarebbero state mosse dal sospetto che la ragazza potesse essere diseredata. «Non credo sia la prima volta che commetta un omicidio spiegò alle forze dell’ordine». Le parole furono seguite da un’inchiesta, ma non si arrivò mai al processo.

Il matrimonio tra Patrizia Reggiani e Maurizio Gucci

A catturare l’occhio, sono poi le immagini delle nozze. Nella chiesa, organizzata in due navate, una risulta piena di invitati, l’altra vuota fatta eccezione per una coppia. Se in totale è ragionevole pensare siano stati più di due, vero è che la famiglia Gucci si oppose a lungo alle nozze, arrivando a chiederne l’impedimento persino all’arcivescovo di Milano. Si tratta forse la testimonianza più nitida di una rottura tra padre e figlio ricucitasi solo nel 1976, con la nascita della nipote Alessandra. E sugellata definitivamente dall’attico nell’Olympic Tower regalato a Maurizio in occasione dell’approdo nell’azienda.

A fondare l’impresa, suggerisce la pellicola, sarebbe stato molto prima Guccio Gucci, capostipite e padre di due maschi Aldo e Rodolfo. A loro volta genitori rispettivamente di Paolo e Maurizio, ereditieri per metà dell’impero. Per snellire la trama, dunque è stata rimossa la figura di Vasco, altro figlio di Guccio, morto senza discendenti nel 1974, momento in cui, acquistando la restante parte dalla vedova, Aldo e Rodolfo diventarono effettivamente comproprietari. Nel film non si vedono neppure Roberto e Giorgio, gli altri due figli maschi di Aldo, che gestiva materialmente l’azienda, mentre Rodolfo e Vasco si occupavano essenzialmente delle parti legate a design e produzione.

L’idillio mostra il lungometraggio si rompe nel 1989 con Paolo e Maurizio che lo scalzano dalla leadership. Situazioni per la quale i presupposti si erano già creati sei anni prima, alla morte di Rodolfo. Maurizio allora ereditò il cinquanta per cento del padre, mentre ad Aldo restava il 40. La rimanente parte delle azioni venne divisa fra i tre figli, per una quota pari al 3,3 per cento ciascuno. Altri dodici mesi sarebbero poi passati perché Maurizio acquistando per 22 milioni di dollari il 3,3 per cento per cento del cugino Paolo avrebbe ottenuto la maggioranza assoluta. Al 1985 risale invece la causa intentata contro Aldo, accusato di aver sottratto alle casse comuni diversi milioni. Lo stesso motivo per cui, in un cerchio che si chiude, anche Maurizio anni dopo verrà estromesso dalla carica di presidente. Tra i protagonisti assenti anche Allegra sorella di Alessandra, secondogenita figlia di Patrizia e Maurizio.

La firma sul certificato azionario di Rodolfo Gucci

C’è poi la questione della firma sul certificato azionario con cui Rodolfo lascia le quote al figlio. Alla redazione del testamento non sarebbe stato siglato, così spiega nel film l’avvocato Domenico De Sole a Maurizio si dovrà pagare una sanzione sull’imposta di successione. È il motivo per cui al momento dell’irruzione della guardia di finanza, l’erede scappa verso lo chalet di St Moriz, in Svizzera. Patrizia davanti ai militari accuserà Paolo e il legale di aver falsificato la firma. Fu in realtà il contrario. Con Roberto, Giorgio e Aldo, nel 1985, a puntare il dito contro Maurizio, ormai diventato presidente. Accuse da cui verrà scagionato quattro anni più tardi. Ma testimonianze ulteriori, provenienti da un assistente di Rodolfo aprirebbero una terza via, inquadrando Patrizia quale responsabile.

Paolo Gucci, il talento non riconosciuto e le cause alla famiglia

Vestito con abiti sgargianti, nel tentativo di convincere in primis se stesso della bontà dei suoi schizzi, Paolo nel film appare privo di qualsiasi talento. Rodolfo ne disprezza il lavoro e rifiuta di assumerlo per disegnare una linea più giovanile. È Patrizia allora a spingerlo a mettersi in proprio, con l’obiettivo nascosto di sottrargli le quote. Paolo le vende effettivamente a Maurizio, a patto che Gucci distribuisca i capi. Ma fa di più, consegnando al cugino un fascicolo contente le prove di redditi non dichiarati riguardanti il padre. Sarà il motivo per cui Aldo finirà recluso negli Stati Uniti per un anno, accusato di evasione fiscale. Come se non bastasse, la sfilata con la linea di Paolo verrà interrotta dalla polizia, a seguito della denuncia di Maurizio per violazione del copyright. Qui i falsi storici riguarderebbero il cugino, ben meno goffo, ma elegante alla stregua di padre e zio. Capodesigner di Gucci, fu decisivo nello sviluppo del logo con la doppia G a incastro. E ancora, rifiutata dagli altri membri della famiglia, la collezione presentata nel 1980 fu un successo. Lanciata, però, all’insaputa di padre e zio, gli costò il licenziamento e la causa per commercio illegittimo del marchio.

La battaglia legale proseguì per le lunghe con la controffensiva di Paolo che citò in giudizio la casa per violazione del contratto, stress emotivo, aggressione e percosse. Reclamò inoltre il diritto a usare il proprio nome e costituire una società rivale nello stesso campo. Spesi cinque milioni in spese legali, la possibilità gli venne riconosciuta. Il contenzioso si rivelerà l’occasione per scoprire l’evasione sugli affari fiscali di Aldo: 7,4 milioni di dollari di tasse non versate. L’irruzione della polizia giudiziaria alla sfilata, poi, avvenne effettivamente su richiesta di Maurizio e per violazione del copyright. L’accordo tra i due, infatti, era andato in fumo due anni prima, in seguito alle accuse di Paolo sulle firme del certificato azionario. La linea PG infine venne chiusa l’anno dopo dietro versamento di 45 milioni di dollari da Gucci.

I rapporti tra Pina e Patrizia Gucci

Anche l’omicidio è parecchio romanzato. Preoccupata per l’allontanamento di Maurizio, Patrizia si imbatte negli annunci di una sensitiva mentre guarda la tv. La donna si chiama Pina e le dice di essere in grado di farle ottenere ciò che vuole. Diventa consigliera spirituale e astrologo personale di Patrizia. Messo nero su bianco il divorzio, a lei si rivolge per uccidere l’ex marito. Una scena le immortala accompagnate da alcuni sicari mentre si scambiano valige con soldi e pistole.

Le due, in effetti, si incontrarono, ma in una Spa a Ischia nel 1976. L’amicizia scoppiò immediatamente, salvo poi incrinarsi durante il processo per l’omicidio di Maurizio. Pina disse di essere una semplice intermediaria, con Patrizia che agì in autonomia. Versione smentita dall’altra, che dal canto suo sostenne di aver esternato il desiderio di ammazzare il marito in un momento di rabbia e solo per sfogarsi. Ma di essere venuta a conoscenza, dopo la morte di Maurizio, di un complotto ordito da Pina per ucciderlo. I soldi li avrebbe consegnati, invece, perché ricattata.

El reparto de House of Gucci:

Maurizio Gucci por Adam Driver.
Patrizia Reggiani por Lady Gaga.
Paolo Gucci por Jared Leto.
Rodolfo Gucci por Jeremy Irons. pic.twitter.com/Dv6iUrX6tL

— 🟠Miss Avatar* (@EstoyPensandoQ) March 13, 2021

Della vendetta verso l’ex, Patrizia avrebbe discusso anche con il suo addetto alle pulizie. Al quale per ben due volte chiese se conoscesse qualcuno in grado di eseguire il colpo e di aver già consultato un avvocato per conoscere le eventuali conseguenze. «Volevo farlo da un po’ e andavo a chiedere in giro alla gente chi mi potesse aiutare», dichiarò a Storie Maledette. Aggiungendo anche di non aver mai dato seguito alle intenzioni, ma derubricando quei momenti a semplici «ossessioni». E se Pina fu effettivamente l’intermediaria iniziale, cercando e trovando il sicario e l’autista, con la promessa di 700 mila dollari per il lavoro, Patrizia entrò a gamba tesa quasi subito. Stanca dei temporeggiamenti, affermò l’autista Orazio Cicala, andò a trattare direttamente con lui. Gli diede appuntamento in un bar e lo minacciò di muoversi. L’obiettivo era portare a termine la missione prima del nuovo matrimonio di Maurizio con Paola Franchi, onde evitare di essere diseredata. Ucciso Maurizio, Pina e Patrizia continuarono a sentirsi con cadenza quotidiana, fecero una crociera e un viaggio a Marrakech.

Tom Ford in Gucci prima che Maurizio fosse presidente

L’ultimo falso inerisce la scoperta dello stilista texano Tom Ford, avvenuta in seguito a un suggerimento di De Sole a Maurizio, con lo scopo di risollevare le sorti del brand. In prima fila alla sfilata d’esordio di Ford, nel film gli rivolge un’accoglienza calorosa. Ma il diretto interessato ha affermato: «Quando ricevetti la carica di direttore creativo lui era già andato via, estromesso dalla casa di moda». Altro che brindisi.

 

 

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