Germania-Cina, perché Scholz è troppo dipendente da Xi

Federico Giuliani
03/11/2022

Il premier tedesco Scholz è a Pechino per rafforzare i legami commerciali con Xi. Dimostrando di non aver imparato la lezione dell'eccessiva dipendenza dalla Russia. Gli affari del colosso statale cinese Cosco nel porto di Amburgo, i risvolti geopolitici e il rischio spaccatura in Europa: cosa c'è in gioco.

Germania-Cina, perché Scholz è troppo dipendente da Xi

Ci sono oltre 245 miliardi di motivi, o meglio di euro, che spiegano perché Olaf Scholz ha deciso di volare in Cina per incontrare Xi Jinping. A tanto, infatti, è ammontato il commercio bilaterale sino-tedesco nell’anno 2021, con Pechino che si è confermata principale partner commerciale di Berlino nonché fonte chiave di ricchissime entrate per molte delle più grandi aziende tedesche. Il tempismo del faccia a faccia tra i due leader – sarà il primo di Xi con un leader occidentale da quando il presidente cinese si è assicurato il terzo mandato da segretario del Partito comunista – lascia poi intendere l’enorme importanza che anche il Dragone attribuisce alle relazioni con la Germania. Allo stesso tempo, Scholz deve fare i conti con le pressanti richieste, provenienti da Bruxelles ma anche da componenti del suo stesso governo, su un ripensamento dei legami commerciali tra Berlino e la più grande economia asiatica. Annalena Baerbock, ministra degli Esteri tedesca, è stata tanta chiara quanto esplicita: la Germania deve imparare dalla recente esperienza con la Russia per non dipendere mai più da un Paese che non condivide i suoi valori. «Il sistema politico cinese è cambiato enormemente negli ultimi anni e quindi anche la nostra politica nei suoi confronti deve cambiare», ha spiegato.

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Cosco investe nel porto di Amburgo: ma non avrà poteri di gestione

L’ingresso del colosso statale cinese Cosco nel porto di Amburgo, con la partecipazione del 24,9 per cento in uno dei tre terminali presenti, quello di Tollerort, ha ulteriormente acceso i riflettori sul rapporto economico tra Cina e Germania. La Commissione europea e sei ministeri tedeschi – inclusi i ministeri dell’Economia, delle Finanze e degli Esteri – avevano espresso la contrarietà all’operazione, tanto per motivi di sicurezza – si è parlato del rischio che informazioni sensibili tedesche possano finire nelle mani di Pechino – quanto per ragioni economiche, visto che la Cina limita gli investimenti esteri nei suoi porti. Scholz ha tirato dritto e ha messo sul tavolo un “compromesso”, approvando la vendita di una quota del 24,9 per cento nel terminal, e cioè una fetta inferiore al 35 per cento alla quale puntava Cosco, lasciando l’azienda senza voce in capitolo in materia di gestione. In attesa di capire se i cinesi accetteranno l’offerta, la proposta del cancelliere non è riuscita a placare gli animi dei critici.

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Cosco investe nel porto di Amburgo. (Getty)

Nel 2022 le importazioni tedesche dalla Cina sono cresciute del 45,7 per cento

Il German Economic Institute, intanto, ha segnalato la crescente dipendenza della Germania dalla Cina. Le esportazioni tedesche verso la Repubblica popolare cinese nel periodo compreso tra gennaio e giugno sono cresciute del 2,9 per cento anno su anno, mentre le importazioni dal gigante asiatico sono cresciute del 45,7 per cento, spingendo il deficit commerciale a un massimo storico di 41 miliardi di euro. Ma c’è un altro dato da mettere in evidenza: nella sola prima metà di quest’anno l’investimento diretto delle società tedesche in Cina ha raggiunto i 10 miliardi di euro, superando tutti i totali annui dal 2000 a oggi. Numeri importanti e pesanti, insomma, che certificano gli enormi interessi economici che sussistono tra Germania e Cina. Le grandi industrie tedesche dipendono fortemente dal Dragone, sia a livello di mercato, per piazzare prodotti e servizi, sia come base produttiva. Giusto per fare un esempio, nel 2021 le case automobilistiche Daimler, Volkswagen e Bmw hanno realizzato ciascuna oltre il 30 per cento delle loro vendite al di là della Muraglia. Il gruppo chimico tedesco Basf ha inoltre comunicato di aver avviato la produzione di un nuovo impianto di glicol neopentilico (Npg) nello Zhanjiang, nel cuore economico del Guangdong. Volkswagen ha deciso di investire in una joint venture con la cinese Horizon Robotics, uno dei principali designer cinesi di chip di intelligenza artificiale. Anche Beiersdorf, azienda di prodotti per la cura della persona, e Siemens hanno annunciato le loro intenzioni di espandersi in Cina.

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Olaf Scholz e Xi Jinping. (Getty)

I risvolti geopolitici: a rischio l’unità europea sul fronte dei rapporti con Xi

Se i maggiori industriali tedeschi vedono di buon grado la traiettoria disegnata da Scholz, non manca chi vorrebbe, come detto, una relazione sino-tedesca diametralmente opposta. Il punto focale è che la Cina è diventata il principale partner commerciale della Germania nel 2016. Da allora, i legami economici tra i due Paesi si sono consolidati sempre di più tanto che, nel caso in cui Berlino dovesse effettuare un radicale disaccoppiamento dall’economia cinese, il governo tedesco dovrebbe fare i conti con pesanti contraccolpi economici. L’approccio mercantilista di Scholz – che in Cina sarà accompagnato da una delegazione di leader aziendali tra cui gli amministratori delegati di Volkswagen, Basf, Siemens, Deutsche Bank, Bmw, Merck e BioNTech – sembra prevalere su qualsiasi altra spaccatura. In primis sulle divergenze geopolitiche, sempre più evidenti, tra il blocco occidentale, dentro il quale si trova a operare Berlino, e il mondo Cina. In ogni caso, il modus operandi di Scholz espone la Germania a tre rischi. Il primo riguarda l’eccessiva dipendenza di Berlino da uno Stato con il quale i rapporti diplomatici dell’intero Occidente potrebbero farsi via via più aspri, proprio come accaduto con la Russia di Vladimir Putin. A proposito di Mosca, è stata la partnership strategica stretta tra Xi e Putin – per di più alla vigilia dello scoppio della guerra in Ucraina – a spingere l’Ue a ripensare i propri rapporti con il Dragone. Il secondo rischio insito nell’approccio mercantilista di Scholz non coinvolge solo la Germania ma l’Europa intera. Bruxelles ha più volte ribadito l’importanza di adottare un approccio comune su come affrontare la questione cinese. Il fatto che Scholz abbia deciso, in autonomia, di incontrare Xi da solo sottintende che Berlino non ha alcuna intenzione di scendere a compromessi. E questo, terzo rischio, oltre a minare la solidarietà europea su un tema sensibile, potrebbe spingere altre nazioni a muoversi senza alcun coordinamento con gli organi dell’Ue. Generando una pericolosa frattura in seno all’Unione europea.