Guerra in Ucraina: dove vuole arrivare Putin?

Stefano Grazioli
24/02/2022

L'intervento massiccio in Ucraina rompe tutti gli schemi. Ora bisogna capire fin dove Mosca ha intenzione di spingersi: poco oltre le repubbliche già occupate, fino al Dnepr o l'intera Nazione. L'obiettivo di Putin è evitare che tutto il Paese rimanga agganciato all'Occidente.

Guerra in Ucraina: dove vuole arrivare Putin?

La guerra tra Russia e Ucraina è iniziata ufficialmente oggi. Quando finirà è tutto da vedere. Non è la prima che vede le forze armate del Cremlino protagoniste sullo scacchiere internazionale, dopo quella in Georgia nel 2008, l’intervento in Siria nel 2015 e ovviamente il confitto nel Donbass, iniziato già nel 2014.  Vladimir Putin ha parlato in sostanza di un’operazione militare limitata, non con l’intento di occupare tutto il Paese. C’è da crederci? L’allarme lanciato nelle ultime settimane da Stati Uniti e Nato è stato confermato, per cui la credibilità del Cremlino è decisamente minata: gli esempi del passato possono comunque dare un’indicazione, non una certezza, su quella che può essere la tattica russa nei confronti dell’Ucraina.

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Il parallelo tra le repubbliche di Abcasia e Ossezia del Sud e quelle di Lugansk e Donetsk

Anche nel Caucaso nel 2008, la guerra era stata per così dire “telefonata”, senza però l’escalation mediatica tra Russia e Occidente montata intorno alla crisi ucraina a partire dall’autunno scorso. Per mesi le provocazioni tra le repubbliche separatiste georgiane di Abcasia e Ossezia del Sud hanno fatto da prodromi allo scoppio del conflitto, scatenato dall’allora presidente Mikhail Saakashvili con il bombardamento dei peacekeaper russi a Tskhinvali. In cinque giorni nell’agosto del 2008 la Russia ha poi invaso la piccola ex repubblica sovietica, evitando però di spingersi sino alla capitale Tbilisi e rovesciare il governo in carica. Il conflitto è stato poi congelato, fino a ora. Nel Donbass il modello è stato analogo, con l’intervento russo a sostegno dei separatisti di Donetsk e Lugansk dopo che Kiev ad aprile 2014 aveva lanciato l’Ato, l’operazione antiterrorismo per riconquistare le regioni ribelli. I primi accordi di Minsk erano stati firmati nel settembre del 2014. Brevi interventi, poi lo stop. E per otto anni anche qui non è cambiato nulla. Fino a oggi.

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Un mezzo militare ucraino in centro a Kiev (Getty Images).

L’attacco su larga scala in Ucraina cambia gli schemi utilizzati finora da Putin

L’attacco in larga scala in Ucraina ha cambiato ora gli schemi, anche se non è chiaro come questa tattica del salame, dell’affettare un po’ alla volta l’ex repubblica sovietica, possa proseguire. L’annessione della Crimea nel 2014 e la creazione artificiale delle repubbliche nel Donbass ha fermato per anni la progressiva lacerazione del Paese che sembra essere a questo punto a una svolta. In Georgia nel 2008, come nel Donbass nel 2014, la Russia si è alla fine limitata al controllo di zone poco ampie, facilmente controllabili, con un rapporto alto tra costo e beneficio. In Ucraina ci si trova di fronte a un’altra situazione, visto che non si tratta di piccoli lembi di terra di confine, ma di un Paese di oltre 40 milioni di abitanti.

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Sfollati ucraini passano la frontiera russa (Getty Images).

Putin vuole rovesciare il governo di Kiev o evitare che tutta l’Ucraina resti agganciata all’Occidente?

La grande domanda è quindi: dove si fermerà l’invasione russa? Poco oltre il perimetro delle repubbliche di Lugansk e Donetsk già occupate, con l’aggiunta dei territori del sud intorno ad Odessa? Metà Ucraina sino alla linea del Dnepr? O tutto il Paese? È possibile che il Cremlino, dopo aver raggiunto l’obbiettivo minimo, che pare essere quello dell’allargamento dell’occupazione dell’intero Donbass geografico, sia intenzionato ad alternare l’avanzata militare con l’offerta di trattative diplomatiche, sulla falsariga della tattica usata nel 2008 e nel 2014. L’obiettivo del rovesciamento di presidente e governo a Kiev può essere raggiunto manu militari, ma anche con una destabilizzazione per altre vie. La questione fondamentale, che ha spinto Putin a scatenare la guerra, al di là delle strumentalizzazioni storiche e l’unità dei popoli fratelli (anche Caino infatti ha ucciso Abele), è evitare che l’Ucraina nella sua totalità rimanga agganciata all’Occidente. Ed è questo il nocciolo di eventuali negoziati.

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