Guten Tag

Redazione
26/01/2022

Il 26 gennaio 2020 moriva Kobe Bryant. Tag43 vi augura il buongiorno con il corto Dear Basketball, adattamento anime della lettera d'addio del campione alla pallacanestro e Oscar nel 2018.

Guten Tag

Sono passati due anni, ma il mondo del basket non ha mai smesso di piangerlo. E difficilmente si rassegnerà a un destino tanto assurdo. Il 26 gennaio 2020 si schiantò su una collina nei pressi di Calabasas, in California, l’elicottero su cui viaggiava la star dell’Nba Kobe Bryant. Insieme a lui, nell’incidente morirono altre otto persone, compresa la figlia Gianna Maria di appena 13 anni. Guardia tiratrice, all’occorrenza anche playmaker o ala piccola, è considerato uno dei più grandi cestisti di tutti i tempi. Nato a Filadelfia nel 1978, aveva legato l’intera carriera a una sola maglia, quella giallo-viola dei Los Angeles Lakers, con cui aveva militato per venti stagioni tra il 1996 e il 2016, prima di appendere la canotta al chiodo. In totale, ha messo a referto 33.643 punti ed è al quarto posto nella classifica dei marcatori più prolifici della lega americana, dietro Kareem Abdul Jabbar, Karl Malone e LeBron James e davanti a Michael Jordan.

L’infanzia in Italia e il salto dalle scuole superiori all’Nba

Figlio d’arte, all’età di sei anni Kobe Bryant si trasferì insieme al padre Joe in Italia, dove quest’ultimo giocò nell’ordine con le maglie di Rieti, Reggio Calabria, Pistoia e Reggio Emilia. Nel nostro Paese rimase fino al 1991 per poi fare rientro negli Usa. Qui, si iscrisse alla Lower Merion High School, istituto di un sobborgo di Filadelfia che trascinò al titolo statale. Terminato il liceo, non fece il college e optò immediatamente per il grande salto tra i professionisti. Venne così selezionato, tredicesima scelta, al draft del 1996 dagli Charlotte Hornets che immediatamente lo girarono ai Lakers per avere in cambio Vlade Divac. Sarà la svolta. Kobe vincerà il primo anello nel 2000, formando con il centro Shaquille O’Neal una coppia di livello assoluto. Al punto da replicare il successo anche nelle due annate successive. Toccato l’apice seguirà un periodo negativo, con Bryant impegnato a difendersi dalle accuse di stupro formulate nei suoi confronti da una cameriera appena maggiorenne. Non negò mai i rapporti, ma la violenza sì e alla fine venne assolto da qualsiasi reato. Per mettersi da parte i tempi più bui cambiò maglia, passando dalla 8 alla 24, entrambe oggi ritirate. Ma soprattutto si cucì addosso il soprannome Black Mamba. Ispirato a uno dei serpenti più velenosi al mondo e al film Kill Bill 2 all’epoca nelle sale, voleva trasmettere l’efficacia e la spietatezza di un atleta capace di far male a ogni affondo.

Il buongiorno di Tag43 del 26 gennaio 2022 è dedicato a Kobe Bryant, star dell'Nba scomparsa in un incidente in elicottero
Kobe Bryant vince l’Oscar (Getty)

Cinque anelli, due ori olimpici e 60 punti in un solo match

In totale, a fine carriera gli anelli saranno cinque, con quelli del 2009 e del 2010, arricchiti dal titolo Mvp del torneo, ad aggiungersi ai tre precedenti. Nel 2016, con il fisico debilitato da numerosi infortuni deciderà di ritirarsi, non prima di aver sfoggiato una mostruosa prestazione da 60 punti contro Utah Jazz. In mezzo anche i trionfi col Dream Team, con cui conquisterà due medaglie d’oro alle olimpiadi di Pechino nel 2008 e Londra nel 2012. Abbandonato il parquet, si cimentò con successo anche dietro la telecamera e insieme all’animatore Glen Keane diede vita nel 2018 Dear Basketball, riproduzione anime della lettera di addio alla pallacanestro. L’opera, con cui cui Tag43 vi augura il buongiorno e ricorda il campione scomparso nel 2020, gli valse l’Oscar come miglior corto d’animazione.