Meloni, la crisi del gas e la favola energetica di Fratelli d’Italia

Stefano Iannaccone
07/09/2022

Andare al governo nel bel mezzo di una guerra energetica è una iattura per Meloni. Soprattutto con un programma vago, zeppo di slogan su rinnovabili, nucleare di ultima generazione, rigassificatori e filiere italiane. E senza soluzioni concrete.

Meloni, la crisi del gas e la favola energetica di Fratelli d’Italia

Giorgia Meloni ammette di avere delle preoccupazioni da «far tremare le vene ai polsi» in caso di vittoria. Perché all’orizzonte ci sono sfide molto complicate, che si giocano anche a livello globale, a cominciare da quella dell’energia. Una questione che trascina con sé i rincari per le famiglie e il rischio di collasso per le attività produttive. Con la possibilità che molte aziende, piccole e grandi, siano obbligate a chiudere i battenti quando non già costrette o a prolungare le ferie o a ricorrere alla cassa integrazione. I timori di Meloni sono doppiamente fondati di fronte alla vaghezza delle ricette predisposte contro un’emergenza destinata a protrarsi a lungo a causa delle tensioni geopolitiche internazionali, con la Russia intenzionata a usare l’arma del gas contro l’Europa.

Energia, le proposte fumose di Fratelli d’Italia

Fratelli d’Italia, infatti, non sembra avere una proposta forte da mettere in campo, fin da subito, visto che la leader potrebbe insediarsi a Palazzo Chigi già a fine ottobre. Il programma è un elenco di buone intenzioni, un piccolo libro dei sogni che riporta giusto i titoli perfetti per gli slogan. Ma che dovrebbero trovare una declinazione pratica, assente ingiustificata. Fdi tira fuori una sensibilità ambientalista all’occorrenza, annunciando una politica che scopre le potenzialità della green economy. In una prospettiva di lungo termine, che si vuole assumere come genuina, ma che non sembra considerare la necessità di dover agire fin da subito. L’inverno, come è stato ripetuto, sarà particolarmente duro per l’Italia. E la stagione è alle porte. Meloni ha sostenuto, a mezzo stampa, di essere d’accordo sul «tetto europeo al prezzo del gas, materia sulla quale nazioni come Germania e Olanda si oppongono» e ha detto di voler «separare, anche a livello nazionale, il prezzo del gas da quello dell’elettricità». Nelle pagine che il partito ha descritto come il progetto per il Paese, in materia energetica l’unica certezza è l’investimento sul «nucleare di ultima generazione», che come hanno già spiegato gli esperti vedrebbe la luce solo tra molti anni. Un decennio a voler essere ottimisti. Le idee, almeno, sul punto sembrano precise.

Meloni, la crisi del gas e la favola energetica di Fratelli d'Italia
Giorgia Meloni (Getty Images).

Gasdotti e rigassificatori, sì ma dove e con quali partner?

Per il resto è il festival dell’indeterminatezza, tanto che l’intento sarebbe quello di costituire una «unità di crisi sull’energia e sul caro bollette». Si parla dunque della «creazione di nuovi gasdotti, a partire dal collegamento con la Spagna, e potenziamento di quelli esistenti» e di «diversificazione delle fonti energetiche attraverso la realizzazione di nuove infrastrutture strategiche, come i rigassificatori». Non è dato sapere quali siano gli altri gasdotti, né quali partner internazionali dovranno fornire l’energia: Algeria? Qatar? Così come non c’è traccia della localizzazione dei rigassficatori, il vero problema emerso negli ultimi mesi: tutti li vogliono, sul piano politico, ma nessuno si prende la briga di dire dove installarli per evitare di scontentare gli elettori. Un modo per sfuggire così alla polemica su Piombino, dove il sindaco di Fratelli d’Italia, Francesco Ferrari, è fermamente contrario. Tanto da sfidare le ire dei vertici nazionali. Meloni ha ribadito la sua posizione favorevole: «L’approvvigionamento energetico è una priorità», ha detto, esprimendo comunque l’auspicio di individuare eventuale soluzione alternativa. Intanto, nel programma il riferimento ai rigassificatori resta generico, senza dire dove dovranno essere realizzati. Il programma annuncia poi di voler puntare sullo «sfruttamento delle risorse presenti sul nostro territorio a partire dai giacimenti di gas», nell’illusione quindi avviare un percorso di autarchia energetica.

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Lo slogan della filiera produttiva italiana

Così l’obiettivo diventa quello di favorire la «riattivazione e ammodernamento degli impianti già esistenti e realizzazione di nuovi per la produzione di energia da fonti pulite e sicure». Idee, anche apprezzabili, come, la «filiera produttiva italiana ed europea per le rinnovabili, le reti e gli accumuli, implementando la ricerca scientifica e tecnologica» e lo sviluppo di Smart city per efficientare i consumi». Peccato che nulla si dica circa le modalità di attuazione concreta, i fondi necessari e il loro impiego, visto che di risorse in bilancio se ne vedono poche. E lo scostamento, come ammesso realisticamente dalla stessa leader di Fdi, non è fattibile al momento. La strategia energetica meloniana assomiglia così a un’arrampicata – più che sugli specchi – sui tubi.