La guerra in Ucraina riaccende il dibattito sulla Difesa comune Ue

Redazione
01/03/2022

Bruxelles invia a Kiev armamenti per 450 milioni. Ma non è l'unico tabù che si è rotto con la guerra in Ucraina. La Germania potenzia l'esercito e la Svezia e la Svizzera abbandonano la loro storica neutralità. Mentre si riaccende il dibattito sulla necessità di una difesa comune Ue.

La guerra in Ucraina riaccende il dibattito sulla Difesa comune Ue

La guerra in Ucraina ha portato l’Unione europea a una fase inedita della sua diplomazia. Più volte tacciata di impotenza e attendismo di fronte a Vladimir Putin, prima l’Ue ha varato un pacchetto di sanzioni economiche importanti nei confronti di Mosca – lo aveva già fatto nel 2014 dopo l’annessione della Crimea – poi domenica sera ha annunciato lo stanziamento di 450 milioni di euro dal fondo speciale da 5 miliardi per l’acquisto e la fornitura di armi letali all’Ucraina più 50 milioni per carburante e farmaci. A questo si aggiungono gli aiuti che una ventina di Paesi Ue – tra cui Italia, Belgio, Olanda, Repubblica ceca, Spagna, Portogallo, Paesi Baltici, Francia, Svezia, ma soprattutto Germania – stanno fornendo all’Ucraina autonomamente.

Borrell: «Il tabù secondo cui l’Ue non fornisce armi ai belligeranti è caduto»

«L’invasione dell’Ucraina ci ha fatto entrare in un nuova era», ha detto il cancelliere tedesco Olaf Scholz. «Il tabù secondo cui l’Ue non fornisce armi ai belligeranti è caduto», ha commentato l’Alto rappresentante Josep Borrell. Nemmeno durante la guerra in Yugoslavia l’Ue si era spinta a tanto. Anche l’Ungheria, notoriamente non allineata alla posizione della maggior parte dei Paesi Ue, ha dato il suo ok alle sanzioni comuni anche se Viktor Orban non aveva mancato di ribadire il suo rapporto privilegiato con Putin volando a Mosca a inizio febbraio. Recentemente però il premier ungherese anti-immigrati si è recato alla frontiera con l’Ucraina, nella città di Beregsurany, per accogliere i profughi: «Faremo entrare tutti», ha dichiarato. «Ho visto persone arrivare senza documenti, ma ci stiamo adoperando per fornirglieli». Non solo. L’Ungheria (membro della Nato) si era anche offerta di ospitare eventuali negoziati di pace. 

La guerra in Ucraina riaccende il dibattito sulla difesa comune Ue voluto da Macron
Il Cancelliere tedesco Olaf Scholz e il presidente francese Emmanuel Macron (Getty Images).

La Germania rompe il suo pacifismo e investe nella Difesa

Anche la Germania ha rotto la sua tradizione pacifista cominciata alla fine della Seconda Guerra mondiale. Sabato 26 febbraio ha deciso di inviare armi – lanciarazzi anticarro e missili terra-aria Stinger – all’Ucraina. Berlino ha anche stanziato 100 miliardi per ammodernare il proprio esercito e Scholz ha annunciato un investimento annuale pari al 2 per cento del Pil per la difesa. Partner economico della Russia, e per questo sottoposta al pressing di Nato e Usa, la Germania alla fine ha invertito la rotta bloccando l’autorizzazione del Nord Stream 2 e sostenendo l’esclusione delle banche russe dallo Swift.

La Svezia e la Svizzera abbandonano la loro storica neutralità

Sulla scia della Germania, si è mossa anche la Svezia intenzionata a rompere la sua storica neutralità. Finora Stoccolma, che non è membro Nato, aveva escluso l’invio di armi a uno Stato belligerante. Domenica invece il governo ha promesso la fornitura di 5 mila lanciarazzi anticarro all’Ucraina. È la prima volta dal 1939 quando l’Urss attaccò la Finlandia come ha ricordato la prima ministra Magdalena Andersson. La Svezia tra l’altro ha ristabilito il servizio militare negli ultimi anni sentendosi minacciata dalla Russia. Infine anche la Svizzera, che non fa parte dell’Ue, ha adottato integralmente le sanzioni anti-russe dei Ventisette.

Energia, in Italia pronte a ripartire sette centrali a carbone. Sono distribuite tra Friuli-Venezia Giulia, Lazio, Liguria, Puglia, Sardegna e Veneto.
Mario Draghi (Getty Images).

Gli aiuti dell’Italia all’Ucraina

Ieri 28 febbraio il Consiglio dei ministri ha dato il via libera all’unanimità a un decreto che prevede, tra l’altro, di cedere mezzi, materiali ed equipaggiamenti militari alle autorità di Kiev. Il provvedimento, ha spiega Palazzo Chigi, contiene una norma abilitante che, dopo una preventiva risoluzione delle Camere, consente al ministro della Difesa di adottare un decreto interministeriale per la cessione del materiale. Nel decreto del ministero, di concerto con la Farnesina e con il Mef, sarà definito l’elenco degli equipaggiamenti. Secondo prime indiscrezioni, le armi che l’Italia dovrebbe mandare in Ucraina sarebbero sistemi anticarro e antiaereo, mitragliatrici leggere e pesanti e mortai. Aiuti che si aggiungono a quelli già deliberati venerdì scorso, quando il governo ha approvato un altro decreto che stanziava 174 milioni di euro tra il 2022 e il 2023 per il potenziamento della presenza militare a Est, e che prevedono il rafforzamento delle tre missioni già in atto, quella in Romania, la ‘Baltic Guardian’ in Lettonia e quella nel Mediterraneo Orientale mobilitando 1350 militari fino al 30 settembre e altri 2 mila per eventuali necessità. Inoltre, grazie a uno stanziamento di 12 milioni saranno inviati a Kiev anche equipaggiamenti per la protezione individuale e della popolazione civile. Si tratta di elmetti e giubbotti antiproiettile ma anche dispositivi per individuare mine e altri ordigni esplosivi. Altri 3 milioni inoltre sono già stati stanziati per le iniziative di protezione civile: verranno inviate 200 tende da campo per un totale di mille posti letto.

La guerra in Ucraina riaccende il dibattito sulla difesa comune Ue voluto da Macron
Emmanuel Macron con la presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen all’Eliseo (Getty Images).

Si riaccende il dibattito sulla necessità di una difesa europea

La guerra in Ucraina e l’allineamento dei Paesi membri sta rilanciando il dibattito sulla necessità di una difesa comune europea. Se lo augura il primo ministro polacco Mateusz Morawiecki. «Abbiamo bisogno di un esercito europeo forte», ha detto a Les Echos. «Non è impossibile e permetterebbe all’Europa di avere un ruolo maggiore». Una proposta che fa eco alle dichiarazioni in questo senso di Emmanuel Macron, presidente di turno del Consiglio europeo e da sempre sostenitore della costruzione di una Difesa Ue. Proprio il presidente francese che nel novembre 2019 in una intervista a L’Economist sosteneva la «morte cerebrale» della Nato, da gennaio 2022 ha assunto la guida della Very high readiness joint task force dell’Alleanza Atlantica, trovando in Scholz una sponda. L’unità di reazione rapida era stata creata nel 2014 in risposta alle crisi in Medio Oriente e all’aggressione della Russia contro l’Ucraina.