Homo nuovo

Redazione
29/10/2021

Chiamato dagli esperti Bodoensis, dal luogo in cui è stato rinvenuto un teschio, la nuova specie di essere umano avrebbe abitato la Terra 500 mila anni fa, contestualmente a Sapiens e Neanderthal.

Homo nuovo

Lo hanno chiamato Homo Bodoensis. Sarebbe vissuto circa 500.000 anni fa, in Africa, in un’epoca definita dagli storici Pleistocene medio. Il nome deriva, invece, da un teschio recuperato a Bodo D’ar, nella valle del fiume Awash, in Etiopia. La scoperta assume particolare significato, in quanto la presenza del nuovo essere umano, coinciderebbe con quella contestuale dell’Homo Sapiens in Africa e di Neanderthal in Europa. Un periodo ancora denso di misteri da risolvere e proprio per questo identificato dagli esperti con l’espressione «the muddle in the middle». A tal proposito, la dottoressa Mirjana Roksandic dell’università di Winnipeg e principale autrice dello studio, al Guardian ha dichiarato: «Parlare di essere umani relativamente a questo periodo è particolarmente complicato, a causa della mancanza di terminologia adeguata».

Secondo la nuova classificazione, all’Homo Bodoensis dovrebbero corrispondere i canoni della maggior parte degli esseri umani del Pleistocene medio vissuti in Africa, ma anche di alcuni stabilitisi nell’Europa sud-Orientale. Qui, tuttavia, la maggior parte rimarrà categorizzata come Neanderthal. Christopher Bae, del dipartimento di antropologia dell’Università delle Hawaii a Manoa e uno dei coautori dello studio ha affermato che «la scoperta consente di risolvere un grosso nodo e comprendere più chiaramente questo periodo dell’evoluzione umana». Restano, tuttavia alcuni problemi pratici da risolvere: «Dare un nome a una nuova specie è un grosso problema, perché la commissione internazionale per la nomenclatura zoologica, permette cambi di nome solo al culmine di un iter particolarmente rigoroso», ha concluso Roksandic.

Homo Bodoensis, il precedente dello scorso agosto

In tema di uomini primitivi, già ad agosto scorso il Guardian aveva dato risalto all’estrazione del Dna di una donna vissuta circa 7.200 anni fa in Indonesia. Scoperta che portò a incrinare i vecchi convincimenti circa la migrazione degli esseri umani. Appartenenti a un’adolescente ribattezzata Bessé, i resti vennero rinvenuti in una grotta di Leang Panninge, sull’isola indonesiana di Sulawesi. Si trattò di una prima volta assoluta, in tema di Dna estratto da un essere umano antico, per Wallacea, la vasta area di isole e atolli distribuita tra l’Asia continentale e l’Australia. Il Dna intatto – evento rarissimo per i ricercatori – allora, fu estratto dall’osso temporale, nella parte che ospita l’orecchio interno.