La Russia, il pericolo atomico e la dottrina militare di Mosca

Daniele Curci
25/03/2022

Dall'inizio dell'invasione dell'Ucraina, si teme che Mosca arrivi a una guerra nucleare utilizzando testate di ultima generazione. Un'ipotesi che, se si ripercorrono gli ultimi 30 anni di dottrina militare russa, purtroppo non è da escludere.

La Russia, il pericolo atomico e la dottrina militare di Mosca

Sin dalle prime fasi dell’invasione dell’Ucraina si è diffuso il timore che il Cremlino potesse ricorrere all’opzione nucleare. La bomba atomica è stata evocata più volte, tra minacce più o meno velate di Vladimir Putin e analisi dell’intelligence Usa. Tanto che due giorni fa il segretario generale della Nato Jens Stoltenberg ha detto senza giri di parole che la Russia «deve smetterla di brandire le armi nucleari». Eppure lo scenario peggiore resta in piedi. Il New York Times ha spiegato come un trascinamento della guerra in Ucraina potrebbe spingere Mosca a fare uso di mini testate atomiche. Le recenti tecnologie militari, infatti, hanno trasformato le bombe atomiche in ordigni meno potenti di quelli sganciati dagli Usa su Hiroshima e Nagasaki ma più precisi e facili da usare.

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Le innovazioni tecnologiche apportate hanno infatti predisposto la variabilità del rendimento esplosivo di alcune testate, così che la forza distruttiva possa essere adattata a seconda della situazione. Questa nuova tipologia di testata nucleare può essere posizionata sia sui missili da crociera, la cui traiettoria è guidata, sia sui missili balistici, che hanno una traiettoria prefissata. Il fulcro di questo nuovo arsenale sono gli Iskander – M, in dotazione all’esercito russo dal 2005. Operativi anche nel conflitto ucraino, questi lanciatori mobili possono sparare contemporaneamente due missili, sia convenzionali che nucleari,  che viaggiano a circa 300 miglia l’ora.

La Russia, il pericolo atomico e la dottrina militare di Mosca
Una bomba a idrogeno esposta a Mosca (Getty Images).

La descalation attraverso l’escalation: la teoria russa sull’uso di testate nucleari

Ma Putin può arrivare davvero a tanto? Per rispondere può essere utile seguire l’evoluzione della dottrina militare russa negli ultimi 30 anni. Alla fine degli Anni 90 i vertici governativi e militari russi osservavano con preoccupazione le elevate capacità militari della Nato durante la campagna militare in Kosovo. Mosca, infatti, temeva che potessero essere usate per interferire in quello che sarebbe divenuto il secondo conflitto ceceno (1999-2009). Pertanto il Consiglio di sicurezza russo, allora guidato da Vladimir Putin, venne incaricato di studiare una nuova dottrina militare – l’ultima risaliva al 1993 – che fu poi adottata nella primavera del 2000, con Putin già al Cremlino. Emerse l’idea della “descalation attraverso l’escalation”: la possibilità cioè di ricorrere a un attacco nucleare limitato per costringere l’avversario ad accettare le condizioni imposte da Mosca. Detto in altri termini, la nuova strategia prevedeva la possibilità di infliggere danni meno devastanti rispetto a un bombardamento come quello di Hiroshima, prendendo di mira obiettivi militari.

La dottrina militare del 2021 e l’annuncio dell’invasione dell’Ucraina

Questa possibilità appare oggi meno remota, anche perché una revisione della dottrina pubblicata nell’aprile del 2021 ha reso i protocolli relativi all’uso dell’atomica meno restrittivi rispetto al passato. Se infatti all’inizio del nuovo millennio si prevedeva il suo ricorso «situazioni critiche per la sicurezza nazionale», con la revisione si è passati a criteri meno stringenti che contemplano l’eventualità in cui la sovranità e l’integrità territoriale della Russia siano messe in pericolo. Quasi le stesse parole utilizzate nel discorso del 24 febbraio con cui Putin annunciava l’invasione dell’Ucraina. Il presidente russo infatti aveva sostenuto come l’intervento si fosse reso necessario a fronte «di una minaccia molto reale per i nostri interessi, ma anche per l’esistenza stessa del nostro Stato e per la sua sovranità», riferendosi all’espansione della Nato nell’Est Europa.