Perché Giorgia Meloni è la prova vivente che le idee di Fdi sono da buttare

Lia Celi
28/07/2022

Italiana, madre non sposata, giovane e leader. Ex autrice fantasy e riconosciuta icona gay. Eppure guida il partito più reazionario e omofobo dell'asse populista. Come definire Giorgia se non queer?

Perché Giorgia Meloni è la prova vivente che le idee di Fdi sono da buttare

«Detesto il suo partito e le idee che sostiene mi dànno il voltastomaco, ma lei, come persona, mi piace. Perché è strana, eccentrica». È una frase che sento dire da donne giovani e di sinistra, e l’oggetto non sono Mara Carfagna o Teresa Bellanova, ma Giorgia Meloni. Emana vibrazioni contemporanee, anticonformiste, bizzarre, mentre è alla guida della forza politica più ottusa e reazionaria dell’asse populista. Insomma, Meloni è queer, nel senso originario del temine inglese: insolito, fuori dal comune.

Perché Giorgia Meloni è la prova vivente che le idee di Fdi sono da buttare
Giorgia Meloni a Montecitorio (Getty Images).

I problemi del fronte progressista con le donne e con la leadership

Del resto cosa c’è di più insolito e fuori dal comune, nella politica italiana, di una giovane donna, non sposata e madre di una figlia, che guida un partito da lei co-fondato e non nasconde la sua aspirazione alla presidenza del Consiglio? L’unica cosa che potrebbe rendere il fenomeno ancora più straordinario sarebbe che il partito di questa giovane donna leader fosse di sinistra. Perché il fronte progressista, e anche il suo elettorato, hanno problemi sia con le donne che con la leadership in generale. Nel Pd anche gli uomini troppo chiaramente ambiziosi e autoaffermativi vengono isolati, sbertucciati e sputati fuori come semi di cocomero. Figurarsi le donne che, anzi, sembra che facciano carriera solo previa firma di una scrittura privata in cui si impegnano a non voler comandare in prima persona. Perché comandare di per sé non è di sinistra, ed è rinnegare lo «specifico femminile», come si sentì ricordare anni fa Roberta Pinotti dalle compagne di partito genovesi quando ricevette una nomina nazionale mentre aspettava un figlio. Il leader ideale del Pd dev’essere un uomo, ma deve avere sempre l’aria di chiedere scusa di essere lì, sentirsi una specie di male necessario, solo anatomicamente titolare di testicoli che però mimetizza tenendoli ben stretti fra le gambe. Nel rapporto con le donne gli uomini di sinistra non hanno fatto molti passi avanti rispetto al 26 aprile 1945, quando i partigiani del Cnl volevano proibire alle loro compagne combattenti di sfilare per le strade di Milano con le armi in pugno, come i maschi, come se si vergognassero di avere permesso alle donne di uscire dai soliti ruoli oblativi e ancillari. Difficile che con una campagna elettorale così breve e con un numero ridotto di posti in Parlamento il Pd voglia rischiare candidando molte donne. Non l’ha fatto nelle Amministrative, figuriamoci nelle Politiche più decisive del secolo.

Perché Giorgia Meloni è la prova vivente che le idee di Fdi sono da buttare
Giorgia Meloni ministra nel 2009 (Getty Images).

Autrice di fanfiction e riconosciuta icona gay

Ma torniamo a Giorgia Queer. Queer – strana – anche per quella sua gioventù così nerd, tra Tolkien e fanfiction, Sinead O’Connor e Cranberries. Strana perché per essere una donna cis ed etero lancia, consapevolmente o no, segnali d’altro genere. Tant’è vero che la leader del partito più esplicitamente omofobo dell’arco costituzionale è (o almeno era) anche un’icona gay, come tutte le donne forti e fuori dagli schemi. LezPop, il principale sito italiano per lesbiche e bisex (ora è solo su Facebook e Instagram) non solo aveva un’intera categoria di articoli dedicati a Giorgia Meloni, ma aveva scandagliato il suo passato di autrice di fanfiction fantasy pubblicando il link al sito a tema tolkieniano cui collaborava col nome di Draghettina Khy-ri. Questo basta a rivelarci che «io sono Giorgia» è stata una ragazza capace di passioni e di fantasia e di solitudine, il presupposto per scrivere di mondi immaginari con il mood immersivo tipico del vero autore di fanfiction. Se Draghettina è sparita come autrice, oggi Giorgia impazza su Wattpad, la più nota piattaforma di fanfic, come protagonista di storie gay romantico-trash (In Love With A Woman). E anche di commedie adolescenzial-demenziali come Un’amicizia un po’ strana in cui Matteo Salvini, Giorgia Meloni e Luigi Di Maio sono tre ragazzi neo-assunti come camerieri nel ristorante La Pheeca di Silvio Berlusconi, e Matteo si sente attratto da entrambi…

Perché Giorgia Meloni è la prova vivente che le idee di Fdi sono da buttare
Giorgia Meloni alla convention di Vox in Spagna.

Giorgia è la prova vivente che le idee del suo partito sono da buttare

Insomma, quando Giorgia ripete: «Sono una donna, sono una madre, sono cristiana» sembra volerlo ripetere soprattutto a se stessa. E a tutti quelli che faticano a credere fino in fondo nella metamorfosi da Draghettina tolkieniana a Evita Melon tutta messa in piega bionda e tailleur. Ma «donna, madre e cristiana» evoca più una casalinga casa-e-chiesa da Centro Italiano Femminile che una grintosa mamma non sposata che oltretutto non esibisce vangeli, rosari o santini di padre Pio, come altri capi di partito. Giorgia deve ripeterselo più volte davanti allo specchio per mettere la sua faccia sul programma di Fdi, che disincentiva tutto ciò su cui una donna potrebbe costruire un percorso di vita analogo al suo: indipendenza, autonomia, laicità e pari opportunità. L’antipasto di un’Italia in cui i Fratelli contano più delle sorelle è il recentissimo sgambetto al Senato sulla “raccomandazione” (manco un vero regolamento) del linguaggio inclusivo nei documenti della Camera Alta. Risultato, l’avanspettacolo, con il suo «signore e signori», è da 100 anni più moderno ed emancipato del Senato della Repubblica, dove si dovrà ancora parlare solo di senatori e non di senatrici e senatori, perché «si è sempre fatto così». Possibile che Meloni non si accorga di essere la prova vivente che le idee del suo partito sono da buttare?