Fisco, il pubblico ministero chiede 4 anni di carcere per Gigi D’Alessio

Redazione
05/11/2021

L'inchiesta lunga dieci anni tra qualche giorno potrebbe concludersi. Due accuse ancora pendenti sul napoletano, mentre due sono cadute in prescrizione.

Fisco, il pubblico ministero chiede 4 anni di carcere per Gigi D’Alessio

Gigi D’Alessio rischia una condanna a quattro anni di carcere. Questa pare essere la richiesta pervenuta nella mattinata di oggi da parte del pubblico ministero per l’artista napoletano, finito a processo davanti al giudice monocratico per presunti reati fiscali. Il pm, durante la requisitoria, avrebbe chiesto invece due anni di carcere per due dei quattro imputati nel processo oltre al cantante, tutti rappresentanti di una società riconducibile alla persona di Gigi D’Alessio: un socio e tre legali. La sentenza è attesa durante la prossima udienza, che si terrà tra quattro giorni, il 9 novembre 2021. Dei quattro capi di imputazione originari, invece, non si procederà per due, caduti di fatto in prescrizione.

Gigi D’Alessio: l’inchiesta parte nel 2010

Le indagini della procura di Roma parlano di una presunta evasione fiscale di circa un milione e 700mila euro fra Ires e Iva non versate. Per tornare al punto di partenza della vicenda bisogna partire dal 2010, anno a cui risalgono i fatti, passando però per il 2015, quando la villa del cantautore nel quartiere dell’Olgiata è stata perquisita. L’accusa è di occultamento delle scritture contabili e per questo le forze dell’ordine e il pm Francesco Saverio Musolino cercavano, all’epoca della perquisizione, documenti fiscali riguardanti la società dello stesso D’Alessio.

Gigi D’Alessio: sentenza il prossimo 9 novembre

Gigi D’Alessio, intanto, non ha rilasciato alcuna dichiarazione in merito alle indagini, alla richiesta avanzata questa mattina, 5 novembre 2021. La sentenza, invece, dovrebbe venire fuori dall’udienza fissata per il prossimo 9 novembre. Il cantante napoletano, che a febbraio compirà 55 anni, non è il primo artista a finire nell’occhio del ciclone per questioni fiscali. Basti pensare al caso riguardante Tiziano Ferro, che solo qualche anno fa, nel 2017, dovette fare i conti con l’accusa di aver trasferito in maniera fittizia la propria residenza nel Regno Unito tra il 2006 e il 2008 per sottrarsi alla pressione fiscale italiana. I legali del cantante, però, dimostrarono che il trasferimento era reale e la questione si concluse con l’assoluzione «perché il fatto non sussiste».