Dalla Libia all’Ucraina: quando i migranti sono usati come un’arma

Stefano Iannaccone
14/03/2022

In risposta alle sanzioni, Putin sarebbe pronto a far partire dalla Libia migliaia di persone. Queste arriverebbero soprattutto in Italia, unendosi alle milioni in fuga dall'Ucraina con destinazione Europa. Dalla Bielorussia alla Turchia, non si tratta di una novità.

Dalla Libia all’Ucraina: quando i migranti sono usati come un’arma

Migranti usati come un mezzo di pressione per minacciare l’Occidente. L’ultimo a ricorrere a questo ricatto è Vladimir Putin, che vuole rispondere alle sanzioni mettendo in affanno l’Europa. In che modo? Favorendo la partenza di migranti dalla coste della Libia, dove il presidente russo esercita un controllo indiretto su buona parte del Paese, tra la Cirenaica e la cosiddetta mezzaluna petrolifera. Una strategia che, secondo quanto rivelato da La Repubblica, potrebbe far arrivare sulle coste europee, principalmente italiane, circa 30mila persone in poche settimane. Non un numero ingestibile, certo. Ma sufficiente a scatenare la propaganda politica, soprattutto da parte delle destre. E non c’è solo lo sbocco del Mediterraneo da tenere sotto osservazione. L’azione militare del Cremlino rischia di spingere verso l’Europa milioni di persone in fuga. Altro che diverse migliaia in partenza dal Nord Africa. Dall’Ucraina, certo, visto il conflitto in corso. Ma anche dai Paesi confinanti con la Russia: tra Moldova e Georgia in tanti temono un attacco di Mosca. Un aumento delle tensioni potrebbe spingere le persone ad andare via in tempo, senza attendere una possibile guerra. Basta una minaccia per far aumentare il flusso.

In risposta alle sanzioni, Putin potrebbe far martire migliaia di migranti dalla Libia: quando le persone diventano un'arma
Stazione di Kiev, binari affollati: si prova a lasciare il Paese (Getty)

A dicembre la tragedia dei migranti al confine tra Bielorussia e Polonia 

Del resto la strategia non è certo nuova. Di recente, lungo l’asse Bielorussia-Polonia, si era consumato uno scontro sulla pelle di rifugiati. Migliaia di profughi sono stati fermati alla frontiera, dopo che il governo di Minsk aveva incoraggiato le partenze. Era dicembre, con il senno di poi quasi una prima provocazione. Secondo la ricostruzione, le autorità bielorusse avevano addirittura sostenuto economicamente le partenze verso l’Europa. Al confine, però, i migranti hanno trovato il muro eretto da polacchi. Una situazione terribile dal punto di vista umanitario, con persone lasciate morire al gelo. Gli stessi polacchi che oggi spalancano le porte ai profughi ucraini, benché con una sorta di selezione all’ingresso, in base alle origini. Una svolta seguita finanche dall’Ungheria di Viktor Orbán, all’improvviso dedita all’accoglienza. Ma è gioco facile immaginare che tanta disponibilità possa essere messa sul tavolo, in futuro, come mezzo di scambio, seguendo precedenti esempi. O vengono riconosciuti meriti, a suon di milioni di euro, oppure si aprono i rubinetti dell’immigrazione.

In risposta alle sanzioni, Putin potrebbe far martire migliaia di migranti dalla Libia: quando le persone diventano un'arma
Migranti al confine tra Polonia e Bielorussia

Gheddafi e l’accordo con l’Europa per la gestione dei migranti

E la storia ci riporta di nuovo in Libia, a qualche anno fa. Quando la minaccia dei migranti veniva esercitata dal rais Muammar Gheddafi. Con il governo Berlusconi siglò un «accordo per permettere all’Italia di scaricare i migranti e quanti sono in cerca di asilo in Libia e sottrarsi ai propri obblighi», denunciava nel 2009 l’organizzazione non governativa Human Rights Watch. Nel 2011, con l’esplosione delle proteste nel Nord Africa che sconvolsero pure Tripoli, il presidente libico fece sapere all’Unione europea di non interferire. Altrimenti avrebbe interrotto qualsiasi operazione sulla gestione dei flussi migratori. Un modo spicciolo per convincere gli europei a guardarsi bene dal condannare le sue azioni repressive. La storia è poi nota: ci fu l’intervento internazionale contro Gheddafi, che fu rovesciato.

In risposta alle sanzioni, Putin potrebbe far martire migliaia di migranti dalla Libia: quando le persone diventano un'arma
Migranti dalla Libia arrivano a Lampedusa (Getty)

Soldi a Erdogan per evitare l’arrivo dei profughi dalla Libia

Ma la minaccia più grande è arrivata dal presidente Recep Tayyip Erdogan, a cui l’Unione europea destinò sei miliardi di euro, nel 2016, per evitare che sul suolo del Vecchio Continente arrivassero le persone in fuga dalla Siria. Fu la cancelliera tedesca Angela Merkel a spingere per l’accordo, preoccupata dall’idea di affrontare l’esodo. Peccato poi che il leader di Ankara non abbia avuto remore, tre anni dopo, a chiedere che l’Europa non si intromettesse nelle operazioni militari contro i curdi, nel Rojava. «Ve lo ridico. Se tentate di presentare la nostra operazione lì come un’invasione, apriremo le porte e vi invieremo 3 milioni e 600 mila migranti», affermò il presidente della Turchia, parlando al Parlamento del suo Paese. Così, di recente, la commissione europea, guidata da Ursula Von der Leyen, ha staccato un altro assegno di tre miliardi per gestire le partenze. Una minaccia da riproporre alla prossima tensione.